Il mistero dell'ultimo Caravaggio nascosto in soffitta: vale 120 milioni di euro

"La Giuditta che taglia la testa di Oloferne” ritrovato a Tolosa. Ma sull'autenticità dell'opera c'è scontro tra gli esperti

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di I. Dessì   -   Facebook: I. D.   Twitter: @IgnazioDess

Un dipinto che vale milioni acquistato per pochi soldi in un mercatino dell’antiquariato, un quadro tenuto appeso in cucina attribuito poi a un grande artista. Sono tante le storie legate al mercato dell’arte che sconfinano nella leggenda. Come il ritrovamento in un sottotetto di un’opera perduta di Caravaggio, “La Giuditta che taglia la testa di Oloferne”, annunciato a Parigi in questi giorni.

Ma partiamo dall’inizio.

La storia inizia nel 2014. Siamo in Francia e in una casa di Tolosa i proprietari sono costretti a chiamare i muratori a causa di alcune fastidiose infiltrazioni d’acqua. Quando gli operai entrano nel sottotetto vi trovano un dipinto, olio su tela 144 x 173,5, depositato lì da almeno un secolo e mezzo, pieno di povere ma in ottimo stato di conservazione. Rappresenta appunto Giuditta che taglia la testa a Oloferne e quando i proprietari, discendenti di un ufficiale di Napoleone Bonaparte, chiedono l’esame dell’esperto Eric Turquin, non riescono a credere alle loro orecchie. Il quadro è attribuibile a Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio. Insomma, come dire che quel dipinto potrebbe valere qualcosa come 120 milioni di euro. La "scoperta" viene così rivelata e ufficializzata con una conferenza stampa.

Non per nulla il ministero della Cultura transalpino ha ora bloccato la circolazione dell’opera che per almeno 30 mesi non potrà essere esportata fuori dalla Francia. Solo trascorso questo tempo potrà essere venduta al miglior offerente. Nel frattempo, lo stesso museo del Louvre avrebbe espresso interesse all’acquisto e si starebbe attivando per raccogliere i fondi necessari.

"Giuditta e Oloferne", il Caravaggio ritrovato: immagini

Esistono tuttavia delle accese discussioni sulla paternità della tela

C’è chi è sicuro sia opera autentica del grande pittore e chi lo nega. Il quadro è stato dipinto davvero da Caravaggio? Uno dei più quotati conoscitori dell'artista, Mina Gregori, sostiene – per esempio – di no. L’esperta d’arte, che nel 2014 gli attribuì la Maddalena in estasi di una collezione olandese, fa notare che “La Giuditta in questione è molto lontana da quella certa di Caravaggio di Palazzo Barberini, a Roma. E’ molto simile invece a quella esposta a Napoli, a Palazzo Zevallos, nella collezione Intesa San Paolo”.

Le copie di Finson

Quest’ultima tuttavia è di un altro pittore minore, il fiammingo Luis Finson, che nel primo decennio del seicento copiò anche La Maddalena in estasi del Merisi. Come risulta dal suo testamento del 1617, “ad Amsterdam è in possesso di due opere del grande pittore italiano: La Madonna del rosario, custodita attualmente a Vienna, e appunto una Giuditta che taglia la testa a Oloferne”. Da qui l’expertise di Turquin che mette il marchio di autenticità al quadro. Ma la discussione in merito è ancora aperta.

Scontro tra gli esperti

Così è possibile leggere su Repubblica il punto di vista di Antonio Pinelli, docente universitario ed esperto d’arte, per il quale, nonostante alcune riserve, “tutto lascia credere che quello ritrovato a Tolosa sia l’originale caravaggesco… non è un capolavoro sublime come la Giuditta Costa, ma ha la cifra stilistica del grande lombardo negli ultimi quattro concitati anni della sua esistenza”. Mentre Francesca Cappelletti, docente universitaria e autrice di un libro su Caravaggio, mette in guardia da “conclusioni troppo rapide” ed evidenzia “varie debolezze, come nella testa quasi caricaturale di Oloferne”. Per cui “il dipinto francese sembra distante, sia nella composizione che nella definizione dei singoli personaggi, dalle opere del pittore italiano” e “non è certo che il quadro (perduto, ndr) di Caravaggio sia quello ritrovato” nel sottotetto di Tolosa. Del resto, “lo stesso Finson, divenuto copista ufficiale di Caravaggio, potrebbe aver prodotto più di una copia di quel dipinto”.

L'esigenza della verità

Il ministero della Cultura francese, dopo aver inserito ufficialmente il dipinto tra i “tesori nazionali”, ha previsto di far analizzare la tela da un’équipe di studiosi terzi. L'ultima parola insomma non è stata detta. La vicenda diventa dunque molto intrigante ed assume i contorni del giallo. La speranza è che gli interessi di business non prevalgano sulla storia dell’arte, che le allettanti quotazioni delle case d’asta non gettino ombra sulla verità storica.