Il covo Br e quel memoriale di Moro sparito, l'ex procuratore Carli: "Me ne parlò il pool di Torino". E' scontro tra magistrati

In quell'appartamento in via Umberto Fracchia "c'erano le carte dello statista Dc". "Tra i magistrati torinesi ricordo bene Caselli e Maddalena". Caselli: "Non mi risulta"

Il covo delle Br a Genova e i corpi dei terroristi. Nel riquadro Aldo Moro
Il covo delle Br a Genova e i corpi dei terroristi. Nel riquadro Aldo Moro
Redazione Tiscali

La conferma dell’ex procuratore capo di Chiavari arriva al Secolo XIX. “All’interno del covo di via Umberto Fracchia (a Genova) c’era il memoriale di Aldo Moro”, afferma Luigi Carli dalla località trentina dove si trova in vacanza.  “La cosa – continua – mi fu riferita dal pool di magistrati torinesi tra i quali ricordo bene Caselli e Maddalena”. Carli ribadisce in pratica quanto riferito a fine giugno alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte dello statista democristiano sequestrato dalle Brigate Rosse.

Le dichiarazioni

Rilancia – fa notare il quotidiano ligure – anche la questione del come “anche in Procura a Genova fossero a conoscenza di questo segreto rimasto sepolto per quasi quarant’anni e ora riemerso”. Ne erano “informati sicuramente l’ex procuratore capo Antonio Squadrito e probabilmente anche l’allora aggiunto Luigi Francesco Meloni”, spiega l’ex procuratore.

L'ex procuratore capo di Chiavari, Luigi Carli

L'irruzione nel covo

L’irruzione nell’appartamento di via Fracchia 12, a Genova, nella notte del 28 marzo 1980, fu un sanguinoso avvenimento di quegli anni di sangue. Fu a seguito delle informazioni fornite dal militante delle Brigate Rosse Patrizio Peci, arrestato nel febbraio 1980 a Torino, che i carabinieri del generale Carlo Alberto dalla Chiesa poterono individuare l'importante base dell'organizzazione terroristica e organizzare di notte un'irruzione all'interno dell'appartamento, come ricorda il Web. I militari nell’operazione uccisero quattro brigatisi tra cui il leader Riccardo Dura.

Le carte sparite

Ma dove finirono le memorie di Aldo Moro che i brigatisti avevano nascosto (si dice) in quel covo sulle colline genovesi? Stando alle dichiarazioni dell’ex magistrato – si legge sempre sul quotidiano – le carte sarebbero passate per Torino e Roma, prima di dissolversi nella nebbia come tanti segreti di stato. “Non voglio parlare di insabbiamento o altro – sostiene Carli sul Secolo XIX - ma sono convinto che qualche documento su Moro venne rinvenuto all’interno di quella casa o nella buca scavata in giardino e trovata dagli uomini dell’allora capitano Michele Riccio. Era normale, e altre indagini lo hanno dimostrato, per i brigatisti far girare materiale e memorie nei vari covi. Lo facevano per una sorta di prudenza. Così come sono certo che il blitz in via Fracchia venne coordinato dai pm torinesi che sfruttarono le informazioni del pentito Patrizio Peci”.

La risposta di Caselli

L’ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli non condivide però questa asserzione. “Non mi risulta assolutamente niente di quello che mi viene attribuito – dice -. È fuori logica che la magistratura torinese possa aver deciso l’irruzione a Genova. E ricordo che la collaborazione con Patrizio Peci ebbe inizio diversi giorni dopo il blitz”. Antonio Squadrito invece non può dare alcuna risposta: è morto ormai da anni.