Internet al bivio, entro il 2 febbraio non ci sarà più spazio per tutti. Una soluzione esiste, ma i costi sono proibitivi

di R.Z.
Internet si appresta a vivere uno dei momenti più critici della sua intera esistenza. Stando a quanto dichiarato da Vinton Cerf, uno dei suoi stessi creatori, il Web subirà un collasso entro pochi giorni. Un internet service americano stima che l’Apocalisse, ribattezzata l’IPocalypse avrà luogo esattamente il prossimo 2 febbraio alle 4 del mattino. Gli indirizzi Ip, la serie di numeri che identifica in maniera univoca un computer connesso alla Rete, sono infatti ormai esauriti: internet sta crescendo in maniera troppo veloce e lo spazio non è più sufficiente ad offrire un accesso a tutti i computer fissi e gli smartphone immessi sul mercato. Allo stato attuale rimarrebbero liberi non oltre 30milioni di indirizzi e, al ritmo di crescita attuale, verranno tutti assegnati entro i prossimi giorni: il 95% dei 4 miliardi di indirizzi gestiti dall’Icann sono stati già assegnati.
Una soluzione al problema già esiste e si chiama IPv6. Per effettuare il passaggio dall’attuale infrastruttura, basata sull’IPv4,sono necessari tuttavia degli ingenti investimenti che non tutte le web company potranno affrontare. “La grande riserva di indirizzi si esaurirà nelle prossime settimane - spiega Lorenzo Colitti, ingegnere di Google che sta curando il passaggio del colosso al nuovo standard -. Bisogna far qualcosa e l’IPv6 appare oggi l’unica soluzione a lungo termine”. Il protocollo IPv4, ideato in via sperimentale da Cerf nel 1977 e in uso dal 1981, ha infatti una disponibilità limitata. Passare al nuovo protocollo IPv6 risulta esser pertanto una priorità in quanto in grado di gestire oltre un miliardo di quadriliardi di combinazioni: “fino a circa 280.000.000.000.000.000 indirizzi unici per ogni metro quadrato della superficie terrestre”.
Cerf, pur non avendo colpe, si è assunto la responsabilità morale di questo imminente collasso. "E' tutta colpa mia - ha spiegato Vint Cerf in una recente intervista - quando abbiamo pensato al sistema degli indirizzi Ip pensavamo a un esperimento. E pensavamo che 4,3 miliardi di indirizzi per un esperimento bastassero". Va detto tuttavia che negli anni ’80 nessuno avrebbe mai ipotizzato una crescita esponenziale dei servizi riconducibili alla Grande Rete.
Sia chiaro, il 2 febbraio Internet non morirà. Il suo ampliamento, tuttavia, sarà rallentato in maniera drastica fino a quando non si effettuerà un completo passaggio al nuovo standard. E’ ormai da diversi anni che l’Icann chiede l’adozione del nuovo standard IPv6 ma visto i costi e i vantaggi incerti la quasi totalità degli Isp ha rimandato i lavori di adeguamento. Il prossimo 8 giugno, comunque, è la giornata mondiale dell’IPv6 e molte società testeranno eventuali difficoltà per il passaggio al nuovo standard.
Nel mentre, una volta che l’Icann avrà terminato di distribuire i vecchi indirizzi ancora disponibili, i computer o gli smartphone potrebbero esser messi in condizione di condividerli: questo creerà comunque dei problemi in quanto le applicazioni non riuscirebbero a identificare in maniera univoca un dato utente. “Se il mio vicino figura in una black list - ha commentato Colitti - questo potrebbe valere anche per me. L’importante è non farsi prendere dal panico. Ora è fondamentale che gli operatori del settore lavorino insieme”.
26 gennaio 2011
 
 

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