Inchiesta Montante, spunta anche un video hard per ricattare il governatore Crocetta

Anche l'ex presidente siciliano ora è indagato. L'accusa sarebbe quella di finanziamento illecito dei partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione. Avrebbe dato due assessorati a due fedelissime dell'imprenditore.

Rosario Crocetta
Rosario Crocetta
TiscaliNews

Compare anche la storia di un video hard nell’inchiesta su Montante, un video per ricattare il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta. Un capitolo della vicenda misterioso, come lo definisce Repubblica. Secondo quanto sarebbe scritto nell’avviso di garanzia dei magistrati “Montante avrebbe aiutato nell’occasione il governatore “per impedire che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso attinente alla vita privata di Crocetta”.

Crocetta respinge le accuse

L’interessato però respinge tutte le accuse. Anche quelle sul preteso patto. “Nessun patto – dice – nessuno scambio con Montante, nessun beneficio”. La vicenda su cui indagano i magistrati, portata alle cronache dalle indagini della squadra mobile di Caltanisetta,  infatti, viene descritta come “un programma delinquenziale stabile e permanente”. Questo quanto riporta l’avviso di garanzia notificato a Crocetta.

La difesa di Crocetta: "Non sono Rocco Siffredi, è tutto falso"

"Il video scabroso? Mi dipingono come una porno star, come se fossi Rocco Siffredi. Ma dov'è questo video? La verità è che non esiste, è una bufala come al solito per denigrare la mia omosessualità. E' falso come falsa è stata la notizia dell'intercettazione in cui avrei sentito le frasi contro Lucia Borsellino", dice Crocetta all'Ansa. L'ex governatore siciliano continua: "Vengo messo in mezzo a una vicenda che non mi riguarda, la verità è che c'è stato uno scontro interno a Confindustria in Sicilia, ma sono fatti che attengono all'associazione non a me". "E' vero, nel 2012 ho fatto l'accordo politico con Confindustria, con l'associazione che stava combattendo contro la mafia. Persino Claudio Fava dichiarò all'epoca che in Sicilia bisognava fare alleanze con Antonello Montante e Ivan Lo Bello impegnati nella lotta al racket delle estorsioni, battaglia sostenuta anche da ministri e magistrati. E io mi fermo lì, quello che è successo dopo non può essere utilizzato per gettare fango su scelte prese in un determinato periodo storico".

Quanto ai fondi neri: "Mai presi fondi neri per la mia campagna elettorale, in genere servono per comprare voti e io non ho mai pagato nessuno in vita mia. I contributi che ho ricevuto, roba da 5 mila euro, sono arrivati da imprese di Gela, tutto tracciabile e in regola con la legge. Se poi queste imprese aderivano a Confindustria non lo so, so invece che Sicindustria non mi ha dato un euro".  E infine: "Non ho mai fatto favori ad Antonello Montante e a Giuseppe Catanzaro - sostiene Crocetta - anzi: fu il mio governo a bloccare l'operazione di vendita dell'Ast alla Jonica trasporti dove Montante era socio, fu pure condannato a pagare le spese legali. E fui io a fare chiudere per tre mesi la discarica di Siculiana di Catanzaro perché non si adeguava alle prescrizioni durante l'emergenza rifiuti, creandogli un danno per 10 milioni di euro". 

Bufera sulla Sicilia che conta

In pratica un terremoto che scuote la Sicilia che conta: quella della politica e dell'imprenditoria e che travolge nuovi nomi eccellenti. Dopo l'ex responsabile Legalità di Confindustria (Antonello Montante), finito ai domiciliari insieme a cinque alti esponenti delle forze dell'ordine e dei Servizi con l'accusa di concorso in associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta spunta anche il nome di Giuseppe Catanzaro, amico e successore di Montante alla guida di Sicindustria. Oggi gli è stato notificato un invito a comparire.

L'avviso di garanzia

E, come si diceva,  un avviso di garanzia è stato inviato anche all'ex governatore siciliano Rosario Crocetta , accusato di finanziamento illecito dei partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione: avrebbe nominato in Giunta due assessori sponsorizzati dall'imprenditore. Un elenco lunghissimo quello degli inquisiti: sarebbero una trentina. Nella lista anche gli ex assessori alle Attività produttive Linda Vancheri e Mariella Lo Bello - nominate da Crocetta per accontentare Montante - e l'ex presidente dell'Irsap (l'ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara.

Il sistema

La maxi inchiesta dei pm nisseni "racconta" di un vero e proprio "sistema Montante". L'imprenditore che, secondo i magistrati, avrebbe condizionato per anni la vita politica della Regione anche attraverso finanziamenti a esponenti politici come Crocetta e Salvatore Cuffaro, è accusato di avere creato una rete di spionaggio per avere informazioni sull'inchiesta per concorso in associazione mafiosa in cui era coinvolto corrompendo anche uomini delle istituzioni. Quello che emerge è un sistema di potere fatto di prebende, ricatti e una impressionante attività di dossieraggio. Emblematiche in questo senso le vicende, venute fuori dall'inchiesta, che coinvolgono l'ex assessore Nicolò Marino e Giulio Cusimano.

Antonello Montante

Tra gli indagati anche il vice questore aggiunto Vincenzo Savastano, in servizio all'ufficio della polizia di frontiera dell'aeroporto di Fiumicino e le due strette collaboratrici di Montante, Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi che sono accusate di favoreggiamento. Secondo gli inquirenti, avrebbero aiutato l'imprenditore a distruggere alcuni documenti del suo archivio segreto, custoditi dentro una ventina di pen drive.

L'interrogatorio

Nel corso di un lunghissimo interrogatorio intanto Montante si è difeso davanti al gip di Caltanissetta che ne ha disposto l'arresto. Sette ore in cui ha negato ogni accusa. "Il mio assistito, all'arrivo della polizia nella sua abitazione, non si è disfatto di alcuna prova di reato. - spiega uno dei suoi legali, l'avvocato Giuseppe Panepinto - Temendo che non si trattasse di agenti, ma di malviventi, ha tardato ad aprire e ha cercato di mettersi al sicuro. Il contenuto delle pen drive danneggiate, ritrovate dai poliziotti nello zaino dell'indagato, era stato trasferito in altre chiavette perfettamente funzionanti, già in possesso degli inquirenti".

La versione di Montante

Montante, che ha puntato il dito contro due dei suoi accusatori, Venturi e Cicero, che avrebbero agito per vendetta nei suoi confronti, ha negato di avere costruito dossier contro i suoi avversari, creando una rete di spionaggio e corruttela.
"Abbiamo iniziato e continueremo a ribattere punto per punto ad ogni accusa - ha aggiunto l'avvocato Panepinto - ma è ancora presto, prematuro delineare un quadro chiaro della vicenda". Montante a dire del legale sarebbe "sorpreso, scosso e molto dispiaciuto", ma non avrebbe perso la sua totale fiducia nella giustizia.