Internet sotto assedio, il rapporto Rsf: "Cresce il numero dei Paesi che lo controllano"

Cresce nel mondo il numero dei Paesi che hanno rafforzato la censura o il controllo su Internet, dove ormai si gioca gran parte della battaglia per la libertà d'informazione: lo dice un rapporto dell'organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf). Il documento cita anche l'Italia fra i Paesi democratici insieme a Australia, Francia, e Gran Bretagna, che "non sfuggono alla logica di regolare il Web" in nome della lotta contro pedopornografia e furto di copyright. Secondo Rsf, che monitora nel mondo la libertà di stampa, "sono finiti i tempi in cui Internet e i nuovi media costituivano il dominio riservato di dissidenti e oppositori". Nel 2009, dice l'ong, sono divenuti una sessantina i Paesi ad aver adottato una qualche forma di censura del web, il doppio rispetto all'anno precedente.
I "peggiori nemici di Internet" - Nel 2010 la lista stilata da Rsf si è poi ancora allargata e, secondo il rapporto, quest'anno i "peggiori nemici di Internet" sono Arabia Saudita, Birmania, Cina, Corea del Nord, Cuba, Egitto, Iran, Uzbekistan, Siria, Tunisia, Turkmenistan e Vietnam. Alcuni Paesi, pochi, come Corea del Nord, Birmania e Turkmenistan, si legge nel rapporto, possono permettersi di tagliare completamente la rete, usando come pretesto lo scarso o nullo sviluppo delle infrastrutture.
L'Arabia Saudita e l'Uzbekistan, si legge, praticano un filtraggio massiccio e incitano i loro internauti all'autocensura. Cina, Egitto, Tunisia e Vietnam "si affidano a una strategia di sviluppo delle infrastrutture a fini economici, ma controllano strettamente il contenuto politico e sociale - i sistemi di filtraggio cinesi e tunisini sono sempre più sofisticati - e mostrano profonda intolleranza nei confronti delle voci critiche". Turchia e Russia "fanno il loro ingresso in questa lista di Paesi 'sotto sorveglianza'. In Russia, in seguito al controllo esercitato dal Cremlino sulla maggioranza dei media, Internet è divenuto lo spazio più libero per lo scambio di informazioni".
Esistono poi diverse reti intranet nazionali con i contenuti "accettati" dalle autorità dei rispettivi Paesi, cone UzNet, Chinternet, Turkmen-Net. Per la prima volta dalla creazione di Internet, inoltre, "circa 120 fra blogger, internauti e cyberdissidenti si trovano dietro alle sbarre per essersi espressi liberamente online". Il primato, dice Rsf, spetta alla Cina, con 72 detenuti, seguita da Vietnam e Iran, "che negli ultimi mesi hanno lanciato delle ondate di brutali arresti".
Poi "sempre più Stati programmano o si dotano di legislazioni repressive e cominciano ad applicarle: è il caso di Giordania, Kazakhstan e Iraq". Ma anche "le democrazie occidentali non sfuggono a questa logica di regolare il web. In nome della lotta alla pedopornografia o contro il furto di proprietà intellettuale, leggi o decreti sono stati adottati o sono allo studio in particolare in Australia, Francia, Italia e Gran Bretagna", conclude il rapporto.
12 marzo 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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