I
mammut e tutti gli altri mastodonti che popolavano il Nord America durante il
Pleistocene (epoca geologica che ha inizio 2,58 milioni di anni fa e termina convenzionalmente 11.700 anni fa) non si estinsero a causa dell’impatto di un asteroide sulla superficie del nostro pianeta ma
a seguito dell’opera dell’uomo, che prima dell’ultima era glaciale intraprese una caccia selvaggia portando le varie specie all’estinzione totale.
La prova inconfutabile sarebbe arrivata ai paleontologi attraverso dei piccoli funghi fossilizzati che crescevano rigogliosi sul letame. Secondo quanto dimostrato dagli scienziati Guy Robinson, David Burney e Lida Pigott Burney della
Fordham University di New York, che hanno cercato tracce delle spore e altri indizi negli strati di fango in quattro siti a sud-est della Grande Mela, spore microscopiche del fungo Sporomiella si trovano ancora nei laghi, nelle pozze e nelle paludi, luoghi dove i mastodonti amavano fare il bagno.
Analizzando queste antichissime spore i ricercatori hanno potuto ricostruire passo passo la cronologia degli eventi che portò alla scomparsa degli ultimi giganti del mondo. Per prima cosa la popolazione dei funghi collassò: la megafauna si ridusse a un decimo del totale. Successivamente i frammenti microscopici di carbone da legna, proveniente da grandi fuochi che testimoniano la presenza di esseri umani, aumentarono esponenzialmente, crescendo di 10 volte. L’ultimo dato, relativo ad un migliaio di anni più tardi, riguarda il polline delle foreste boreali che presentano a loro volta i segni dell’arrivo dell’ultima era glaciale.
La conclusione - Tutti questi elementi, spiegano i ricercatori, dimostrano chiaramente che l’estinzione dei mastodonti fu causata dall’uomo e non da un asteroide o dalla successiva era glaciale, che comunque ebbe un ruolo ma soltanto marginale.
20 novembre 2009