Il giallo del Credito Emiliano di Mirandola: la "bancaria dei miracoli" sparita e la "doppia contabilità". Panico tra i clienti

La donna aveva creato una fitta rete di rapporti di fiducia con molte famiglie, soprattutto di imprenditori. Ma la realtà da lei prospettata era molto differente da quella ufficiale risultante alla banca

Una filiale del Credem
Una filiale del Credem
Redazione Tiscali

Ormai la chiamano “la bancaria dei miracoli”. Ma l’addetta private del Credito Emiliano di Mirandola, nella Bassa Modenese, sembra non fosse proprio una santa, se è vero che ha fatto una brutta sorpresa ai clienti. Stando a quanto racconta Nicola Borzi sul Sole 24 Ore, a Mirandola, ma anche in altri comuni della zona in cui ha operato la bancaria (attualmente scomparsa), è scattato il panico da parte di chi le aveva affidato i risparmi.

La donna, definita esperta di  gestioni patrimoniali (taglio minimo degli investimenti 100mila euro), si era creata una fitta rete di relazioni con delle famiglie basata sulla fiducia. In effetti si parla di almeno un’ottantina di nuclei familiari della zona coinvolti, per lo più di imprenditori.

La "doppia contabilità"

In pratica la signora “millantava la capacità di ottenere rendimenti annui a doppia cifra dai patrimoni posti a sua disposizione, anche in anni nei quali prima le borse, poi le obbligazioni, poi i titoli di Stato, poi le materie prime avevano mostrato performance deludenti. Il passaparola in zona girava tra i clienti, fuorché - forse - nel Credem, e i clienti facevano così la coda per rivolgersi alla professionista”. Ma sembra ci fosse una “doppia contabilità – spiega il Sole 24 Ore – e perfino il ricorso a documenti falsificati con lo scanner”.

Ma le voci hanno cominciato a circolare, specie dopo che qualcuno aveva chiesto di ritirare i soldi senza riuscirci. Di conseguenza, da ottobre, il dubbio ha iniziato a diffondersi, ed è partito il tam tam della paura. Della bancaria intanto si sono perse le tracce. Secondo il giornale c'è “chi la dà ricoverata in un ospedale, chi sospesa, chi parla addirittura di un tentativo di suicidio”.

La situazione

La situazione reale viene definita essenzialmente diversa da quella indicata ai clienti dalla signora bancaria. Ci sarebbero – sempre stando a quanto scrive Il Sole – “alcune posizioni che risalgono al ’98 con manipolazioni evidenti, realizzate con scanner e altri strumenti digitali, cosicché la documentazione ufficiale del Credem attesta operazioni e rendimenti differenti da quella in mano ai clienti”.

Per evitare che la situazione emergesse facilmente la bancaria avrebbe sconsigliato ai clienti di aprire conti on line per evitare “costi aggiuntivi”, ed avrebbe consegnato loro la “documentazione” a domicilio.

Difficile fare una stima precisa del disastro.

Secondo il Sole 24 Ore “su una ventina di clienti di cui si ha notizia, una sola posizione - la maggiore - che sarebbe dovuta “asseritamente” valere 10 milioni di euro in base alla “documentazione” in mano ai clienti, risulta invece di appena 3 milioni, secondo la situazione ufficiale fornita dal Credem”.

In ogni caso a seguire i risultati di una “prima analisi informale della ‘doppia contabilità’ sembrerebbe che, in media, sulle posizioni gestite dalla ‘bancaria dei miracoli’ per cinque anni mancherebbe il 40% di quanto 'asseritamente guadagnato’, mentre su posizioni di più lungo periodo la differenza tra quanto risulta al Credem e quanto i clienti pensavano di aver maturato aumenterebbe anche nell’ordine del 70%”.

Una differenza di 20-30 milioni

In soldoni - sulla base degli elementi raccolti - si parlerebbe di una differenza, tra il “montante” che era “immaginato” dai clienti in base ai dati loro forniti e quello che il Credito Emiliano attesta essere stato in realtà realizzato, di 20 o 30 milioni. I clienti della “bancaria dei miracoli” iniziavano magari col sottoscrivere strumenti poco rischiosi, poi si passava a strumenti più rischiosi. La complessità e l’intreccio della documentazione renderebbe difficile “arrivare a conclusioni certe”.

L’avvocato Letizia Vescovini che si sta occupando della posizione di un gruppo di clienti della signora in questione ha detto al giornale economico: “Appare una realtà differente rispetto a quella prospettata dalla banca e che necessita di ulteriori approfondimenti sulle singole posizioni e sui diversi portafogli, anche ad esito della documentazione che ancora non è stata consegnata dalla banca ma che è stata già richiesta”. In sostanza le proporzioni esatte del brutto pasticciaccio di Mirandola sono ancora da delineare con precisione.

Intanto il Credem fa intendere che “la dimensione del caso è circoscritta, ma ad alcuni clienti il riscontro dell’andamento ufficiale dei loro portafogli sarà fornito solo a gennaio. L’Auditing interno della banca ora si sta occupando della vicenda per cercare di capire quali sono i profili di responsabilità che vadano eventualmente segnalati all’Autorità giudiziaria”.

La dichiarazione di Credem

Ma la banca poteva non sapere? Questa la domanda che molti si pongono. Intanto dal Credito Emiliano – sempre a leggere sulle pagine del Sole - fanno sapere che “la vicenda è circoscritta a 15 clienti i cui mancati guadagni contestati, sono in generale, irrealistici per la natura e la sostanza degli investimenti effettuati. Essi contestano una presunta difforme rendicontazione da parte di un dipendente su “extra rendimenti” delle posizioni, rispetto alla documentazione ufficiale della banca. Il contraddittorio con tali clienti è pertanto circoscritto a presunti “rendimenti” maturati sugli asset che non trovano peraltro riscontro nei guadagni espressi dai titoli detenuti nelle relative polizze. L’analisi sino a oggi effettuata non ha portato all’emersione di fenomeni di appropriazione indebita. Nessuna irregolarità è stata riscontrata inoltre per tutti gli altri clienti, già incontrati dalla banca, che erano seguiti dal dipendente”.

L’istituto di credito fa inoltre sapere che “l’auditing interno della banca sta ricostruendo l’intera vicenda, anche al fine di darne piena informativa all’autorità giudiziaria affinchè vengano appurate tutte le eventuali responsabilità, essendo precisa volontà dell’istituto, anche quale soggetto danneggiato, di fare piena luce sull’accaduto”.