Che il governo sia intenzionato a portare in Parlamento la riforma del mercato del lavoro entro fine marzo, Mario Monti lo ribadisce da settimane. Che sia pronto a farlo anche se non si dovesse riuscire a trovare l'accordo con le parti sociali, pure questo lo ha già detto. Che sia pronto a sfidare su questo il Parlamento, questo no, il premier non lo dice. Le frasi perentorie di Elsa Fornero, a palazzo Chigi preferiscono non commentarle, le lasciano alla responsabilità del ministro del Welfare. Anzi, di Monti si ricordano le molte dichiarazioni in riconoscimento del ruolo del Parlamento e dei partiti, per far capire che anche in questo caso il governo ritiene fondamentale il sostegno della 'sua' maggioranza. Concetti che Monti in qualche modo ha fatto o farà arrivare anche a Pierluigi Bersani: "Contatti ci sono sempre e ci saranno ancora", spiegano da palazzo Chigi.
La Fornero: "Avanti anche senza il Pd". "Il Governo si assumerà la responsabilità di andare avanti e i partiti, il Parlamento si assumerà la responsabilità di dire se appoggia il Governo o non lo appoggia", ha detto seccamente Fornero. Una prospettiva che a palazzo Chigi per ora non vogliono neanche esaminare. Perché il primo obiettivo di Monti, spiegano dall'esecutivo, è quello di trovare l'accordo con le parti sociali: "Avere il sì di tutti, dalla Confindustria alla Cgil, eliminerebbe ovviamente ogni problema, a quel punto la strada in Parlamento sarebbe spianata. Crediamo sia possibile e ci proveremo fino all'ultimo", assicura un membro del governo.
Il premier: deciderà il Parlamento. Se poi non si riuscirà a quadrare il cerchio con le parti sociali, Monti ha già chiarito che non rinuncerà a portare in Parlamento la riforma: "Ma lì la mediazione dovremo cercarla per forza", spiega un sottosegretario, visto che l'ipotesi fiducia non è per ora presa in considerazione. Insomma, il ruolo dei partiti più volte riconosciuto dal premier, non viene sottovalutato neanche in questo caso. Senza voler tentare, assicurano dall'esecutivo, maggioranze a geometrie variabili, ovvero che escludano il Pd. Del resto, su questo è stato chiaro anche un 'montiano di ferro' come Enrico Letta: "Non ci sono 'maggioranze à la carte': il Dna di questa maggioranza è che tutte le riforme vanno votate a tre, e quindi devono essere convincenti per tutti e tre i pilastri del Governo".
La Fornero non fa sconti sull'articolo 18."Con onestà dico che anche l'articolo 18 sarà posto nel confronto con il sindacato", ha detto il ministro del Welfare. "Discuteremo anche di articolo 18 - ha ribadito - lo faremo con apertura e il desiderio di non mettere nessuno in difficoltà, guardando ai problemi e cercando di risolverli"."Non ho sentito altolà secchi di nessun tipo", ha continuato Fornero, riferendosi alle parole pronunciate dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che ha avvertito che il 'sì' del suo partito alla riforma sul mercato del lavoro non è scontato. "Ho incontrato diverse volte esponenti del Pd - ha detto - con la stessa onestà con cui parlo con sindacati e imprese, dico che il Governo sente il dovere di muoversi su cose che si discutono da tanto tempo e che si possono discutere con tutte le parti politiche"
Intanto, la Confindustria, dove si è aperto uno scontro interno, con il candidato presidente Alberto Bombassei che accusa la presidente uscente Emma Marcegaglia di aver esagerato con le accuse contro il sindacato proprio sull'articolo 18, assicura che giovedì si presenterà all'incontro "con spirito costruttivo" e conferma l'impegno a lavorare per un accordo, anche se - sottolinea Marcegaglia - la riforma comunque va fatta. La leader degli industriali ha anche annunciato che Confindustria, Abi e Ania, hanno messo a punto un documento comune sulla flessibilità in entrata.
Il leader della Cisl Raffaele Bonanni intanto chiede che il tavolo sul lavoro non sia "da seduta spiritica", ma rimanga "stabile" e polemizza con il metodo adottato dal governo: "Chi negozia non dice 'o prendere o lasciare'". Critica anche la Cgil, che se la prende su Twitter con il Governo di "supergarantiti" che "non ha mai frequentato il mercato del lavoro" e pretende di fare una riforma "a tavolino", abbassando le garanzie alla gente comune perché ce lo chiede l'Europa. La Uil intanto chiede al ministro di introdurre nella discussione sulla riforma del mercato del lavoro il tema dei fondi europei che l'Italia spende in minima parte.
22 febbraio 2012
Redazione Tiscali