Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero (Ansa) Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero (Ansa) 
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Articolo 18: verso la limitazione dei poteri dei giudici sul reintegro

Verso ritocchi all'art.18 sul fronte dei licenziamenti disciplinari, limitando i poteri dei giudici, e modifiche alle norme che rischiano di introdurre minori tutele durante l'appello per i lavoratori licenziati. Lo riferisce il relatore al ddl lavoro Maurizio Castro (Pdl), sottolineando come dovrebbe essere il governo a presentare tali novità. Infatti, ha detto Castro, "il Pdl e il Pd non hanno presentato modifiche all'articolo 18", a testimonianza "del fatto che il 'lodo Abc' tiene".
Scompaiono le tipizzazioni - La prima novità - che dovrebbe essere introdotta dal governo - riguarda i poteri del giudice in caso di licenziamento disciplinare. Nel testo attuale del ddl sono scomparse, rispetto al testo del 23 marzo, le "tipizzazioni" (vale a dire una sorta di modelli che il giudice doveva rispettare per stabilire il reintegro). In sostanza prima il giudice poteva, di fronte ai licenziamenti disciplinari, stabilire il reintegro solo in alcuni casi specifici mentre nella versione approdata in Parlamento il rischio, secondo le imprese che chiedono modifiche, è che lo spazio di interpretazione sia troppo ampio.
Sospensione in appello per gravi motivi - Per quanto riguarda il capitolo del processo, e in particolare la fase dell'appello, in caso di licenziamenti economici la modifica dovrebbe riguardare il comma 3 dell'articolo 19 del ddl che stabilisce che la Corte d'appello possa "alla prima udienza sospendere l'efficacia della sentenza se ricorrono gravi motivi". Secondo le norme attualmente in vigore però la sentenza con cui viene disposto il reintegro non solo è provvisoriamente esecutiva, "ma è stata ritenuta - spiegano i tecnici del Senato - dalla giurisprudenza non soggetta all'inibitoria" prevista dalle norme del codice di procedura civile (art. 431) che riguarda appunto l'esecutività della sentenza. 
Oltre 800 emendamenti - Sono oltre 800 gli emendamenti al ddl lavoro presentati in commissione al Senato: lo riferisce il relatore al testo Maurizio Castro (Pdl)."300 sono del Pdl, 300 dalla Lega, 150 del Pd", dice . All'appello mancano le proposte di modifica dell'Idv e del Terzo Polo, di cui non si conosce ancora il numero.
24 aprile 2012
Redazione Tiscali
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