I robot del futuro saranno più flessibili nei movimenti e capaci di adattarsi ad un ambiente pieno di sorprese e imprevisti proprio come fa l'uomo. Il loro modello è il polpo ed è a un organismo simile che sta lavorando la
Scuola Sant'Anna di Pisa: è il primo passo verso una nuova generazione di robot. "Il polpo è completamente cedevole, tanto da poter passare in un'apertura piccolissima, ma quando è necessario riesce a irrigidirsi - ha spiegato
Cecilia Laschi, coordinatrice del progetto europeo
Octopus -. E' un esempio estremo ma alla fine i robot del futuro potranno essere umanoidi e, oltre allo scheletro, potranno avere articolazioni a cedevolezza variabile".
Si è fatta strada così l'idea di costruire automi con un'intelligenza diffusa, che sia "anche nei meccanismi, non solo nel cervello". Proprio come accade nel polpo, che con il suo cervello piccolo riesce a controllare un'enorme quantità di movimenti. "Abbiamo capito - osserva Chiara Laschi - che i sistemi biologici sono molto diversi e non hanno una struttura rigida". Con il loro scheletro rigido, i robot attuali hanno scarse possibilità di adattarsi: "in un ambiente complesso come la città - aggiunge - un robot attuale non sarebbe in grado di sopravvivere". Può invece farlo un organismo "a rigidezza variabile" come il polpo.
L'obiettivo, ha speigato l'esperto, è "sviluppare robot con strutture cedevoli, più reattivi e flessibili come i sistemi biologici". Alfa, Beta, Delta sono i nomi dei polpi che i ricercatori della Scuola Sant'Anna stanno utilizzando come modelli. Osservando il loro modo di muoversi e la loro capacità di adattarsi i ricercatori immaginano futuri robot umanoidi con articolazioni e automatismi simili a quelli umani. Il primo passo, a conclusione del progetto, sarà costruire un polpo-automa utilizzando un tipo di silicone molto morbido e con articolazioni realizzate con molle ottenute da sottilissimi fili metallici a memoria di forma.
17 marzo 2010
Redazione Tiscali