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Fornero attacca giovani: "Non sanno neanche tabelline". Sul lavoro: "Se non si cambia mentalità riforma inutile"

Cambiare "mentalità" e di conseguenza i "comportamenti": solo così la riforma del mercato del lavoro potrà dispiegare tutti i suoi effetti. Parola del ministro del Welfare Elsa Fornero, che da Torino (dove si lascia andare a una stoccata contro i giovani, colpevoli di "non sapere neanche l'italiano") si dice convinta che per voltare pagina non basti riscrivere le regole. Un passo, quest'ultimo, non sufficiente ma necessario. E così il disegno di legge del governo che ridisegna i confini del mercato del lavoro italiano da domani torna in pole position nell'ordine del giorno dei lavori parlamentari.
A breve il primo round di votazioni in Senato - Sono 1.048 gli emendamenti presentati a firma dei gruppi, ai quali occorrerà aggiungere le proposte di modifica dei relatori e dell'Esecutivo e che da domani saranno, prima, all'esame della commissione Bilancio per le coperture e, poi, all'esame dei colleghi della commissione Lavoro, che ne dovranno valutare il merito. Intanto, il governo ha fatto già sapere che intende correggere la norma che cancella l'esenzione dei ticket sanità per i disoccupati e quella, relativa all'articolo 18, che lascia al giudice ampi margini di discrezionalità in materia di licenziamenti disciplinari.
L'intesa invece fra i partiti Pdl e Pd, è ancora tutta da costruire - I rispettivi relatori (Maurizio Castro e Tiziano Treu) sono in attesa di capire quali siano gli input che arrivano dai vertici per vedere se vi sia la possibilità di mettere nero su bianco delle proposte di modifica bipartisan e che dovrebbero guardare soprattutto al capitolo della flessibilità in entrata. Sul tavolo del ministro del Welfare non c'é però solo la riforma del mercato del lavoro. Dopodomani, mercoledì 9 maggio, è atteso l'incontro con le parti sociali sulla questione 'esodati', vale a dire quei lavoratori che con l'incremento dell'età pensionabile previsto dal dl Salva-Italia rischiano di restare senza lavoro e senza pensione. Una delle ipotesi più accreditate è che la soluzione possa arrivare in due tempi: un decreto ministeriale, che riguardi quei 65mila lavoratori già individuati e per i quali sono stanziate le risorse, che il ministro potrebbe firmare anche prima della riunione con i sindacati (nonostante l'altolà della Cgil), e il tavolo negoziale al quale affrontare il nodo della platea rimasta esclusa.
Il ministro: "I giovani sanno troppo poco" - Errori di interpunzione, scarsa conoscenza del significato delle parole, ignoranza degli argomenti affrontati: il quadro sulle competenze nella lingua madre che emerge dall'ultimo Rapporto dell'Invalsi sugli esami di maturità degli studenti italiani sembra avvalorare le parole del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, sul fatto che i giovani "sanno troppo poco" e non conoscono nemmeno l'italiano. Una opinione che non è però condivisa dai presidi e viene criticata anche dagli organismi rappresentativi degli studenti. "I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l'italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto" ha affermato il ministro intervenendo a un convegno sull'apprendistato a Torino. E l'analisi dell'Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi) sui temi dell'anno scolastico 2009/2010 dà ragione a questo giudizio.
I risultati degli Invalsi - Gli esperti dell'Invalsi hanno valutato 499 elaborati, un campione rappresentativo del mezzo milione di studenti diplomati in Italia nell'estate 2010. Per farlo hanno usato una scheda di valutazione elaborata in base alle indicazioni dell'Accademia della Crusca. Quattro le aree considerate: testuale, grammaticale, lessicale-semantica e ideativa, e 34 gli "indicatori": dall'uso appropriato dei termini a quello di verbi e punteggiatura. E il risultato è stato negativo, soprattutto per quanto riguarda la scarsa conoscenza del significato delle parole utilizzate e l'ignoranza degli argomenti affrontati. Ecco alcune "perle": "Leopardi è un poeta del primo Settecento"; "lanciarsi da un aerio"; "se gli Ufo non esistessero i nostri studi su di essi sarebbero vaghi". Dalla lettura dei risultati è emerso che solo uno studente su cinque è in grado di scrivere un testo in cui non ci sia nemmeno un errore di punteggiatura; nell'"Uso consapevole della punteggiatura in relazione al tipo di testo" la percentuale di errori sfiora addirittura l'80%. ù
Non va meglio per l'uso di apostrofo e accento: nei due casi la percentuale di errore si aggira intorno al 20%. Altra area di "sofferenza" è la competenza ideativa, e in particolare la "presenza di affermazioni a vario titolo imprecise, che tradiscono una preparazione lacunosa o affrettata ovvero indulgente supinamente ai luoghi comuni", nonché la "presenza di affermazioni estemporanee o non meditate, che rivelano scarso approfondimento di un argomento e talvolta scarsa disciplina mentale". In entrambi i casi la quota di errori supera l'80%. "Il ministro Fornero scopre l'acqua calda - commenta Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari - da anni continuiamo a denunciare le problematiche di scuole e università, e il Governo ora è costretto ad ammettere una realtà che tutti gli studenti italiani vivono in prima persona e conoscono da tempo".
L'opinione dei presidi - Di parere diverso i presidi, che criticano le "valutazioni generalistiche" del ministro. "Credo che da chi ha responsabilità di Governo ci si debba attendere politiche da una parte e strumenti dall'altra per migliorare lo stato delle cose" commenta Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale presidi, che punta il dito sulle enormi differenze, nel sistema scolastico, tra le aree geografiche e tra le diverse tipologia di scuola superiore.
07 maggio 2012
Redazione Tiscali
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