La saliva della lumaca di mare cura il dolore come la morfina

E’ ricavato dalla saliva della lumaca di mare e ora può essere preso anche sotto forma di pillola il farmaco che cura le forme più acute di dolore. Alcuni scienziati australiani sono infatti riusciti a svilupparlo in una nuova versione in compressa che è efficace come la morfina, ma senza dare rischi di dipendenza, come spiega un articolo pubblicato sulla rivista 'Chemical & Engineering News'.
La saliva delle lumache di mare contiene infatti dei componenti chimici che aiutano gli organismi che si muovono lentamente a catturare le loro prede. Tra questi vi sono dei componenti che la lumaca inietta mentre passa sulla preda con i suoi denti, simili ad un ago da siringa, che colpiscono come un arpione. Gli scienziati avevano già trasformato uno di questi componenti chimici in una sostanza lenitiva per il dolore umano, ma si trattava di un farmaco che doveva essere iniettato direttamente nel midollo spinale. Cosa che ne limitava l'uso. Ora, grazie agli scienziati australiani, questo farmaco che allevia il dolore forte può esser preso per via orale, con dosi più basse di quelle dei farmaci esistenti e senza il rischio di diventarne dipendenti.
Altra scoperta: la morfina blocca lo sviluppo di alcuni tumori - Intanto un altro studio condotto da un’equipe di ricercatori dell'Università del Minnesota ha permesso di scoprire che la comune morfina, uno dei farmaci più utilizzati per trattare il dolore cronico e di grado severo, è in grado di bloccare la crescita dei tumori, impedendo loro di generare nuovi vasi sanguigni. Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Pathology. I ricercatori dell'Università del Minnesota hanno testato dosi elevate di morfina, simili a quelle che si danno ai malati terminali, su un modello animale di carcinoma del polmone di Lewis, scoprendo che questo farmaco abbassa l'angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni, da parte delle cellule tumorali.
Il meccanismo con cui si verifica questo effetto è legato ai recettori di questo oppioide, che interrompono i “segnali” cellulari che danno inizio all'angiogenesi, privando quindi le cellule tumorali dell'ossigeno necessario a sopravvivere. "Questo risultato conferma le potenzialità dell'uso della morfina nel trattamento del dolore nei casi di cancro - hanno concluso i ricercatori - perché oltre all'effetto analgesico questa molecola può essere sfruttata per il potenziale anti-angiogenico”.
30 luglio 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  

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