[Il retroscena] Addio toghe rosse, la magistratura svolta a destra: boom di Davigo. E Berlusconi torna senatore

La partita per il rinnovo del Csm apre scenari inediti sullo scacchiere Giustizia. Lo spoglio dei voti degli novemila magistrati registra il successo di Autonomia & Indipendenza, la corrente dell’ex dottor Sottile del pool mani Pulite. E di Magistratura Indipendente. Le correnti di “destra” avanti rispetto a quelle di centro e di sinistra dopo quasi trent’anni di monopolio. Oggi i risultati finali. Il 19 luglio il Parlamento vota gli 8 membri laici. In quota Forza Italia un senatore che lascerebbe così il seggio al Cavaliere. La lotta per la vicepresidenza di palazzo dei Marescialli

Berlusconi e Davigo
Berlusconi e Davigo

 

C’erano una volta le “toghe rosse”. Adesso tira aria di destra anche nella magistratura e in tutto questo Silvio Berlusconi potrebbe tornare senatore entro la fine dell’anno. C’è una partita che si sta giocando lontano dal Parlamento ma che potrebbe disegnare assetti e dinamiche istituzionali veramente inedite negli anni a venire. Riguarda la giustizia e il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici. In queste ore è in corso lo spoglio delle schede degli oltre novemila giudici aventi diritto che devono rinnovare i 16 membri togati del Csm. Il 19 luglio, la prossima settimana, toccherà al Parlamento eleggere gli 8 membri laici. A fine settembre i 24 dovranno eleggere tra i laici il nuovo vicepresidente. E’ chiaro che un Csm spostato a destra, nei quattro anni in cui resta in carica, è destinato a portare nella stessa direzione gli uffici giudiziari (il Csm fa le nomine e rinnova i vertici di procure e tribunali ) e le politiche di indirizzo dell’organo di autogoverno. Una congiuntura che apre scenari inediti e inaspettati. A quella rivoluzione nella giustizia che Berlusconi non è riuscito a fare e che adesso potrebbero realizzare i 5 Stelle e la Lega in uno strano mix di giustizialismo e garantismo. 

Il voto dei togati

Si è svolto domenica e lunedì. Ieri in Cassazione si è concluso lo spoglio della quota “magistrati di legittimità” relativa cioè ai due giudici di Cassazione che entreranno nel plenum. Il risultato è che per la prima volta le correnti di sinistra e di centro della magistratura, Area e Unicost, sono rimaste a secco. Neppure un eletto. Hanno stravinto, oltre ogni pronostico, Piercamillo Davigo – 2522 preferenze, un autentico boom – che due anni fa ha fatto la scissione da Mi fondando Autonomia&Indipendenza (A&I) e Loredana Miccichè di Magistratura indipendente, la più a destra tra le correnti. Sono rimasti fuori Carmelo Celentano (Unicost, 1714 voti) e Rita Sanlorenzo (Area, 1528 voti) dati per favoriti alla vigilia. Le correnti storiche sono sotto choc. I quattro seggi riservati ai pm vanno uno ad ogni corrente e sono in pratica già assegnati: Giuseppe Cascini per Area, Sebastiano Ardita per A&I, Luigi Spina per Unicost e Antonio Lepre per Mi. Le correnti di centro e sinistra ora affidano la riscossa alla quota dei dieci giudicanti. 

Risultati finali stamani 

Lo spoglio è stato interrotto a metà ieri sera (4.027 schede su 8.010 totali) e riprenderà stamani. Solo allora sarà possibile un quadro definito. I dati parziali danno due seggi alla corrente di Davigo (Pepe e Marra, 221 e 270 voti); tre seggi a Unicost (Mancinetti, Ciambellini e Morlini con, rispettivamente, 475, 319 e 250 voti); tre seggi a Mi (Braggion, Cartoni e Criscuoli con 495, 304 e 294 voti);  due seggi ad Area (Suriano e Dal Moro, 375 e 334 voti). Un altro candidato di Area, Ciccio Zaccaro, tallona con 217 voti la candidata di A&I Ilaria Pepe (221). Un seggio in più o in meno per Area non è un dettaglio ma cambia la lettura del risultato da sconfitta e ridimensionamento. Non c’è dubbio però che questo voto chiude l’epoca in cui Unicost e Md, poi diventata Area, dettavano gli equilibri nella magistratura. In qualche modo si realizza l’auspicio del viceministro alla Giustizia, il leghista Jacopo Marrone che, a due giorni dal voto, aveva auspicato “la liberazione della magistratura dalle correnti di sinistra”.  

Fenomeno Davigo

Il comando, la leadership, adesso va a due correnti, una storica come Magistratura indipendente - molto attenta a questioni di tipo corporativo e sindacali - e l’altra, appena due anni di vita, Autonomia&Indipendenza, nata da una scissione di Mi e che si identifica completamente nel suo fondatore, Piercamillo Davigo. Il fenomeno Davigo arriva da lontano - era il dottor Sottile ai tempi del pool mani Pulite - è uno che ha sempre parlato poco e lavorato molto, defilato dal palcoscenici mediatici, negli ultimi tre, quattro anni ha vissuto una rinnovata notorietà con le sue ricette contro la corruzione (vuole gli agenti provocatori e non i whistleblower)  e per rendere più efficiente la macchina giustizia. Per dare un’idea del personaggio, bastano alcune sue frasi cult. Ai tempi di Mani Pulite, in riferimento ai grandi appalti contrattati tra partiti e imprese, disse che “non esistono politici innocenti ma solo politici non ancora scoperti”. Due anni fa, sull’onda di una rinnovata fama ed eletto a furor di voti presidente dell’Anm, ha precisato: “I politici continuano a rubare ma non si vergognano più”. Fatale l’attrazione tra Davigo e il Movimento 5 Stelle che lo hanno invitato spesso a convegni e giornate di lavoro ma di cui ha sempre declinato la candidatura e l’offerta di fare il ministro. Senza dubbio adesso si può dire che a fianco del fenomeno politico 5 Stelle esiste anche una fenomeno collaterale nella magistratura che si chiama A&I e ha un leader che si chiama Davigo.

Giustizia, affare dei 5 Stelle

E’ opinione condivisa che nella divisione pani/pesci del contratto di governo, i 5 Stelle abbiano chiesto la giustizia così come la Lega ha scommesso subito sulla “più facile” sicurezza. Il ministero è andato ad Alfonso Bonafede che ieri illustrando in Parlamento le  linee guida del proprio dicastero ha ripetuto la priorità della lotta alla corruzione (anche se i primi atti di governo non vanno in questa direzione), lo stop alla riforma carceraria (anni di lavoro buttati via), la riforma delle prescrizione (stop dopo il rinvio a giudizio) e l’azzeramento della riforma delle intercettazioni. 

In questa ottica, anche la vicepresidenza del Csm dovrebbe andare ai 5 Stelle. In uno schema ipotetico che girava ieri nelle tasche di qualche deputato di centrodestra, la ripartizione degli 8 consiglieri laici vede 5 seggi ai 5 Stelle, 2 alla Lega, 2 al Pd, uno a Forza Italia. Massimo riserbo, al momento, sui nomi dei laici. Il vicepresidente viene eletto da tutti i 27 membri del Consiglio (8 laici, 16 togati, Presidente della Repubblica, presidente di Cassazione, procuratore generale). E’ chiaro che la differenza la faranno proprio i  dieci membri togati cosiddetti “giudicanti”. Servono 14 voti. E i voti potrebbero ancora girare a favore di un membro laico del centrosinistra che potrebbe incassare il voto dela maggioranza dei togati.

Berlusconi ritorna al Senato, via Csm…

 E’ come se il rinnovo del Csm mettesse in moto un gigantesco effetto domino su tutto il settore giustizia. E non solo. La Lega, ad esempio, non sarebbe tanto interessata a palazzo dei Marescialli ma più che altro alla Corte Costituzionale dove avrebbe già ipotecato il posto di giudice vacante da mesi. Il designato è il professor  Luca Antonini, costituzionalista e “padre” del federalismo fiscale. Un altro effetto collaterale della partita Csm riguarda il presidente di Forza Italia. Nel plenum del Csm, in quota Forza Italia, dovrebbero entrare il senatore Franco Dal Mas o i suo collega Adriano Paroli. Uno dei due avvocati, entrambi di Forza Italia, eletti in collegi uninominali in Friuli e in Lombardia, dovrebbe dimettersi da senatore e lasciare così il seggio vacante a Silvio Berlusconi. Il Cavaliere è stato riabilitato dal Tribunale di sorveglianza a maggio in base alla norma della stessa legge Severino che lo aveva fatto decadere per la sopraggiunta condanna. Il Presidente di Forza Italia ha così recuperato tutti i suoi diritti compresi quelli dell’elettorato passivo e attivo. Una volta libero il seggio - le elezioni per i laici saranno la prossima settimana - possono essere indette elezioni suppletive nel collegio del senatore dimissionario che sarebbe a quel punto riservato a Silvio Berlusconi. E i dadi dello Storia tornano sulla casella del “via”.