Francesco Belsito: "Quando ero tesoriere in cassa c'erano 40 milioni, Salvini li chiedeva per Radio Padania"

Parlando della sua gestione dei fondi, per la quale è finito sotto accusa, dice che "in via Bellerio tutti sapevano che i collaboratori venivano pagati in nero"

L'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito
L'ex tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito
TiscaliNews

Un tempo il Carroccio era ricco e negli aspri campi di battaglia della politica si cimentava brandendo una caterva, lecita, di danaro. Poi tutto scompare, dove sono andati a finire gli euro che servivano per gestire una macchina politica che nel Nord del Paese mieteva un successo dopo l’altro? Spariti. Chi li ha? Non si sa. L'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, condannato in primo grado per i fondi dei rimborsi elettorali, tenta di ricostruire una vicenda che sembra interessare, e molto, la Cassazione.

"Quando ho lasciato il Carroccio, nel 2012, la Lega Nord era un partito ricchissimo. Ricordo che sui conti c'erano più di 40 milioni di euro di cui dieci solo di riserva legale", inoltre "c'erano immobili di proprietà prestigiosi come la sede di via Bellerio e le frequenze di Radio Padania che acquistai personalmente. Insomma, altri 30 milioni almeno", ha spiegato Belsito in un'intervista alla Stampa - "Secondo me - afferma parlando del 'tesoretto' accumulato sotto la sua gestione e cercato dalla magistratura - li hanno spesi".

Come non lo sa spiegare neanche il tesoriere. "È un dato che ha sorpreso anche me - osserva -. Al tempo stesso, però, basta consultare i bilanci per capire come hanno speso i loro soldi", "ma non dimentichiamo che ci sono state molte campagne elettorali". "Con Maroni i rapporti erano limitati perché all'epoca era ministro dell'Interno. Con Salvini invece erano più frequenti - afferma - Lui come europarlamentare si occupava di Radio Padania ed era molto attento a ricevere i fondi per pagare i giornalisti o i collaboratori".

Parlando della sua gestione dei fondi, per la quale è finito sotto accusa, dice poi che "in via Bellerio tutti sapevano che i collaboratori venivano pagati in nero". Anche Salvini o Maroni? "Ma certo. Anche Giorgetti, Calderoli, Bossi", dopo "lo scandalo in tanti mi hanno rinnegato prendendo le distanze. E però quasi tutti i parlamentari hanno fatto investimenti personali identici a quelli della Lega. C'era la fila per chiedermi consigli", conclude.