[L'analisi] La figlia di Borsellino nella terra di nessuno e questi 25 anni di indagini buttati al vento per colpa di una guerra di carta

La convergenza tra pezzi di alta finanza, politica e mafia dietro la morte di Falcone e Borsellino

Fiammetta Borsellino
Fiammetta Borsellino

Ho sentito bene? Fiammetta Borsellino, a latere della sua testimonianza di ieri alla Commissione parlamentare antimafia, ha detto che "è storia" che suo padre era molto interessato al rapporto presentato dai Ros del generale Mori e del colonnello De Donno sui grandi appalti, rapporto che dopo la sua morte venne ignorato?

Ricordo male io o uno degli architravi della ricostruzione storico-giudiziaria di questi anni era che Mori mentisse a proposito del suo incontro con Borsellino prima della strage di via D'Amelio, dove non era possibile che di appalti i due avessero parlato, bensì di Trattativa, e segnatamente della contrarietà di Borsellino stesso alla medesima?  Mi pare, ma questa può essere mia fallace impressione, che la signora Fiammetta abbia detto quella frase quasi con un groppo alla gola, rendendosi conto della sua portata. E credo ancora, non l'ho letto ma me ne ha parlato di recente il suo editore, che nel suo ultimo libro sulle stragi anche Nando Dalla Chiesa abbia indicato scenari legati all'alta e oscura finanza (e del resto, in questo Paese, non abbiamo già avuto i Sindona, i Calvi, la banca vaticana?), ambienti dentro i quali potrebbe essere maturata quella "convergenza di interessi" con i disegni stragisti di Cosa Nostra che Giovanni Falcone spiegò più volte parlando dei delitti di "terzo livello" della mafia (gli omicidi politici) e chiarendo al pari la non esistenza di un terzo livello di comando superiore a Cosa Nostra stessa. Un meccanismo di funzionamento criminale, quello della "convergenza", di cui Falcone era talmente convinto da averlo voluto annotare sin già nella sentenza-ordinanza del Maxiprocesso dell'86.

Scenario possibile? Scenario impossibile? Ha il bene di sembrare più verosimile, in relazione alla portata delle stragi, di quello che vede agitarsi attorno ai crateri di Capaci e via D'Amelio un paio di uomini politici incerti, spaventati e alla deriva per il crollo della Prima Repubblica e gli allora recenti omicidi di Salvo Lima e Ignazio Salvo. Le stragi sarebbero state così "preventive" e non "vendicative" rispetto al verdetto del Maxiprocesso in Cassazione, tesi ipotizzata in questi giorni in una serie di articoli da Enrico Bellavia. Aggiungerei che questo nuovo interesse "preventivo" a eliminare i migliori (come Primo Levi ci ha spiegato si faceva nei campi di concentramento) in un momento in cui dopo l'arresto di Riina la mafia stava avviando la sua ultima metamorfosi, finanziarizzandosi grazie agli enormi capitali del traffico di droga, potrebbe essersi combinato con il vecchio interesse "vendicativo" di Riina stesso.

Siamo dunque di fronte a un fatto, le dichiarazioni di Fiammetta Borsellino, che ci chiama ad avere dubbi, a porci domande, senza tabù e senza pregiudizi. Vorrei rispettosamente anche far notare che la signora Fiammetta è già finita ed è destinata sempre più a finire (per le naturali conseguenze delle sue parole) in quella "terra di nessuno" tra i negazionisti e i riduzionisti (che tentano da sempre di monopolizzare il fronte garantista) da un lato, e i manettari giustizialisti che vogliono guidare il fronte opposto, quello di chi chiede giustizia. Mostrando ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, quanto l'eterna contrapposizione delle due armate, e la loro reciproca intolleranza talebana, ostacola il difficilissimo cammino verso la verità ben più della mancanza di un pentito di Stato, il cui arrivo al momento è un'utopia.

E inoltre, la guerra civile di carta chiede sempre, come un demone famelico, nuovi capri espiatori e continui sacrifici umani. Isolando sempre i più intellettualmente onesti e i migliori di noi. Abbiamo già buttato via 25 anni, ha detto Fiammetta Borsellino, che oggi parla, al pari della sorella Lucia, dopo che hanno smesso (è stato detto) di "controllare" la famiglia. In che senso? In che modo? Io non penso che i parenti delle vittime debbano per forza assumere ai nostri occhi una leadership solo in virtù del loro dolore o che tocchi per forza e unicamente a loro di riscrivere la storia d'Italia. Anzi, come gli scandali proprio questa è stata una delle derive della cosiddetta Antimafia.

Ma i parenti vanno tutti rispettati nel loro diritto a invocare giustizia. Eppur mi chiedo: ma chi mai tenta di controllarli? E come? Con sottili minacce? Si tratta degli stessi che rubano borse e agende nel pieno delle stragi? Ecco, pretendere di controllare gli uomini, già vittime per giunta, oppure pilotare finti pentiti spaventati, oppure pentiti "veri" manipolandoli fuori da ogni controllo e solo ai propri fini, odora di Cile e di gulag ed è osceno al pari delle bombe. Abbiamo ragione di credere che anche questo sia successo, in questi anni.