[Il retroscena] La doppia faccia di Alfano nella capitale dell'abusivismo che abbatte il sindaco che vuole far rispettare la legge

Una vicenda quella della sfiducia al sindaco che trova nelle parole di Legambiente Sicilia la migliore sintesi: “Ieri è stata scritta una delle pagine più tristi e brutte della democrazia italiana"

[Il retroscena] La doppia faccia di Alfano nella capitale dell'abusivismo che abbatte il sindaco che vuole far rispettare la legge

Aveva resistito alle intimidazioni, alle case bruciate, alle minacce, ma a fermarlo sono stati i partiti. Il sindaco di Licata, in provincia di Agrigento, Angelo Cambiano è stato sfiduciato dal consiglio comunale, in 21 hanno votato per 'abbattere' il primo cittadino che da anni fa solo il suo dovere, fa rispettare la legalità nel suo comune. Una colpa gravissima per chi, nei partiti, strizza l'occhio ai responsabili di abusi e illeciti pur di costruire consensi e carriere. Cambiano aveva proseguito la sua battaglia nonostante tutto, le ruspe avevano continuato a demolire gli immobili fuorilegge come disposto dalle sentenze della magistratura. Alla fine deve arrendersi ai consiglieri che hanno deciso di sfiduciarlo, ufficialmente la mozione era stata presentata perché secondo gli avversari di Cambiano, il primo cittadino aveva intrapreso scelte sbagliate che avrebbero fatto entrare nelle casse comunali meno risorse.

Il sindaco ha risposto

“Il vero motivo lo sanno tutti, ma non hanno il coraggio di dirlo". Cambiano è diventato simbolo della lotta contro l'abusivismo a Licata e nell'intera Sicilia, finito sotto scorta per le minacce subite. Come spesso accade la politica ha mostrato una doppia faccia, severa e intransigente al momento delle intimidazioni, ma accomodante e parolaia al momento dei fatti. E' lo stesso sindaco a raccontarlo: “Alfano da capo del Viminale venne a Licata mettendoci la faccia e dicendo è finito il tempo della politica che coccola gli abusivi. Ieri pero' i consiglieri comunali di Ap hanno votato la sfiducia".

Quando si dice la coerenza

Alla fine il primo cittadino è stato lasciato solo. Così si allarga sempre di più il solco tra la legalità delle chiacchiere e quella praticata quotidianamente con scelte e azioni. “Ho 36 anni, sono padre da 9 mesi, sono abituato alla paura, vivo sotto scorta. Vorrei – ha concluso il sindaco – riappropriarmi solo della mia vita". Una vicenda quella della sfiducia al sindaco che trova nelle parole di Legambiente Sicilia la migliore sintesi: “Ieri è stata scritta una delle pagine più tristi e brutte della democrazia italiana". Tra poco nell'isola ci sono le elezioni e gli abusivi sono voti e quelli contano più di onestà e legalità, parole buone solo nelle commemorazioni.