Il massacro di Stefano Cucchi, un testimone ribadisce: "Picchiato a sangue dai carabinieri"

L’appuntato scelto Riccardo Casamassima ha chiesto ed ottenuto dalla Procura il processo del maresciallo Mandolini, che il 15 ottobre del 2009 era a capo della stazione Appia, la stessa da dove erano partiti i carabinieri autori dell`arresto del geometra

 Nel caso Stefano Cucchi due fatti sono certi: i segni della tortura e la sua morte. Tutto il resto sarebbe stato inquinato con bugie e depistaggi. Il quadro sembra però destinato a cambiare. "Ho deciso di parlare dopo 4 anni e mezzo, perché all'inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose non mi erano piaciute fatte dai miei superiori, come l'abitudine di falsificare i verbali e vergognandomi di ciò che sentivo e vedevo, ho deciso di rendere testimonianza, temendo ritorsioni che poi si sono verificate", ha detto in aula Riccardo Casamassima, il carabiniere che con le sue dichiarazioni ha permesso ai magistrati di «incastrare» i carabinieri ritenuti responsabili della morte di Cucchi, il geometra di 31 anni spirato all’ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, sei giorni dopo l'arresto per detenzione di stupefacenti.

Nel processo bis sono imputati cinque agenti dell’Arma accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. Sulla base delle parole di Casamassima la Procura – anticipate in una intervista rilasciata a tiscali.it il 24 aprile scorso -  ha chiesto ed ottenuto il processo del maresciallo Mandolini, che il 15 ottobre del 2009 era a capo della stazione Appia, la stessa da dove erano partiti i carabinieri autori dell`arresto di Cucchi. Mandolini è accusato di falso nella compilazione del verbale di arresto del geometra romano insieme a Francesco Tedesco, e di calunnia nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso, insieme a Vincenzo Nicolardi. Imputati sono poi Alessio Di Bernardo e Raffaele D`Alessandro accusati di omicidio preterintenzionale insieme a Tedesco.

"E' successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato: il maresciallo Roberto Mandolini me lo disse portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata", ha spiegato Casamassima rispondendo alle domande del pm Musarò. "Seppi da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, e che assistette al colloquio perché fungeva da autista di Mastronardi che stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capi il nome Cucchi, ma all'epoca non era ancora una vicenda nota perché non era morto", ha spiegato Casamassima.

"Qualche giorno dopo, incontrai il figlio di Mastronardi, Sabatino, con il quale ebbi uno scambio confidenziale - ha detto ancora Casamassima - Anche lui si portò la mano sulla testa e parlando della morte di Cucchi, disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell'arresto quando Cucchi venne portato a Tor Sapienza". Casamassima ha detto al magistrato quanto aveva anticipato al nostro quotidiano: "Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato a farmi procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi. Con Mandolini mi sono incrociato una mattina nell'ottobre del 2016: gli dissi solo di andare a parlare col pm e a dire quello che sapeva. Gli dissi che la Procura stava andando avanti e che aveva in mano una serie di elementi importanti. Lui mi rispose dicendomi che il pm ce l'aveva a morte con lui".

"E' inaccettabile che qualcuno abbia fin dall’inizio cercato di coprire quanto accaduto" ha detto Ilaria Cucchi a margine del processo. "Tanti, troppi anni fa, vidi Roberto Mandolini, nel primo processo per la morte di Stefano, il processo sbagliato. Raccontò che la sera dell’arresto di Stefano era stata piacevole e Stefano era stato simpatico. Oggi ascolto tutta un’altra storia, dopo che per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso verità" ha aggiunto. "Io ritengo Mandolini il responsabile morale di questi anni di attesa della verità. Sono provata - ha concluso Ilaria Cucchi- ho la pelle d’oca, ma finalmente ho la speranza che emerga quella verità che noi sapevano anche se lui diceva che era stata una serata piacevole".

Il graduato aveva anche detto a tiscali.it di aver paura di essere coinvolto in una brutta storia di ‘vendette trasversali’ tra carabinieri. La sua paura era stata avvalorata dall’appello che alcuni amici avevano lanciato sulla piattaforma di petizioni charge.org. L’iniziativa era stata presa perché di fatto, avevano scritto i suoi amici, vogliamo che “l’appuntato scelto Casamassima, dopo aver testimoniato contro i suoi colleghi che uccisero Stefano Cucchi, venga raggiunto da provvedimenti ritorsivi ad hoc. Che per aver mantenuto il giuramento di fedeltà a difesa della Costituzione e dei più deboli, venga promosso e trasferito ad altro incarico”. Sarebbe dovuta essere una “brillante operazione antidroga”, invece quella del povero Stefano Cucchi è diventata solo una brutta storia di giustizia negata.