Non ha certo l'aspetto di un'infermiera, e anche il nome,
Motus 2, non è molto accattivante, ma il nuovo robot-fisioterapista messo a punto dall'
università Campus Bio-medico di Roma, presentato durante l'iniziativa
RomeCup, può essere altrettanto efficace nel riparare i danni motori provocati dall'ictus e da altre patologie. La sperimentazione su una decina di pazienti è già partita, e in un paio d'anni il dispositivo potrebbe essere a disposizione di migliaia di pazienti.
Il robot, coperto da brevetti tutti italiani, è composto da una specie di joystick a bassa inerzia e basso attrito e un sistema di controllo accessibile tramite una interfaccia grafica visualizzata su uno schermo. I motori applicati al joystick assecondano il movimento del paziente finché è possibile, dopo di che lo aiutano a completare l'esercizio, il tutto sotto il controllo di un fisioterapista 'in carne ed ossa' che collegato dal proprio computer puòdare indicazioni alla macchina e all'utilizzatore.
"Sono già stati scelti i primi dieci pazienti, che hanno avuto un ictus da circa sei mesi, che saranno sottoposti alla sperimentazione del trattamento, che dura dai 3 ai 6 mesi - spiega
Eugenio Guglielmelli, direttore del Laboratorio di Robotica e Microsistemi del Campus - una volta dimostrata la validità di questa terapia passeremo a trattare pazienti colpiti da ictus da pochi giorni, che in teoria potrebbero trarre ancora più giovamento dal nostro sistema sia per l'intervento precoce sia perché potrebbero essere rimandati a casa dopo pochi giorni di ospedale".
Il robot presentato è dedicato agli arti superiori, ma già si sta studiando un suo 'fratello' specializzato in quelli inferiori: "Il nostro gruppo è a capo del
progetto europeo Evryon - continua l'esperto - che è nato proprio per utilizzare lo stesso principio applicandolo agli arti inferiori. L'anno prossimo dovrebbe essere pronto un prototipo, questa volta indossabile. Bisogna dire che l'Italia in questo campo è all'avanguardia al mondo, per numero di gruppi e tecnologie siamo secondi solo agli Usa".
Oltre a Motus2 sono molte le novità nel campo della tecnologia applicata alla medicina presentate alla RomeCup, dal naso elettronico in gradi di 'annusare' i tumori dell'
università Tor Vergata di Roma a una manopola in grado di registrare i movimenti della mano per le ricerche sulle neuroscienze: sempre il Campus Bio-medico ha mostrato ad esempio dei giocattoli 'intelligenti', in grado di stabilire se un bambino è autistico già dai primi mesi di vita. "Il 'segreto' sono dei piccolissimi sensori nascosti nei giocattoli - spiega Domenico Formica, ricercatore del gruppo - che sono in grado di registrare i movimenti fatti dai bambini.
L'autismo ora si diagnostica dopo i due anni, ma è dimostrato che già nei primi mesi di vita ci sono dei segnali, e con questo metodo siamo in grado di trovarli. Ora abbiamo avviato una sperimentazione con l'ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma per trasferire questa tecnologia in reparto".
19 marzo 2010
Redazione Tiscali