[Il punto] Acqua contaminata, la Marina Militare: “Non esistono casi di legionella a bordo delle nostre Unità Navali"

La replica del Pdm: decidere di applicare le norme in materia di controlli delle acque destinate al consumo umano a bordo delle navi militari dopo anni di assoluta disattenzione è sicuramente un fatto positivo per la tutela della salute degli equipaggi e del personale imbarcato

[Il punto] Acqua contaminata, la Marina Militare: “Non esistono casi di legionella a bordo delle nostre Unità Navali'

Nelle scorse settimane i carabinieri del Nas hanno fatto accertamenti e prelievi per verificare se l'acqua di alcune navi della Marina fosse stata contaminata da legionella, un batterio che si sviluppa dove c'è acqua stagnante e che può contagiare l'uomo, risultando, nei casi più gravi, cancerogeno. La Marina Militare, suo malgrado, è stata in questi ultimi mesi sotto i riflettori: è stata accusata di non aver vigilato sulla qualità dell'acqua a bordo delle sue Unità. Anche marinai imbarcati per lunghi periodi hanno denunciato anomalie e criticità a bordo delle loro navi, dove nel 2016 e nel 2017, l'acqua utilizzata per cucinare e lavarsi, è emerso dalle analisi effettuate dalla stessa forza armata, risultava "non conforme all'uso umano".

I media avevano denunciato il problema sulle navi Magnaghi, Margottini, Elettra, Fasan, Alghero e Zeffiro. La Marina non hanno mai voluto replicare alle domande dei giornalisti, lasciando che rispondere sia, lo ha fatto anche con tiscali.it, il suo ufficio stampa. A Tiscali News, la Marina ha detto che “non esiste un caso “acqua inquinata” a bordo delle Unità Navali. “In merito alla questione della potabilità dell’acqua di bordo – hanno spiegato i militari - è utile chiarire che la Marina già dal 2004 ha avviato le azioni necessarie per dotare unità navali, di impianti di produzione, distribuzione e gradevolizzazione dell’acqua in linea con le normative”. Tali impianti, sempre secondo la Marina - rispondono ai requisiti vigenti e subiscono controlli periodici, mediante specifici esami di laboratorio, per verificarne costantemente la rispondenza alle regolamentazioni riconosciute a livello nazionale e internazionale, previste anche per le navi adibite al trasporto commerciale e passeggeri”.

La normativa adottata dalla Marina Militare sarebbe “addirittura” più stringente di quella nazionale in termini di frequenza dei controlli: le analisi e i controlli che richiedono un elevato livello tecnologico sono esternalizzati e/o integrati da controlli effettuati presso laboratori interforze o presso laboratori esterni (ARPA e/o laboratori convenzionati accreditati e specializzati)”. All’assalto degli organi di stampa che da qualche tempo si sono tuffati nell’argomento, la Marina ha sempre ribadito e “dimostrato” – si legge nel loro documento – “l’infondatezza delle accuse in merito alla potabilità delle acque utilizzate a bordo: Nave Margottini a febbraio, Nave Magnaghi a marzo e Nave Zeffiro più recentemente. Quindi non c’è alcun pericolo “attuale” per la salute del personale imbarcato”.

Ma mai dire mai, così la Marina, sicura di non poter prevedere il futuro, mette le mani avanti. “Nonostante ciò – ha detto a tiscali.it - non è possibile escludere, vista anche la complessità degli impianti, che possano verificarsi temporanee e contingenti anomalie di funzionamento o eventi fortuiti, come può accadere in ogni comunità e per ogni sistema ad elevato tasso tecnologico”. Anche in questi casi la Marina dice di aver seguito “le disposizioni che vengono adottate, in caso di difformità rispetto ai parametri di legge, sono conformi alle linee guida per la prevenzione ed il trattamento della legionellosi emanate dal Ministero della Salute”.

E' sempre stato così? Luca Comellini, segretario del Pdm, dopo aver raccolto una serie di denunce e appelli, fra le quali quelle del maresciallo infermiere Emiliano Boi che nel 2011 si era accorto che l'acqua della Duilio, sulla quale era imbarcato, era contaminata. Boi in quell’occasione aveva informato i suoi superiori, senza però ottenere risultati. E quando ha chiesto aiuto fuori dell’ambito militare è finito sotto processo “per divulgazione di notizie riservate” (poi "assolto per tenuità del fatto" dal giudice del tribunale militare di Verona ndr). Per Comellini la Marina non rispettava la legge 31/2001. "E' noto che i laboratori della Marina non sono avvalorati presso ACCREDIA, l'Ente unico designato dal Governo 2009, che non sono in possesso di adeguata strumentazione e che non vi opera personale appositamente qualificato", aveva denunciato Comellini, che pose una semplice domanda all'ammiraglio Marzano e al capo di stato maggiore Girardelli: "Invece di fare conferenze stampa che no chiariscono nulla, perché non fornite le copie delle analisi per tutte le navi della Marina?".

Le stesse domande le aveva fatte il primo maresciallo Tommaso Monno, che dopo 25 anni di servizio sta combattendo contro un tumore. La sua storia era stata raccontata in uno dei nei due servizi che la Iena Luigi Pelazza aveva dedicato al caso dell’acqua contaminata sulle navi della Marina. "Mai mi sarei aspettato di dover parlare nel 2018 di acqua non potabile a bordo delle navi della Marina Militare – ha spiegato Monno su 'radio Radicale' -. I marinai spesso si trovano a dover usare acqua non proprio conforme all'uso umano. Le analisi, ad esempio, nel 2013 hanno 'bocciato' la nave Gorgona, l’ultima sulla quale ero imbarcato, sia per la qualità chimico fisica dell'acqua sia per la presenza di legionella in un lavandino di bordo. Un problema con cui abbiamo dovuto convivere anche durante una missione in mare".

I vertici, però, sostengono di aver sempre effettuato controlli adeguati, standard di sicurezza elevati e uso delle tecnologie più avanzate “per rendere le navi sempre più orientate, oltre che alla difesa dal mare e sul mare del Paese, alle esigenze della collettività e al benessere dell’equipaggio”. E che quando è stato necessario intervenire, la tutela della salute del personale è stata anteposta ad ogni esigenza operativa, interrompendo, quando necessario, l’attività della nave, chiudendo mense ed alloggi e limitando l’attività a bordo agli interventi di manutenzione sino alla risoluzione del problema e al ripristino delle condizioni di conformità. Infine, affermazione netta, "la Marina è certa della totale negatività clinica di patologie acute e/o croniche occorse tra i componenti degli equipaggi riferibili al consumo di acque a bordo delle unità navali”.  

Il fatto che finalmente la Marina militare "abbia deciso di applicare le norme in materia di controlli delle acque destinate al consumo umano a bordo delle navi militari dopo anni di assoluta disattenzione è sicuramente un fatto positivo per la tutela della salute degli equipaggi e del personale imbarcato. Quello che oggi si domandano le donne e gli uomini imbarcati sulle navi della Marina militare, i loro familiari e gran parte dell'opinione pubblica, è perché nonostante le norme sui controlli da eseguire sulle acque destinate al consumo umano siano in vigore dal 2001 la Marina militare ha atteso fino al luglio del 2016”, ha concluso il segretario del Pdm.