Stupro a Firenze: "Sono state le ragazze a invitarci, hanno insistito perché salissimo a casa”. I casi di stupro in Italia

E' stato sentito alla procura di Firenze anche l'altro carabiniere accusato insieme a un collega della violenza sessuale a due studentesse americane

Stupro a Firenze: 'Sono state le ragazze a invitarci, hanno insistito perché salissimo a casa”. I casi di stupro in Italia

"Lei insisteva, ho ceduto", ha sostenuto davanti alla procura di Firenze Pietro Costa, il carabiniere accusato con un collega, l'appuntato capopattuglia Marco Camuffo, della violenza sessuale a due studentesse americane conosciute alla discoteca Flo' nella notte fra il 6 e il 7 settembre scorso. Il militare, carabiniere scelto, si è presentato spontaneamente dal pm Ornella Galeotti, il magistrato titolare del fascicolo nel cui ufficio era già stato, per dare la sua versione, il collega indagato. Costa, da quanto si è appreso, in Procura si è presentato spontaneamente. Nell’interrogatorio, durato circa un'ora, l’agente ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze. Lo avrebbe definito “un errore”, ma secondo la sua versione sarebbero state le ragazze “a invitarci: hanno insistito perché salissimo a casa”.

La versione del secondo agente

Una versione che potrebbe aggravare la posizione di entrambi i militari. Perché a smentire queste dichiarazioni e il fatto che si sia trattato di una "leggerezza", è la ricostruzione di quanto accaduto quella notte contenuta nell’informativa trasmessa ai magistrati”. L'inchiesta, in attesa degli esiti sugli esami biologici, si completa dei racconti dei quattro protagonisti diretti: le ragazze con le denunce, e i carabinieri con le dichiarazioni al pm. Le inchieste sono, di fatto, tre: una disciplinare, interna; una della procura di Firenze; un'altra della procura militare di Roma (procuratore Marco De Paoli, sostituto Antonella Masala). Dagli accertamenti della procura di Firenze dipendono anche parte degli esiti delle altre due, in particolare se ci sia stata violenza o no nei rapporti avuti dai carabinieri con le studentesse dopo averle riaccompagnate con l'auto di servizio al palazzo del centro dove soggiornano.

 Le tre inchieste in corso

Alla fine, il carabiniere ha lasciato il Palazzo di Giustizia da un'uscita diversa da quella del legale. L'inchiesta della procura avrà un prossimo impulso quando gli inquirenti potranno confrontare le dichiarazioni rese nei verbali con gli esami biologici e le analisi tossicologiche di cui gli inquirenti aspettano le relazioni dei medici legali. Uno step importante per definire se c'è stata violenza sessuale o no. Intanto il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha speso parole dure a 'Porta a Porta': "Sono state fatte cose gravissime, contro regole ed etica dei Carabinieri. Non ci sono attenuanti", "il primo atto è stata la sospensione" dal servizio "ma penso si debba andare oltre". "Bisogna far lavorare le inchieste - ha anche detto il ministro Pinotti - ma di fronte a fatti del genere bisogna mettere in atto le azioni più forti e nette". Il ministro ritiene che l'Arma debba costituirsi parte civile: "Lo consiglierei", ha detto.

Il generale Maurizio Stefanizzi, capo del V° Reparto (Relazioni esterne e Comunicazione) del Comando Generale dei carabinieri, ha inoltre chiarito che nell'indagine interna all'Arma dei carabinieri sull'operato dei due militari accusati dello stupro "dobbiamo seguire la normativa prevista: l'Arma ha cercato di agire con la massima tempestività, la sospensione dei due carabinieri è avvenuta già sabato, ed è un procedimento che si adotta normalmente dopo una richiesta di rinvio a giudizio".

Quanti i casi di stupro in Italia?

Lo stupro di una ragazza polacca e di un transessuale a Rimini da parte di quattro giovani di origine straniera. Quello a Firenze di due ragazze americane, che hanno accusato due Carabinieri di averle violentate. L’ultimo episodio sabato scorso a Roma: vittima una giovane finlandese, in carcere un 22enne bengalese. Ma quanti sono i casi di stupro in Italia? La risposta giunge dagli archivi Istat, dove si scopre che i casi di violenza sessuale sono in calo: furono 4.800 nel 2010, sono stati poco meno di 4mila nel 2015.

Le città dove si rischia di più

Ci sono province in cui il numero di denunce, si legge nel Sole 24 Ore, è maggiore che in altre: con 13,2 denunce per violenza sessuale ogni 100mila abitanti, è la provincia di Milano ad aggiudicarsi l’infelice primato. Seguono Savona con 13,1 e Siena con 13. Quella con meno segnalazioni all’autorità giudiziaria, invece, è Vibo Valentia, con appena 1,8 casi ogni 100mila residenti. Ancora una volta: si tratta solo dei reati denunciati. Quelli commessi senza che la vittima abbia deciso di rivolgersi a Polizia e Carabinieri non vengono conteggiati.

Milano ha visto una recrudescenza

Milano nel 2015 (ultimi dati disponibili Istat) ha visto una recrudescenza di un fenomeno che, fino all’anno precedente, seguiva la tendenza nazionale verso un calo degli episodi. Lo stesso è avvenuto in provincia di Rimini, una delle tre città finita alla ribalte delle cronache, dove si è passati da 34 a 43 casi denunciati. Mentre a Roma il calo è costante dal 2012: 323 segnalazioni nel 2015, pari a 7,4 ogni 100mila abitanti. Firenze, in fine, ha visto un incremento nel 2014, unico dato negativo di un trend comunque in calo. Tuttavia i tre episodi delle ultime settimane hanno acceso i riflettori sulla realtà di queste tre città.