La piccola Fortuna "buttata giù ancora viva". E la morte misteriosa del piccolo Antonio. C'e' un altro mostro a Caivano

Le carte della sentenza di condanna di Raimondo Caputo e della compagna Marianna Fabozzi per la morte della piccola rivelano un clima di omertà e intimidazioni in cui i bambini abusati sono indifesi. E c'è un bimbo di tre anni che ora aspetta giustizia

Fortuna 'Chicca' Loffredo. A destra, Raimondo 'Titò' Caputo, il suo assassino condannato all'ergastolo
Fortuna "Chicca" Loffredo. A destra, Raimondo "Titò" Caputo, il suo assassino condannato all'ergastolo
di Cristiano Sanna   -   Facebook: Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Ergastolo con isolamento a Raimondo "Titò" Caputo, carnefice della piccola Fortuna Loffredo. Dieci anni alla sua compagna Marianna Fabozzi. Ora sono le carte della sentenza sulla morte della piccola "Chicca", fatta volare dall'alto di una delle case popolari del Parco Verde di Caivano durante l'ennesima violenza sessuale, a svelare il clima di costante abuso sui bambini, nell'omertà degli adulti conniventi. Un clima di "assoluto controllo e manipolazione" come lo hanno definito gli inquirenti. Titò Caputo devastava le vite dei piccoli, la Fabozzi lo copriva. Per lei essere complice di questo orco che agiva indisturbato da mesi fra i palazzoni e le terrazze delle case Iacp era più importante di tutto il resto, anche delle sue figlie, pure loro molestate. Poi c'è suo figlio, il piccolo Antonio Giglio, anche lui caduto da una finestra degli stessi palazzi, e ancora in attesa di giustizia. Dinamiche molto simili, come vedremo.

Gettata giù viva

Nella sentenza dello scorso il 7 luglio con cui la Quinta sezione della Corte di Assise di Napoli presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere e relatore Anna Elisa De Tollis, ha condannato Caputo e la Fabozzi, e che Tiscali Notizie è in grado di documentare, non sono solo i dettagli della morte della piccola Fortuna "Chicca" Loffredo a lasciare senza fiato. E' anche l'emergere dei dettagli di un tessuto sociale profondamente anormale, dove bisognava tacere un'orrenda storia di violenze sessuali su bambini e dell'omicidio di una bimba di sei anni, buttata giù da almeno dieci metri d'altezza. Mentre resisteva all'ennesmo assalto da parte di Caputo. In quell'ultimo volo Chicca Loffredo era viva, i periti escludono (come si legge nelle motivazioni della sentenza) "la possibilità di lesioni o di morte antecedente alla precipitazione, che resta dunque l'unico ed esclusivo meccanismo letale". E ancora nelle perizie viene documentato lo "sconquasso" anatomico provocato alla piccola da Titò Caputo, tanto che la bambina aveva difficoltà nel controllo delle normali funzioni corporali. A inchiodare l'orco, la sua compagna complice e gli altri adulti che tentavano in tutti i modi di non far uscire le notizie degli orrori di Caivano, insieme alle intercettazioni, è stata la testimonianza di un'altra bambina. 

Dora Giglio: "Ha fatto cose brutte anche a me"

Non era solo l'amichetta di Fortuna "Chicca" Loffredo. Dora Giglio è anche figlia maggiore (le altre sono Angela e Raffaella) di Marianna Fabozzi, nata dalla relazione con un precedente compagno, esattamente come il piccolo Antonio Giglio, trovato morto dopo il volo da un palazzo il 28 aprile 2013 (quindi un anno prima della morte di Fortuna Loffredo, trovata senza vita nello spiazzo tra le case popolari di Caivano il 24 giugno 2014). Caputo le molestava tutte. Dora Giglio sapeva della morte di Chicca Loffredo e, come si legge nei dettagli della sentenza, aveva "effettivamente rivelato" all'amica Luisa Erbato "che era stato Titò a uccidere Chicca". Da quel momento comincia la lunga storia di minacce alle bambine perché non parlino, non dicano nulla alle forze dell'ordine mentre partono le indagini. Nelle carte dell'inchiesta si legge: "Caputo Raimondo (già intercettato, ndr) afferma di essere salito in ascensore per avvisare la mamma di Chicca...e di non avere detto subito cosa era successo alla Fabozzi...innumerevoli sono i rimproveri e le colpevolizzazioni continue alla piccola Doriana..che tenta di riappacificarsi con la madre". Nelle intercettazioni viene riportata tutta la preoccupazione di Caputo: "Adesso esce pure il mio Dna addosso a Chicca...eh, perché io per esempio quando le...diedi il morso nella coscia". Le conversazioni captate sono di "estrema importanza per vari motivi" scrivono gli inquirenti. "Inannzitutto si riceve la conferma della reale esistenza del segreto angosciante che Dora non ha rivelato agli inquirenti (ma poi detto grazie al supporto degli psicologi, ndr). Ciò conferma e si armonizza alle concordi valutazioni che sono state fatte da vari psicologi...emerge con estrema chiarezza che, quantomeno con riferimento alla morte di Chicca, tutto ciò avviene con la piena consapevolezza della madre". E degli altri adulti presenti nel quartiere, perché la voce della morte di Fortuna Loffredo, del volo di Chicca dal palazzo durante l'ennesima violenza sessuale, si era diffusa rapidamente. Ma Doriana Giglio detta Dora aveva poi rotto il silenzio, inchiodando l'orco di fronte alla Giustizia. Nella sentenza si legge: "Dora Giglio è pertanto la testimone fondamentale di questa vicenda, perché è colei dalla quale la piccola Chicca si è recata, entrando in casa sua per poi uscirne e, immediatamente dopo, perdere la vita".

Un frammento del dialogo tra la piccola Dora Giglio e sua madre Marianna Fabozzi, sulla morte di Chicca Loffredo

Il crollo di Caputo, e il piccolo Antonio Giglio che aspetta giustizia

I racconti di Dora Giglio, le perizie degli psicologi, le intercettazioni si sono saldati ai riscontri del Dna. E all'interrogatorio di Mario Della Valle, compagno di Cella di Raimondo Caputo. Nella sentenza si legge: "Il teste ha aggiunto che aveva chiesto al Caputo perché le bambine (le sorelle Dora, Angela e Raffaella) lo accusavano di abusi sessuali...e il Caputo gli aveva risposto che aveva effettivamente abusato delle bambine". Poi il crollo di Caputo di fronte agli agenti venuti ad arrestarlo: "Il giorno che gli era stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare per l'omicidio di Chicca, Caputo aveva platealmente affermato che gli inquirenti si sbagliavano perché la bambina era prima stata buttata per le scale e poi dal finestrone del terzo piano. Così, di fatto, confermando davanti a tutti di averla uccisa". Caso chiuso, ma resta aperto lo scenario di desolazione umana che si aggirava per i palazzoni del Parco Verde di Caivano. O dovremmo scrivere meglio che ci si aggira ancora. Perché resta da risolvere la morte di Antonio Giglio, di tre anni, caduto al suolo da una finestra dell'abitazione della nonna, madre di Marianna Fabozzi, al settimo piano dell'edificio in cui vive anche la famiglia di Fortuna. Ma questa è una storia con nuovi elementi che racconteremo a parte in una prossima inchiesta.