Robot del futuro si ispirano al "modello polpo", al via il progetto Octopus

I robot del futuro saranno più flessibili nei movimenti e capaci di adattarsi ad un ambiente pieno di sorprese e imprevisti proprio come fa l'uomo. Il loro modello è il polpo ed è a un organismo simile che sta lavorando la Scuola Sant'Anna di Pisa: è il primo passo verso una nuova generazione di robot. "Il polpo è completamente cedevole, tanto da poter passare in un'apertura piccolissima, ma quando è necessario riesce a irrigidirsi - ha spiegato Cecilia Laschi, coordinatrice del progetto europeo Octopus -. E' un esempio estremo ma alla fine i robot del futuro potranno essere umanoidi e, oltre allo scheletro, potranno avere articolazioni a cedevolezza variabile".
Robotica entrerà nella vita tutti i giorni - Al progetto partecipano l’Università Ebrea di Gerusalemme e l’Istituto Weizmann, l’università svizzera di Zurigo, l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), l’università britannica di Reading e la Fondazione greca per la ricerca e la tecnologia. Per Paolo Dario, direttore del Polo di robotica della Scuola Sant'Anna, "concettualmente si tratta di una rivoluzione, anche se ci vorranno anni per realizzarla". Si tratta di "un progetto di esplorazione tecnologica e credo che sia una strada estremamente promettente". Secondo l'esperto "il potenziale della robotica è entrare nella vita tutti i giorni, non solo nelle fabbriche. Ed è evidente che nelle loro relazioni con mondo dell'uomo e con l'uomo i robot devono essere più ‘morbidi’".
Si è fatta strada così l'idea di costruire automi con un'intelligenza diffusa, che sia "anche nei meccanismi, non solo nel cervello". Proprio come accade nel polpo, che con il suo cervello piccolo riesce a controllare un'enorme quantità di movimenti. "Abbiamo capito - osserva Chiara Laschi - che i sistemi biologici sono molto diversi e non hanno una struttura rigida". Con il loro scheletro rigido, i robot attuali hanno scarse possibilità di adattarsi: "in un ambiente complesso come la città - aggiunge - un robot attuale non sarebbe in grado di sopravvivere". Può invece farlo un organismo "a rigidezza variabile" come il polpo.
L'obiettivo, ha speigato l'esperto, è "sviluppare robot con strutture cedevoli, più reattivi e flessibili come i sistemi biologici". Alfa, Beta, Delta sono i nomi dei polpi che i ricercatori della Scuola Sant'Anna stanno utilizzando come modelli. Osservando il loro modo di muoversi e la loro capacità di adattarsi i ricercatori immaginano futuri robot umanoidi con articolazioni e automatismi simili a quelli umani. Il primo passo, a conclusione del progetto, sarà costruire un polpo-automa utilizzando un tipo di silicone molto morbido e con articolazioni realizzate con molle ottenute da sottilissimi fili metallici a memoria di forma.
17 marzo 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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