[L’inchiesta] I marciapiedi rubati, gli abusi e le fermate dei bus spostate a piacimento Ecco lo strapotere dei Casamonica

In sostanza tutto quello che è stato predato in sfregio alle leggi e alla tutela dei beni comuni, è rimasto lì, a simboleggiare un potere che non si riesce a scalfire. Chi comanda, quindi, alla Romanina? Il Comune o i Casamonica? Questi ultimi non sembrano avere dubbi

L'arresto di Salvatore Casamonica
L'arresto di Salvatore Casamonica

Il violento pestaggio di Pasqua, al Roxy bar della Romanina, quello ai danni della coppia di gestori colpevoli di non averli serviti in tempo, e di una donna disabile che ha provato a intervenire, ha solo mostrato ciò che tutti in quel quartiere sanno da almeno un trentennio. Per le strade del rione, i Casamonica, la potente famiglia di origine slava, si sentono i padroni. Fanno quello che vogliono. Non solo quando si tratta di mostrare i segni del comando e della grandezza, dello sfarzo e della ricchezza, con auto di lusso e matrimonio da favola. Ma nel quotidiano. Camminando. Pretendendo rispetto. Abusando del territorio come gli pare. Anzi, come fosse cosa loro.

Il dossier

E' quanto viene confermato, in queste ore, anche da un dossier della Polizia municipale del Tuscolano. Un interminabile elenco di abusi edilizi, di cambi di destinazione d'uso, di appropriazioni di spazi pubblici, di realizzazioni di manufatti in spregio a qualunque regola. Cancelli, muri, passi carrabili, sopraelevazioni, villette, garage. I Casamonica forse non si sentono i padroni di Roma, perché è troppo grande, ma della Romanina sicuro.

Impuniti

A sfogliare il dossier dei vigili urbani si rimane esterrefatti. Non solo per la protervia ma anche per la totale impunità. Non che non siano stati puntualmente verbalizzati – lo dimostra il fatto che l'elenco è compilato dalla Polizia municipale – ma di fatto questi atti non hanno avuto esito, lo stato dei luoghi non è stato ripristinato – se non in rari casi -, non ci sono stati abbattimenti degli abusi e in sostanza tutto quello che è stato predato in sfregio alle leggi e alla tutela dei beni comuni, è rimasto lì, a simboleggiare un potere che non si riesce a scalfire.

Il primo abuso

Il sette marzo del 1980 si registra il primo caso di abuso nel lungo dossier della Polizia municipale. “Un cambio di destinazione d'uso a residenziale di un garage di 100 mq – annota il Messaggero -, la realizzazione di un portico, la costruzione in muratura di 118 mq e tettoia, in via Baccarini 52 a carico di Adele, Consilio e Nando Casamonica”. Il verbale arriva ma ad opere ultimate e già in uso come abitazioni, quindi difficili da sgomberare, sostanzialmente impossibili da abbattere. Com'è possibile realizzare tutto questo senza che nessuno se ne accorga? Tutto in una notte? Ci avranno messo settimane. Ma il quartiere era cosa loro e hanno agito indisturbati.

Due strade

Il dossier prosegue fitto. Due le strade dove i Casamonica hanno agito di più. Una è proprio quella del Roxy bar, via Barzilai. L'altra è via Domenico Baccarini. In quest'ultima strada, prima denominata via Di Benedetto, in soli due anni, Maria Spada, coniugata Casamonica, risulta destinataria di un elenco incredibile di segnalazioni d'abuso. “Un manufatto abusivo di 150 mq – elenca il dossier -, un ampliamento di 90 mq per un locale di 54, una sopraelevazione, un portico e un sottotetto, un ulteriore manufatto a parte di 62 mq. Tutte opere su cui pendono ordinanze sindacali di demolizione, vecchie ormai di quasi 40 anni”.

Tutto in piedi

Ulteriori casi nel dossier sono quelli a carico di Francesca Casamonica, sempre in via Baccarini: un capannone di 140 mq, un gazebo di 150, una piattaforma e una tettoia.  Ulteriori ordinanze di sequestro e demolizioni per Consilio Casamonica: un muro e una piattaforma per farci box per cavalli. Nuovo abusi al numero 50: una sopraelevazione, un manufatto. Anche in questo caso, denuncia, ordinanza di demolizione ma tutto resta in piedi, tranne che in un caso.

La fermata spostata

La superbia e il senso padronale, poi, arrivano al massimo quando al numero 116 di via Barzilai, nel 2009, viene alzano un muro in tufo come recinzione. Solo che questo viene spostato e sostanzialmente “ruba” al suolo pubblico almeno un metro di marciapiede. Per realizzare l'appropriazione viene spostato anche il palo della fermata dell'autobus. «In data 10/2/2011 è stata emessa determinazione dirigenziale alla quale non hanno ottemperato», si scrive nel dossier. Le opre sono ancora lì”. Ed è il segno più eclatante della loro vittoria. 

Pochi fondi

“Il ripristino dello stato dei luoghi”, spiegano al Messaggero dal VII Municipio, “spetta ai proprietari. Se non lo fanno, interviene in danno, caricando loro le spese, l'amministrazione”. Ma nessuno lo ha mai fatto, se non in un paio di casi. L'ufficio demolizione del Municipio è stato aperto solo lo scorso anno. A disposizione 200mila euro per procedere mentre sono 9mila gli atti in pendenza. Un'arma sostanzialmente spuntata. Chi comanda, quindi, alla Romanina? Il Comune o i Casamonica? Questi ultimi non sembrano avere dubbi.