Dopo la City di Londra, Mario Monti è convinto di aver persuaso anche Wall Street del fatto che i grandi investitori possano tornare a puntare sull'Italia e sui suoi titoli di Stato. E ciò grazie agli sforzi e alla serietà del governo nell'affrontare i nodi del Paese, sforzi che sono apprezzati e fatti non soltanto per soddisfare i mercati ma perché richiesti dagli stessi italiani. Se la visita di ieri a Washington era tutta incentrata sulla politica, la giornata newyorchese del presidente del Consiglio é dedicata ai mercati e alla finanza. C'é anche una 'coda' diplomatica con gli incontri alle Nazioni Unite, ma è chiaro che il cuore della visita è Wall Street. Dopo aver incontrato i vertici del New York Times e prima di recarsi alla sede della Borsa, il Professore vede il gotha della finanza Usa nel palazzo di Bloomberg, l'agenzia di servizi finanziari che ha fatto la fortuna dell'attuale sindaco della Grande Mela.
E' qui che Monti incontra tycoon del calibro di George Soros e di Henry Kravis, della Kkr, uno dei grandi fondi di investimento che operano a Wall Street. Una manciata di grandi investitori, con i quali il presidente del Consiglio parla delle riforme fatte e di quelle in divenire. A questo proposito, sui tanti emendamenti presentati dalle 'opposizioni' al pacchetto liberalizzazioni, il premier si schermisce con una battuta: "Non ho ancora avuto il tempo di guardarli tutti" perché convinto che alla fine, come fanno sapere dal Pdl, i partiti che sostengono il governo non lo toccheranno quasi per nulla. L'incontro con l'elite finanziaria, almeno stando a quanto riferisce lo stesso Monti, è più che positivo: penso di aver convinto gli investitori, afferma il Professore, anche se - aggiunge ironico - "non lo dicono seduta stante".
Poi, più serio, prosegue: "C'è molto interesse per l'Italia e per il mercato italiano" non solo in previsione del consolidamento dell'economia, "ma già oggi". Ma c'é anche grande interesse "per il ruolo che si aspettano che l'Italia giochi" nel governo dell'Europa e dell'Eurozona, per uscire da una crisi, quella dei debiti sovrani, che spaventa Oltreatlantico. In realtà, aggiunge Monti con un occhio allo spread calante, "a giudicare dall'andamento del mercato qualcuno deve aver già investito e penso che l'opinione dei mercati, così come gli altri governi, si stanno formando della serietà con cui l'Italia sta affrontando i suoi problemi, non possa che far aumentare l'atteggiamento positivo" verso le imprese italiane e i suoi titoli di Stato.
Infine, l'intervista sulla 'closing bell' del Nyse con l'emittente specializzata Cnbc, prima degli appuntamenti all'Onu dove incontrerà il segretario generale Ban Ki-Moon e il presidente dell'Assemblea, Al Nasser. l premier può quindi liquidare come "thrilling fiction" ogni ipotesi di fallimento dell'Italia e di sua uscita dall'euro, anche nel caso, "ma non credo succeda", in cui la Grecia fallisca: "Non ci sarebbe un riflesso automatico sull'Italia", dice all'emittente finanziaria Cnbc. Anche quando "i partiti torneranno a costituire un governo da soli", non si tornerà indietro dalle riforme intraprese dal governo tecnico", ha spiegato il premier. "La ragione perchè di queste riforme se ne è parlato molto ma senza che fossero introdotte era il costo politico. Ma il costo politico per noi non è questione rilevante, e quando i partiti torneranno a formare un governo da soli, non torneranno indietro dalle riforme, perchè il costo è iniziarle, ma una volta che sono lì...", ha spiegato Monti.
Standard and Poor's taglia rating banche italiane. Una nuova, pesante, sferzata si abbatte da parte di Standard and Poor's sulle banche italiane che attendono a fine mese il via libera dell'Eba ai singoli piani presentati per rafforzare il capitale. L'agenzia taglia così 34 rating dei 37 istituti di credito analizzati (gli altri 3 avevano peraltro già un rating più basso) per effetto del calo del giudizio sul debito dell'Italia effettuato a metà gennaio, per le difficoltà delle banche nel rifinanziamento e del calo degli utili. Per il premier Mario Monti, in visita a Wall Street, si tratta "in gran parte di un effetto atteso di precedenti decisioni" ma i mercati e gli italiani ci chiedono di "continuare quello che abbiamo cominciato". La mossa di S&P's non fa distinzioni fra grandi e piccole banche colpendo così Intesa SanPaolo, Unicredit, Mediobanca, il cui rating si uniforma al BBB+ della Repubblica Italiana mentre per il Banco Popolare si scende a BBB-, per Mps a BBB e Unipol a BB. Per gli analisti di S&P il giudizio complessivo del settore bancario italiano perde una posizione e risulta così pari a quello di paesi quali Messico, Brasile o Repubblica Ceca.
10 febbraio 2012
Redazione Tiscali