In arrivo dallo spazio le protesi che durano in "eterno"

Sempre più italiani in piedi grazie all’uso di protesi. Sono oltre 80 mila l'anno le persone che, a causa di malattie o per via di incidenti, sono costrette a far uso di protesi. Tra gli utilizzatori cresce anche il numero di quelli di età inferiore ai 30 anni. Le ultime stime parlano di circa 3500 casi di età addirittura inferiore ai 30 anni, 7000 fra i 30 e i 40 e circa 21.000 interventi vengono eseguiti fra i 40 e i 50 anni; altre 50mila protesi sono impiantate a pazienti fra 50 e 60 anni, 70mila in 60-70enni. "Di fatto un paziente su cinque oggi ha meno di 50 anni - spiega Nicola Pace, co-presidente del Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, in corso a Rimini - uno su due non arriva ai 60, il 90 per cento ha comunque meno di 70 anni, un'età non più considerata estremamente avanzata, grazie all'allungamento dell'aspettativa di vita.
Un tempo tutte le protesi erano lunghe 16-18 centimetri e richiedevano interventi che toglievano una grossa quantità di osso del femore. Oggi si inseriscono protesi dai 4.5 ai 5.5 centimetri, risparmiando una notevole quantità di materiale osseo del paziente. Un intervento ‘dolce’ che nei giovani è fondamentale, perché lascia maggiori margini per intervenire con successo anche una seconda volta, se dovesse rendersi necessaria la sostituzione della protesi".
Con le protesi "da Formula 1" in fibre di carbonio, in arrivo in Italia nei primi mesi del 2012, gli impianti avranno presto una durata illimitata anche nei pazienti più giovani, sempre più spesso sottoposti alla sostituzione di un'articolazione: oggi un intervento su due riguarda chi ha meno di 60 anni, uno su cinque si esegue in under 50. Per il miglior risultato possibile arrivano gli interventi "su misura", in cui protesi e atti chirurgici vengono creati e simulati al computer: si taglia così del 25 per cento il tempo operatorio garantendo un esito dell'impianto più preciso.
Le nuove protesi sono di un materiale composito che deriva dal settore aerospaziale, dove è stato impiegato per la struttura dello Shuttle, e da quello automobilistico, in cui è utilizzato per costruire le carrozzerie delle auto di Formula 1. Il materiale è composto da una matrice fondamentale di polietereterketone o PEEK a cui viene aggiunto un 30 per cento di fibre di carbonio ed è già impiegato diffusamente in medicina per placche, viti e dischi utilizzati in traumatologia e chirurgia vertebrale.
"Anche in Italia sono state sperimentate protesi d'anca in questo innovativo materiale: dieci anni fa all'ospedale di Jesi 30 pazienti sono stati sottoposti all'impianto con queste protesi 'da Formula 1' e i risultati, oggi, sono molto incoraggianti - spiega Pace - L'usura è inferiore a quella delle protesi in ceramica di ultima generazione impiantate nello stesso periodo e il materiale è meno costoso e di più semplice lavorazione con la possibilità di metterne a punto di più precise e su misura".
03 ottobre 2011
Redazione Tiscali
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