Il marxista italiano dal volto coperto: “Ecco perché combatto in Ucraina contro Poroshenko”

Intervista con il commissario Nemo: “Sono un partigiano che sta combattendo il nazi-fascismo di Kiev sino alla vittoria del socialismo”

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“Compagno, come si fa la rivoluzione?” chiesero alcuni bolscevichi a Vladimir Lenin, “bisogna sognare”, rispose lo statista sovietico. Venti “sognatori” italiani stanno combattendo in Ucraina gli ultimi scampoli della seconda guerra mondiale. Per la nostra magistratura sono gli ultimi brigatisti (rossi e neri) rimasti in circolazione. E' davvero così e chi sono questi uomini che sembrano usciti dalle cronache del passato? Da quel che trapela, da una parte lotta chi vuole difendere il governo “filo americano” di Petro Poroshenko, dall’altra i leninisti che aspirano spodestare il leader di Kiev. “In Ucraina si sta combattendo una vera e propria guerra civile”, ha spiegato a tiscali.it il commissario di InterUnit Nemo, un comunista marxista leninista collegato alla Brigata Prizrak che considera la lotta armata uno strumento essenziale per la “liberazione” del paese dell’Europa di mezzo “dalla dittatura di nazi-fascista”.  

Le armi a disposizione

Il foreign fighter italiano (“sono stato addestrato nell’ex Jugoslavia”) sta combattendo la sua Guerra di Liberazione sul confine Orientale dell’Ucraina,  “per difendere le repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk nella regione del Donbass”. Come in qualsiasi guerra, per contrastare il nemico è necessario non solo saper usare le armi, ma anche averle a disposizione nel posto giusto al momento giusto. Per Nemo questo non è un problema, il suo gruppo di combattimento ha infatti fatto di necessità virtù. “In Ucraina – ha spiegato – prima della rivolta c’era il servizio militare obbligatorio, quando c’è stata l’insurrezione una parte della popolazione ha assaltato caserme e posti di polizia impossessandosi di armi e munizioni, che altre volte sono state messe a disposizione dai comandanti militari senza colpo ferire”.

La rivolta degli ucraini

L’Unione Sovietica era organizzata in modo tale da aver a disposizione armi in qualunque momento, per rintuzzare un eventuale attacco di forze armate occidentali. Le aveva fatte nascondere in magazzini segreti e sotto terra.  Quindi, “basta accedere agli archivi o avere come alleato un ex comandante militare dell’ex Urss per accedere a una quantità enorme di armamenti”. Materiale sovietico che ha almeno trent’anni, ma che “funziona bene, ad eccezione dei bazooka”, precisa Nemo. Fra le altre cose, “siamo in grado di rimettere in sesto materiali utilizzati nella seconda guerra mondiale: abbiamo così messo in funzione materiale proveniente dai musei, come i fucili di precisione Mosin Nagant; tutta la nostra artiglieria proviene dai monumenti che stavano nei parchi”.

Errori "tattici" di Poroshenko

Tutto farebbe pensare che il migliore alleato di questi combattenti sia la Russia di Putin, ma non è così, “perché la Brigata Prizrak si considera in continuità con l’Armata Rossa sovietica e non con la Russia di Putin”. Alcuni sondaggi effettuati parrebbero dimostrare che il blocco voluto da Poroshenko di tutte le istituzioni dello Stato nell’Est dell’Ucraina – i tribunali, gli archivi, gli ospedali, le banche, gli uffici postali e le aziende di proprietà statale - avrebbero indotto il 93% della popolazione a sottrarre il proprio appoggio al Governo di Kiev. “Avremo i nostri lavori, e loro no. Avremo le nostre pensioni, e loro no. Avremo assistenza per bambini, cittadini e pensionati, e loro no. I nostri bambini andranno a scuola e all’asilo… i loro dovranno rintanarsi nelle cantine. Perché sono dei buoni a nulla. E’ così che vinceremo questa guerra!”, aveva detto Poroshenko ai suoi.

Le decisioni impopolari di Kiev

Secondo il guerrigliero italiano, con queste decisioni impopolari l’attuale governo di Kiev si dato la zappa sui piedi: “Perché questa situazione è stata comunque superata aprendo le frontiere con la Russia e con chi dall’altra parte dell’Ucraina ci sta dando una mano: quindi i rifornimenti non mancano”, spiega Nemo.  Restano però tanti problemi da risolvere per quanto riguarda la scuola, la sanità, l’acqua in particolare, “ma ancora per poco”, spiega il commissario di InterUnit, perché a breve il governo di Poroshenko crollerà sotto il peso delle sue decisioni, schiacciato dalla crisi economica. “Si tornerà al voto”, spiega, “e ci sarà l’immancabile vittoria socialista, spero”.  Una intervista che vale la pena di ascoltare.