Nuovo disastro ambientale nel polo industriale di Porto Torres, in pericolo il "Santuario dei Cetacei"

Nuovo disastro ambientale nel polo industriale di Porto Torres. Dopo l’incidente avvenuto una settimana fa, quando una perdita nell'impianto portuale della E.On ha causato il riversamento in mare di circa 18 mila litri di olio combustibile, una nuova perdita è stata segnalata stamattina nel pontile. Dai primi accertamenti sembrerebbe che in questo caso siano finiti in mare alcune centinaia di litri di acque contaminate da residui di gasolio pesante, provenienti dal circuito delle acque reflue oleose. La sostanza, secondo la Polimeri Europa, si è riversata nello specchio d'acqua interno al Porto Industriale. La perdita è stata localizzata presso la piattaforma B del pontile, durante le operazioni di drenaggio dell'acqua di una linea, attualmente non in esercizio, che è oggetto di operazioni di scollegamento dai sistemi di carico.
Dopo il nuovo allarme è intervenuta la Capitaneria di Porto e insieme alle strutture della Polimeri Europa presenti, sono state disposte le operazioni dei mezzi antinquinamento, che hanno provveduto a isolare preventivamente con panne galleggianti l'imboccatura del porto industriale e a organizzare le operazioni di recupero. Sono, inoltre, in corso operazioni di controllo e pulizia dell'intero specchio d'acqua interno al porto industriale. La Polimeri, attraverso un comunicato stampa, fa sapere che l'incidente non ha coinvolto suolo, sottosuolo e acque sotterranee e prevede di completare in poche ore le operazioni di recupero del prodotto. Saranno predisposti successivi ulteriori controlli e attività eventualmente necessarie sino al completo ripristino.
La Procura della Repubblica di Sassari ha intanto aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di danno ambientale per far luce sul nuovo incidente avvenuto stamattina nel porto industriale di Porto Torres. Gli uomini della Capitaneria di Porto hanno avvisato dell'accaduto il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che ha disposto accertamenti a terra e in mare per chiarire le cause ed eventuali responsabilità dello sversamento dei liquidi inquinanti. "Al momento - fa sapere la Capitaneria - non è quantificabile con precisione il liquido sversato nel bacino. Le operazioni di bonifica sono tuttora in corso e, l'assenza di movimentazione di navi, contribuisce alla buona riuscita delle bonifiche".
L’Enpa nel mentre segue con apprensione la già gravissima emergenza ambientale causata dal primo sversamento in mare. Dal 18 gennaio i liquami hanno invaso oltre venti chilometri di spiaggia a Platamona e sono finiti in mare, in una zona consacrata a santuario dei cetacei. Al momento il maestrale sembra aver risparmiato le famosissime spiagge della vicina Stintino e dell’Asinara ma il lungomare di Platamona e di Castelsardo, secondo quanto riferito da Emanuele Deiana, responsabile della Sezione Enpa di Cagliari, sono invasi da litri di catrame che gli operai e i volontari stanno cercando in tutti i modi di rimuovere.
“Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia - pianta acquatica che provvede all’ossigenazione dell’acqua - e quanti animali marini siano morti in un’area tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei. Così importante che nel 1999 Francia, Italia e Principato di Monaco hanno ratificato un accordo internazionale dichiarando quest’area particolarmente protetta come ‘Santuario dei Cetacei’”, commenta Ilaria Ferri Direttore Scientifico Enpa e membro del Comitato Tecnico Scientifico del Santuario dei Cetacei. “Denunciamo inoltre la mancanza di un intervento forte e la scarsa attenzione dedicata a quella che temiamo essere una vera e propria catastrofe”, prosegue Ferri.
“Sappiamo che ci sono cumuli di catrame sulle spiagge e moltissimi pesci morti - aggiunge Ferri - e che la marea nera è stata avvistata fino in Corsica. Non sappiamo invece cosa si intenda fare per arginare il disastro” Secondo il direttore scientifico dell’Enpa, la responsabilità di quanto accaduto è da attribuire alla politica di localizzazione degli insediamenti industriali. “E’ impensabile - conclude Ferri - conciliare le fabbriche con la tutela del territorio e della biodiversità nelle zone di maggiore interesse naturalistico. Invece, bisognerebbe lavorare per la loro valorizzazione e decidere di investire definitivamente sugli straordinari patrimoni naturali del nostro Paese”.
Il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, al termine del vertice che si è tenuto a Cagliari con il direttore generale di E. On, Paolo Venerucci e l'assessore regionale dell'Ambiente Giorgio Oppi, ha nel mentre fatto sapere che “si è fatto il punto della situazione sulle bonifiche, su tutti gli interventi necessari a eliminare i danni sulle coste e su tutte le iniziative da porre in essere affinché situazioni come questa non si ripetano in futuro. Abbiamo fatto il punto anche sugli interventi infrastrutturali per una soluzione radicale del problema: in particolare - ha precisato Cappellacci - sulla realizzazione del cosiddetto quinto gruppo e sulla eliminazione delle centrali a olio combustibile. In queste ore siamo in contatto con gli enti locali interessati e stiamo organizzando un incontro per condividere sia le scelte immediate sia quelle di prospettiva. Oggi stesso - conclude il governatore - sentirò il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, per sensibilizzare il Governo sul progetto del quinto gruppo. Su quest'ultimo aspetto abbiamo chiesto a E. On di accelerare, affinché conseguentemente possa esaminarsi la parte di impianti da bonificare, dismettere e riconsegnare al territorio".
19 gennaio 2011
Redazione Tiscali
 
 
  

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