Giubileo flop? No, Francesco non aveva chiesto celebrazioni trionfali

Il Papa ha cercato di mostrare l’umanità della fede cristiana e in nessun giubileo della storia c’è stata tanta valorizzazione dei poveri e degli emarginati

Giubileo flop? No, Francesco non aveva chiesto celebrazioni trionfali

La riuscita di un Giubileo si valuta dalle cifre di pellegrini a Roma? Anche, ma non sono il parametro più importante per un avvenimento per natura sua spirituale. Tanto meno è affidabile il ricorso alle cifre per questo Giubileo della Misericordia che i cattolici, per una disposizione di Papa Francesco hanno potuto celebrare nelle proprie diocesi, anzi di più: addirittura nei propri ambiti di vita e di condizione come ad esempio i carcerati che potevano scegliere come sostituto della porta santa la porta della loro cella o i malati negli ospedali. Tanto che di tante categorie a Roma sono venute solo rappresentanze.

E tuttavia anche le cifre non sono tanto male per gridare al flop. Se si rapportano i dati parziali finora a disposizione si vede che 20  milioni e 400 mila pellegrini che hanno varcato la soglia di san Pietro in questo giubileo non sfigurano a fronte degli 8 milioni 515.088 computati dalla Prefettura della casa Pontificia  come partecipanti  nel 2000 alle udienze generali, alle cerimonie e agli Angelus. Il grido di dolore dei commercianti nasce dal non considerare le condizioni di questo giubileo venuto inaspettato e dentro alla crisi economica che non è ancora terminata.

Il Grande giubileo come si chiamò quello del 2000, quando si amava vedere tutto in grande e con lenti dell'ottimismo (11 settembre sarebbe giunto l’anno dopo cambiando tutto) era stato possibile prepararlo nel corso di quattro anni. E anche gli investimenti di allora furono maggiori e dispiegati nel tempo. Ma Francesco aveva in testa un obiettivo: sostenere con un anno di più intensa vita di fede l’idea giusta di Dio che a suo parere è tempo che diventi familiare ai cristiani. L’idea di Dio. Anzi neppure l’idea che è una categoria filosofica astratta, ma l’immagine di Dio non secondo autori più o meno famosi, santi o mangiapreti che hanno punteggiato i secoli, ma secondo Gesù Cristo, volto umano di Dio. Lui ha presentato e rappresentato un Dio misericordioso e pieno di amore, anzi che è amore. Se questa convinzione non entra nella convinzione quotidiana dei cristiani anche la loro testimonianza non passerà mai dal giudicare e contrapporsi ai non cattolici e agli atei a quella dell’amare e servire specialmente i più poveri. Francesco ha chiesto una conversione non una celebrazione trionfale.

E’ riuscito allora il Giubileo che lui ha voluto? E’ onesto dire sì pensando che in nessun giubileo della storia c’è stato tanto rispetto, tanta accoglienza, tanta valorizzazione dei poveri e degli emarginati. E che le ultime celebrazioni importanti sono state riservate a loro. Come pure in nessun altro Giubileo si era visto il papa fare tante opere di misericordia verso situazioni prima rifuggite come sconvenienti. Si pensi alla visita in un appartamento ad alcune famiglie di ex preti con i quali il Papa ha parlato amabilmente senza preoccuparsi di ricordare loro le sanzioni previste dal codice di diritto canonico. E così le sue visite ad altre situazione di dolore e condizioni disperate. O l’incontro nella sua casa con una rappresentanza di carcerati per conoscere il loro punto di vista e non solo per dire la sua.

E’ stato un Giubileo nel quale Francesco ha cercato di mostrare – riuscendovi – l’umanità della fede cristiana, il volto accogliente e fraterno verso tutti perché tutti siamo figli di Dio e abbiamo bisogno di amore nella misura della nostra sofferenza. Non si dimentichi tra le facilitazioni decise per il tempo giubilare, l’autorità data ai confessori di assolvere peccati una volta riservati al papa come l’aborto, che ha sempre rappresentato una spina dolorosissima nell’intimo esistenziale di tante donne. Forse si potrebbe dire che un punto dolente questo giubileo l’ha avuto: il rimpianto che lascia perché è sembrato troppo breve, troppo intenso, troppo accogliente e forse anche due anni di un tale giubileo sarebbero sembrati brevi. Magari anche i commercianti avrebbero guadagnato qualcosa di più e anche loro sarebbero stati più contenti. Come nelle favole. Ma Francesco non è un papa da favole ma un uomo che si mette accanto a chi soffre e accende spiragli di speranza ricostruendo nel cuore della gente il senso di dignità a cui nessuna persona deve mai rinunciare.