In Italia, se quanto è accaduto a Genova ha un senso, c’è tanta voglia di sinistra, ma non di Pd: ogni volta che Nichi Vendola decide di far “correre” uno dei suoi vince. E’ accaduto in Puglia, con Giuliano Pisapia a Milano, con Luigi De Magistris a Napoli, con Massimo Zedda a Cagliari. Pierluigi Bersani però non drammatizza: "Credeteci o no, la sconfitta di Genova non brucia" ha detto il segretario del Pd parlando con i giornalisti.
Indolore – però - la sconfitta non deve essere proprio stata, vista la prossima ondata di dimissioni. Il segretario provinciale Victor Rasetto, rimetterà il proprio mandato all'assemblea del partito per aprire una "discussione politica" dopo la netta sconfitta delle candidate del partito alle primarie del centrosinistra. L'assemblea provinciale del Pd di Genova, secondo il segretario dimissionario, dovrà analizzare il voto delle primarie "partendo da due punti fondamentali: capire che bisogna accettare tutte le regole delle primarie e che, se c'é un terremoto, questo può anche essere salutare".
Secondo Rasetto, "Doria ha vinto perché le due candidate del Pd non sono state in grado di interpretare la voglia di cambiare dei genovesi. Una cosa, comunque, deve essere chiara: Marco Doria è il nostro candidato". Anche il segretario ligure del Pd, Lorenzo Basso, rimetterà il proprio mandato al partito. “E' sbagliato drammatizzare l'esito delle primarie - afferma - ma anche fare finta che il partito non abbia problemi. Rimetto il mio mandato per aprire una discussione e ricompattare il partito".
Rimettendo il suo mandato, il segretario ligure intende "favorire l'unità del partito e così mettere al riparo il nostro candidato sindaco di Genova, Marco Doria, dagli effetti negativi delle contraddizioni e delle difficoltà che sta vivendo il Partito Democratico". Secondo Basso, infatti, "solo con rinnovato spirito unitario - aggiunge - senza defezioni e superando ogni ambiguità potremo affrontare con successo e vincere le prossime elezioni. Il Pd deve essere il grande protagonista delle prossime amministrative.
Per farlo - sottolinea - serve un cambio di passo in piena corsa. Rimetto quindi il mio mandato a disposizione, anche se non mi è stato richiesto, perché insieme dobbiamo interrogarci senza esitazioni e condizionamenti su quanto avvenuto, sciogliere i nodi irrisolti e misurare la volontà di proseguire risulti sul nostro cammino". "Sono gesti che aiutano la discussione, aiutano a fare il punto per poi ripartire. Adesso vediamo, ci sarà il chiarimento necessario" ha commentato Bersani.
Che poi rilancia: "Ora ci si mette a lavorare ventre a terra per vincere e per vincere con Doria". A chi gli domanda se a Genova si farà il bis di quanto avvenuto a Milano con la vittoria delle primarie di Pisapia, candidato con Sel, Bersani risponde: "é di buon augurio. A Milano dissi 'si vince'. Adesso dico che a Genova si vince". Per il v. segretario del Pd Enrico Letta “è un risultato che deve far riflettere: accade che si perda a Genova se 1) ci si divide; 2) si sottovaluta il giudizio dei genovesi sul governo della città".
C'é il calo secco e rilevante dei votanti dovuto al quadro politico nazionale e poi c'é una secca sconfitta del Pd. E' un voto esplicitamente contro il Pd. Il risultato è netto e non equivoco e questo apre un problema. Si chiede una discontinuità con l'amministrazione precedente che non è stata trovata nelle candidate del Pd" ha detto Sergio Cofferati (Pd) in diretta a Tgcom24 sulla sconfitta del partito alle primarie genovesi.
Prosegue l'ex leader sindacale: "Una parte consistente di chi ha votato vuole cambiare sindaco e giunta indicando un candidato che non è quello del mio partito. C'é una richiesta di cambiamento che non viene incarnata da un candidato del Pd". Qualche altro problema lo pone anche l’attuale sindaco di Genova, Marta Vincenzi. "Nessun sindaco donna nelle grandi città italiane - ha scritto la Vincenzi nel suo messaggio twitter - ma con qualche assessorato si risolverà tutto”.
La vittoria di Doria, dunque, apre una fase di riflessione interna, in vista anche delle politiche. Matteo Renzi mette in guardia dal rischio che possa andare i soffitta il metodo delle primarie. ''Non vorrei che la vicenda genovese, come altre analoghe in tutta Italia, diventasse l'occasione per bloccare il meccanismo delle primarie'', scrive il sindaco di Firenze nella sua enews, che rilancia: ''Personalmente credo che non ci siano alternative: alle primarie tutti se la giocano alla pari e non devono esistere i candidati del partito. Chiunque vinca il giorno dopo ha diritto all'aiuto degli altri, in lealtà e trasparenza. Noi -avverte- dobbiamo uscire dal modello di partiti pesanti che decidono la linea da Roma''.
13 febbraio 2012
Redazione Tiscali