Vietare del tutto la pubblicità del gioco d'azzardo. Ecco perché in un esposto all'Agcom

Vietare del tutto la pubblicità del gioco d'azzardo. Ecco perché in un esposto all'Agcom
di G.M.B.

Il caso scoppiò lo scorso anno, sabato 14 giugno, quando tutta l'Italia si ritrovò davanti alla tv per assistere alla partita d'esordio della nazionale ai Mondiali di calcio. Finì bene (anche se il seguito andò male): 2 a 1 a favore degli azzurri. Ma la vittoria contro l'Inghilterra non impedì che scoppiasse una polemica. Non per quanto era successo durante la partita, ma per quel che si era visto durante le pause pubblicitarie: una raffica di spot a favore del gioco d'azzardo.

La protesta - Lorenzo Basso, deputato del Pd e coordinatore del Gruppo interparlamentare sui problemi del gioco d'azzardo scrisse una lettera di protesta ai presidenti delle Camere e al direttore generale della Rai. Non sortì alcun effetto immediato. Gli spot erano stati già programmati e furono riproposti in occasione di Spagna-Cile, Uruguay-Inghilterra e Italia-Costa Rica. Intervenne il Codacons con un esposto alla commissione di vigilanza.

I convegni - Gli spot finirono con i mondiali, ma la battaglia contro questo genere di pubblicità non si è mai interrotta. I convegni si susseguono. La richiesta di “inasprire il divieto di pubblicità” è uno dei temi caldi del dibattito attorno alla bozza del Decreto legislativo per il riordino delle disposizioni relative ai giochi pubblici. La normativa attualmente in vigore – il “Decreto Balduzzi” - vieta la pubblicità nelle trasmissioni televisive “rivolte” ai minori e sulla stampa “destinata” ai minori. E' stata l'interpretazione testuale di queste disposizioni ad aprire la porta alla pubblicità del gioco d'azzardo durante gli eventi sportivi. Questo perché i minori, che pure li seguono massicciamente, non ne sono i destinatari esclusivi. Un'astuzia un po' ipocrita, in effetti. Ma la legge è legge.

Le problematiche - Ma è proprio così? Osvaldo Asteriti – avvocato e titolare del blog 'Win for life, Gratta & Vinci e altri inganni” – non ne è affatto convinto. Il divieto, sostiene, esiste già oggi. Solo che si preferisce far finta di niente. Le concessionarie del gioco d'azzardo sono potenti, svolgono a tutti i livelli un'efficacissima attività di lobbing e hanno formidabili staff legali. E' come se ci fosse un tacito accordo a considerare il solo “decreto Balduzzi” come normativa di riferimento. Troppo complicato allargare il campo. Eppure, sostiene Asteriti, c'è un'altra normativa che parla chiaro. E' il “Codice del consumo” che, all'articolo 20, dispone il divieto delle “pratiche commerciali scorrette” e nel successi articolo 21 precisa: “E’ considerata, altresì, scorretta la pubblicità che, in quanto suscettibile di raggiungere bambini e adolescenti, possa, anche indirettamente minacciare la loro sicurezza”.

I bambini - Sembra tutto molto chiaro: è vietata (perché appunto “scorretta”) non solo la pubblicità che va nelle trasmissioni rivolta ai bambini o sulla stampa destinata ai bambini, ma tutta la pubblicità che (indipendentemente dal tipo di trasmissione) li può raggiungere. E cos'altro è la pubblicità che viene inserita in programmi che, come quelle sportive, sono seguitissimi dai bambini?

Le polemiche  - Le polemiche di un anno fa non hanno prodotto alcun effetto. Gli spot proseguono. Asteriti ne indica alcuni: lo scorso 30 marzo alle 7,40 del mattino e poi alle 11, su Canale 5, è andata in onda la pubblicità del “10 e lotto” con Francesco Totti come testimonial. La stessa pubblicità è stata trasmessa quel giorno, alle 8,40, su “Virgin radio”. L'elenco potrebbe andare avanti a lungo. Ma, dal punto di vista del legale, è sufficiente poter affermare che le pubblicità proseguono. E che violano una legge in vigore: cioè comunque “raggiungono i minori”. Tra l'altro con l'utilizzo di testimonial particolarmente influenti.

“Codice del consumo” - Il 20 aprile l'avvocato Asteriti, sulla base di questi argomenti, ha inviato una denuncia All'Agcom (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), all'Agenzia delle dogane e dei Monopoli e, per conoscenza, al ministero della Salute. “A differenza di quanto disposto in materia dal c.d. decreto Balduzzi – scrive – ai sensi della ricordata norma, (cioè il “Codice del consumo”, ndr) devono essere considerati vietati tutti quei messaggi pubblicitari che possano raggiungere i minori, indipendentemente dal fatto che la pubblicità sia esplicitamente destinata o rivolta a loro”. La richiesta è di bloccare da subito la pubblicità dei giochi con vincite in denaro “a qualsiasi ora e nel corso di qualunque programma” in quanto “suscettibile di raggiungere bambini e adolescenti” e in grado di minacciare anche indirettamente la loro sicurezza.