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Monti prepara la "manovrina" e il vertice Ue: a Bruxelles con il via libera alla riforma lavoro

Fare tutti i compiti, farli in fretta e senza errori. E' la frase che Mario Monti si ripete, guardando con apprensione il calendario e contando i giorni che restano da qui al 28 giugno. Poche ore, febbrili, di lavoro al Consiglio europeo di giovedì a Bruxelles che, nelle intenzioni del governo italiano (e non solo), dovrebbe finalmente varare nuovi strumenti per porre un freno alla crisi. In primis, per calmare gli 'umori' dello spread. Ma i compiti vanno prima svolti e le turbolenze all'interno della maggioranza non tranquillizzano l'esecutivo. Pdl e Pd hanno rassicurato che non ci saranno sorprese in Parlamento, anche se ultimamente non hanno nascosto perplessità sull'azione di governo chiedendo, da entrambe le parti, incentivi per la crescita. E' innegabile, inoltre, che sia nei partiti che tra i cittadini stia crescendo lo scetticismo anti-europeo.
Il vertice - Monti sa che dal suo viaggio a Bruxelles ci si attende un impegno concreto dei partner europei per rilanciare gli investimenti nella crescita e non promesse o tantomeno ulteriori richieste di sacrifici. Almeno è quello che si attende la strana maggioranza che lo regge, che ha già un occhio al voto. La cartina al tornasole delle inquietudini dei due principali partiti di maggioranza è rappresentata dalla difficoltà di avere una mozione unitaria a sostegno di Monti, che martedì in Parlamento riferirà proprio sull'azione in Europa.
La manovrina - Da qui anche l'impegno dell'esecutivo a reperire risorse da destinare alla crescita: un blitz da 10 miliardi (quasi tutti reperiti con i tagli della spending review) che permetterebbe anche di stoppare l'aumento dell'Iva a settembre e che potrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri questa settimana. Nel governo sulla questione la discussione è aperta e, si racconta, molto animata. L'iniziativa mirerebbe, tra le altre cose, anche ad acquietare i partiti timorosi di perdere il contatto con i propri elettori a vantaggio di Grillo o dei partiti di opposizione. Mozione a parte, il professore vuole partire quantomeno con la riforma del lavoro in tasca. Sul provvedimento l'esecutivo ha posto la fiducia (la ventottesima dall'inizio del suo mandato) sui quattro articoli del ddl che, salvo sorprese, sarà approvato mercoledì pomeriggio.
Cdm martedì - Secondo alcune fonti, il decreto potrebbe non essere pronto e quindi slittare alla prossima settimana. Il vice ministro alle infrastrutture, Mario Ciaccia, ha assicurato che, grazie a questo intervento, "l'Iva non aumenterà neanche di un punto". Per lo scopo, servono 3,8-4 miliardi di euro. Era questo il compito a cui doveva arrivare il commissario Enrico Bondi, tramite risparmi sull'acquisto di beni e servizi da parte delle Amministrazioni pubbliche. Ma a lui il governo ha chiesto anche di presentare una ipotesi rafforzata con tagli per 7 miliardi, viste le spese per il sisma in Emilia e il desiderio di altre risorse da destinare al decreto sviluppo. Accanto ai risparmi della spending review si sta comunque lavorando anche ad altri interventi di contenimento della spesa. In particolare il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi è sempre alle prese con un dossier in cui si ipotizza una riduzione del numero dei livelli della dirigenza "ad esaurimento": vale a dire che i dirigenti che escono non vengono sostituiti. Oltre al pubblico impiego si cercano risorse complessive per circa 10 miliardi sul 2012.
C'è poi il capitolo dei tagli che riguarda il Parlamento. La Camera sta per votare infatti un emendamento che applica anche al Parlamento e al Quirinale la spending review, e non è escluso un intervento sulle pensioni d'oro. Montecitorio lunedì voterà un emendamento dell'Idv Massimo Donadi - su cui maggioranza e governo hanno trovato un accordo - che prevede l'applicazione del metodo della spending review anche alle Camere, al Quirinale e alla Corte costituzionale che autonomamente faranno proprie questo criterio di risparmio. Altra novità è un emendamento di Guido Crosetto (Pdl) che taglia a 6.000 euro al mese le pensioni erogate con il sistema retributivo dei "grand comis". Il Governo ha dato parere negativo con il sottosegretario Gianfranco Polillo, ma Crosetto è ottimista: "voglio vedere come fanno a votare contro"
 
Monti vuole arrivare a Bruxelles 'preparato' all'interrogazione, con i 'compiti' già svolti. E passare dall'altra parte della cattedra chiedendo, stavolta lui, all'Europa se ha davvero intenzione di intervenire. E' una partita delicata che Monti ha già iniziato a giocare nel corso del vertice di Roma con Germania, Francia e Spagna. Il suo ruolo è stato riconosciuto anche dal Washington Post che dedica un fondo del premio Pullizer, Steven Pearlstein, all'Italia e a Monti. "Monti, nonostante la Merkel, potrebbe essere la migliore speranza per l'Euro", scrive l'economista del Wp. Un vero e proprio endorsement del premier italiano e "dei suoi crescenti sforzi per arrivare ad una risoluzione di una crisi dell'euro che sta trascinando l'Italia, l'Europa e forse anche l'economia globale nella recessione". E il nome di Monti spunta anche tra i possibili sostituti di Jean Claude Juncker che a Bruxelles vedono pronto a lasciare la presidenza dell'Eurogruppo. Insomma, la partita sul piano internazionale sembrerebbe sorridere a Monti che però deve prima risolvere le 'beghe' interne.
 
 
24 giugno 2012
Redazione Tiscali
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