[L'inchiesta] L'Italia che caccia i migranti. Ecco tutti i focolai della rivolta. Tra disperazione e rabbia

L'elenco e le storie dei focolai delle rivolte contro i centri d'accoglienza. Storie che ci fanno vergognare ma anche riflettere

Proteste anti-immigrati a Tor Sapienza
Proteste anti-immigrati a Tor Sapienza

Milazzo ieri. Dopo Castell'Umberto, la Giunta comunale del sindaco Cormica si appresta ad ospitare 25 migranti. Tra una settimana ci sarà la gara della Prefettura per affidare l'accoglienza dei migranti a una cooperativa. I gruppi consiliari dell'opposizione sparano ad alzo zero contro il sindaco. «Fuga in avanti del sindaco». «Mentre Milazzo vive il dramma di un numero elevato di sfrattati, si vuole trasformare una scuola senza docce in un albergo per immigrati». «Scelta impulsiva e inopportuna». «Il comune è in dissesto, la disoccupazione ė devastante».

Che brutta Italia, quella che fa a gara a chi caccia per primo gli immigrati. Scorri le cronache delle rivolte e ti accorgi che adesso tutti i sindaci cavalcano, fomentano le proteste. Anche quelli dei centrosinistra. Ma quando provano a gestire l'accoglienza, come Milazzo, si ritrovano il consiglio comunale sul piede di guerra. In questa ricerca della protesta della pancia del Paese, scopri così che il «moderato» governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, presidente della provincia di Treviso, ministro, vicepresidente della Regione Veneto, solo nel luglio del 2015, appoggiando le protesta tipo i nazisti che bruciavano i libri, filosofeggiava sulla accoglienza dei migranti: «Stanno africanizzando il Veneto».

Era successo a Quinto di Treviso che l'annuncio dell'arrivo di 101 migranti aveva sollevato proteste dei residenti che avevano bruciato mobili e materassi di appartamenti pronti all'ospitalità dei rifugiati. Sono decine, negli ultimi tre anni, le proteste antiimmigrati, dal Piemonte al Veneto alla Sicilia. Passando per Roma. Spesso provano a strumentalizzarle i “neri” di Casapound. Ma ormai le barriere ideologiche tra proteste attive e malumori sono saltate. E anche una parte del popolo che fu di sinistra protesta contro i migranti.

Proviamo a raccontarne alcune, di queste pagine della vergogna italiana. Partiamo dal novembre “nero” del 2014, quando una borgata di Roma est, Tor Sapienza, meno di ventimila abitanti, si trasforma in una periferia del Sudafrica degli anni delle discriminazioni razziali. Un barista appende un cartello «Qui non è per voi». E' un centro che ospita gli immigrati Il nervo scoperto di Tor Sapienza. Che brutta Roma all'improvviso siamo stati costretti a conoscere. Via Morandi, il Centro di accoglienza. Per due notti di seguito il Centro viene assaltato con bottiglie, pietre, tutto quello che può distruggere. Il gruppo di residenti sfida i migranti: «Scendete bastardi, scendete».

Clima teso. Forze dell'ordine. «Difendente noi, non loro perché noi paghiamo le tasse e il vostro stipendio». Tra il 10 e l'11 novembre  esplodono anche bombe carta contro le forze di polizia. Ma c'è anche una Tor Sapienza solidale. Che offre il caffè ai migranti. Che solidarizza attraverso il Comitato di quartiere. Purtroppo caso isolato.

Perché si è arrivati a questo punto? Perché si è spezzata la corda?. Migranti ubriachi, che molestano le ragazze? Spacciatori in una borgata dove il disagio sociale è sempre stato molto acuto. Roma ancora, il 17 luglio del 2015. Questa volta sulla Cassia, a Nord della città. Casale San Nicola. Con i residènti c'è anche Casapound, la destra con i caschi pronta a fare a botte. Sono un centinaio sulla strada consolare che collega la capitale a Firenze. Mani alzate e tricolori. Protestano perché 19 richiedenti asilo dovrebbero essere ospitati nella ex scuola Socrate. Dalle parole ai fatti. Balle di fieno che prendono fuoco, cassonetti rivoltati e poi bruciati sull'asfalto. E scontri con le forze di polizia che alla fine lamenteranno 14 feriti.

Alla fine della ricerca delle rivolte anti immigrati, colpisce che nella maggioranza dei casi i migranti siano stati ospitati altrove. Insomma, che la rivolta violenta paga. E che solo in casi rari si siano alzate voci di solidarietà. Come a Gorino e Goro, provincia di Ferrara. Qui, nell'ostello requisito dovevano arrivare 12 nigeriane, ivoriane e della Nuova Guinea. Gente in piazza. «Facciamo fatica a sopravvivere. Non siamo razzisti, abbiamo paura». Sarà, ma intanto le 12 donne sono state ospitate altrove, il vescovo di Ferrara ha commentato la protesta molto duramente: «Ripugna alla coscienza cristiana».

E il sindaco di Gorino: «Provo vergogna per questa brutta pagina». E la Lega plaude “ai nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell'accoglienza”. Sindaci solidali, sindaci che cavalcano le proteste. Ma in gran parte dei casi, le prefetture agiscono senza informare i sindaci, il territorio. Magari trasferiscono i. Igrwnti di notte. Come se fossero degli appestati. Ė successo ad Acerra, presone alle porte di Napoli. La notte del 19 luglio del 2015. Anche qui con i residenti di un quartiere della periferia ci sono i gendarmi di Casapound pronti a difendere la protesta. Nella notte devono arrivare alcune decine di migranti che saranno ospitate in alcune villette. I residenti entrano nelle abitazioni e trasferiscono in strada mobili e materassi. I migranti vengono dirottati a Giugliano.

Il 24 maggio del 2017. A Borgo Mezzanone, provincia di Foggia. Paesone nel foggiano, in quella Capitanata granaio d'Italia un tempo. Che dagli anni Novanta fa i conti con i braccianti neri e il caporalato. Borgo Mezzanone protesta perché un migrante del Centro ha scippato una anziana settantenne strappandole la collanina d'oro dal collo e si porta via la borsa con il denaro. Blocchi stradali, cassonetti e imprecazioni.

E alla fine di maggio a Vallecrosia, Imperia, alle porte di Ventimiglia sono i consiglieri dell'opposizione che guidano la protesta perché una cooperativa ha ristrutturato una villa pronta ad accogliere 20 migranti: «In questa storia non doveva lavorare un privato...». Si aggrappano a tutto gli oppositori ai migranti. Ancora il Nord Ovest.

Questa volta il Piemonte. Castellammonte, provincia di Torino. In via Buffa c'è un appartamento di quasi 120 metri quadri dove andranno a vivere 12 migranti. I residenti organizzano la raccolta delle firme: «A che titolo - chiedono - sono presenti persone extracomunitarie e in che numero esatto?. Non vogliamo essere tacciati in nessun modo di essere razzisti. Però è chiaro che la situazione è insostenibile». Il trasferimento dei migranti in via Buffa è stato sospeso.

A Cona, e località Conetto, provincia di Venezia, 1400 migranti in una ex base missilistica a fronte di poco meno di 3000 abitanti.  Nel gennaio scorso, scoppia la rivolta nel Centro di accoglienza dopo la morte di una giovane ivoriana. Cronaca di queste ore è la protesta di Civitavecchia contro l'ipotesi di un hotspot nel porto. E diverse associazioni protestano Catania perché nel porto domani dovrebbe attraccare la nave di “Generazione identitaria” che vuole sfidare le Ong e impedire che trasferiscano in  Italia i migranti raccolti in mare.