Gli Agnelli, le case e quel Ferragosto dell'86: il libro segreto di Gabetti, il Richelieu dell'Avvocato

Ne parla su La Verità Gigi Moncalvo che ricorda la figura "di uno degli uomini più potenti e ricchi d’Italia, custode di molti segreti finanziari"

Gianluigi Gabetti
Gianluigi Gabetti
TiscaliNews

C’è un libro segreto che parla in qualche modo della famiglia più potente d’Italia, quella Agnelli. Ne parla su La Verità il giornalista Gigi Moncalvo. Il libro è quello che avrebbe scritto e mai pubblicato Gianluigi Gabetti, gran ciambellano della corte dell’avvocato Agnelli. Un vero “Richelieu d’altri tempi – come lo descrive Moncalvo – Uno dei grandi vecchi della finanza non solo italiana”. Ma su quelle pagine aleggerebbe un piccolo mistero.

Adesso Gabetti ha 94 anni ed è stato messo ai margini da Jaki Elkann, anche perché “lo ritiene ormai superfluo, anche Marchionne”, si legge su La Verità. Il suo libro di memorie, tarda ad uscire e probabilmente – nota Moncalvo – “non vedrà mai la luce”. Il titolo è Never givein, Non mollare (Quando la causa è giusta).

L'assenza di Ann

Sulla copertina campeggia – scrive il giornalista - una foto della famiglia Agnelli. Tra i personaggi descritti nelle sue pagine pare ne manchino alcuni importanti. Per esempio “Ann Tuteur, figlia che Bettina Sichel, moglie di Gianluigi Gabetti, aveva avuto dal suo primo marito, la signora Tuteur, che entrò nella nuova famiglia ed è sempre stata trattata a pieno titolo come una Gabetti”, riporta puntualmente Moncalvo unanimemente riconosciuto come uno dei grandi conoscitori della storia degli Agnelli.

“Gabetti – scrive il giornalista - ha degnato la figliastra di una sola brevissima citazione, come fosse un’estranea. Al punto che qualcuno sostiene sia stata proprio Ann a impedire l’uscita del libro”. Lei non ha voluto rispondere sulla questione a Moncalvo, ma il libro  “è stato stampato e rilegato, ma non pubblicato”, come "conferma la tipografia di Savigliano".

La camera d'albergo

Ma che fine ha fatto Gabetti? Pare viva “relegato per sua scelta in una stanza dellNh Lingotto hotel di Torino. Ed anche questo è un mistero", fa notare Moncalvo. Cosa spinge “uno degli uomini più potenti e ricchi d’Italia, custode di molti segreti finanziari, a ignorare una delle sue bellissime abitazioni in favore di una piccola camera d’albergo? Non avrebbe che l’imbarazzo della scelta. A cominciare dalla casa di Murazzano, nell’Alta Langa. Quella dove bambino vedeva i voli delle pernici che oggi non ci sono più. 'Dove quando posso soggiorno', anche se vivo altrove, com’è abituato a fare, perché suo padre, prefetto, ha girato l’Italia e con lui tutta la famiglia”.

Ma ci sarebbero – si apprende dall’articolo su La Verità - anche i due appartamenti di Milano in via Carlo Maria Maggi. O i due edifici pieni di quadri di valore a Ginevra, i due appartamenti a New York e  la casa a Parigi. Oppure, ancora, la villa agli East Hampton sull’Oceano Atlantico.

Bettina

In molte pagine emerge potente la figura di Bettina, la moglie di Gianluigi e la mamma proprio di Ann. Moncalvo racconta che “Gianluigi l’aveva sposata nel 61, quando aveva 37 anni e lei 32. La bellissima signora è morta il 14 marzo 2008 a Milano. Era stata il suo grande amore. "Anche se nella vita di Gabetti non sarebbero mancate alcune figure femminili che avrebbero potuto mettere in crisi il rapporto con la moglie” fa notare Moncalvo. Tra queste donne anche Giovanna Recchi che "secondo Dagospia sarebbe divenuta sua moglie nel 2009 dopo la morte di Bettina". Una “notizia tuttavia mai smentita, anche se c’è chi ha precisato che si è trattato di nozze all’estero non trascritte in Italia”.

Gigi Moncalvo

La Recchi – scrive Moncalvo su La Verità - era una signora affascinante della Torino che conta, fidanzata in passato del filosofo Gianni Vattimo, e figlia della leggendaria donna Merida, la regina del capitalismo di relazione, vedova del grande imprenditore Giuseppe Recchi da cui ha ereditato un impero immobiliare.

Suo figlio Giuseppe è stato numero uno di Eni ed oggi è vice presidente di Telecom. "Gianna Recchi e Gabetti si sono fatti fotografare spesso insieme. Dunque fa clamore – spiega Moncalvo - che nel libro non sia mai nominata".

Agnelli citato raramente

Lo stesso Gianni Agnelli "viene citato raramente, senza alcuna gratificazione. Si riserva più spazio a Raffaele Mattioli, Adriano Olivetti, David Rockefeller, Andrè Meyer della Bank Lazard, Henry Kissinge. Secondo Gabetti sembra avessero più acume dell’Avvocato per finanza e business i suo fidati Gabetti boys: Marco Boglione, Galeazzo Scarampi del Cairo, Ruy Brandolini d’Adda, Enrico Benaglio, Andrea Botta, Peter Ruys. Mario Garaffo, Bartolo Bertinotti, Giorgio manina, Enrico Piantà. Nomi come Alberto Cribiore, Virgilio Marrone, Nicola Emanuele vengono affiancati addirittura a Giovanni Coboli Gigli, il presidente più disastroso della storia della Juventus.  E dal libro si capisce finalmente chi fu a sceglierlo per quel ruolo: proprio Gabetti".

Ci sarebbero poi dimenticanze forti. “Gabetti confonde nell’albero genealogico perfino il nome di sua nuora, Diomira Mazzolini. Il cognome viene infatti confuso con quello di Diamara Parodi Delfino, moglie di Giancarlo Leone, figlio dell’ex presidente della Repubblica e alto papavero Rai”.

Quel Ferragosto del 1986

Ci sono tuttavia anche ricordi particolari, come quello del Ferragosto 1986 quando "Gianni Agnelli chiamò Gabetti per comunicargli che aveva ricomprato il 10 per cento delle azioni Fiat vendute dieci anni prima al Colonnello Gheddafi. Poco prima della conclusione dell’affare il titolo Fiat continuava a salire. Gabetti chiese ad Agnelli: 'A che prezzo hanno venduto?'. Era una cifra astronomica ricorda Gabetti. E aggiunge: 'Rimasi senza parole. Protestai: ma io avevo preparato una formula'".

Il racconto di Moncalvo che riprende i ricordi di Gabetti continua: "'Formula o no, caro Gabetti che le piaccia o non le piaccia è andata così. Non è contento?”, avrebbe detto Agnelli secondo quanto si legge nell’articolo del giornalista e scrittore. Agnelli poi aggiunse: 'Noi siamo a Saint Moritz. Se lei pensa di saper fare meglio ci raggiunga. E’ sempre il benvenuto'. L’Avvocato – prosegue il racconto – aveva pattuito di ricomprare le azioni al prezzo del giorno, altissimo. 'Ero disperato - avrebbe detto Gabetti - Così presi un aereo, arrivai e trovai tutti in festa: Cesare Romiti, Francesco Mattioli, il dottor Cuccia e il dottor Maranghi'”.

“Diventa difficile immaginare – osserva il giornalista – che due leggendari tristazzoni come Cuccia e Maranghi “festeggiassero” e avessero trovato il tempo per passare un po’ di ore di dolce far niente a Saint Moritz, nell’ex villa dello Scià di Persia”.