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Decreto salva carceri, la Camera vota la fiducia. Boss e Di Pietro: resa dello Stato. La Severino: "Non è vero"

Non ci sta il ministro della giustizia Paola Severino ad inghiottire in silenzio gli attacchi sferrati nell'aula di Montecitorio dalla Lega e dall'Idv - durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia che ha toccato il rating più basso del governo Monti con 'appena' 420 sì - al decreto che vuole alleggerire il sovraffollamento e la tensione delle carceri dove vivono 68mila detenuti in spazi sufficienti per 45mila. Ai deputati del Carroccio e al partito di Antonio Di Pietro - che hanno tacciato il provvedimento di essere una amnistia mascherata e di rimettere in libertà i delinquenti minando la sicurezza dei cittadini - il Guardasigilli, davanti a telecamere e taccuini, ha replicato che il decreto "non è una resa dello Stato, né uno scaricabarile". Il dl, ha insistito il ministro chiedendo anche alla stampa di non contribuire a generare allarmismi, non è uno "svuotacarceri" ma semmai un "salvacarceri" perché restituisce un minimo di dignità alla condizione detentiva e anche a chi nei penitenziari ci lavora. Severino ha poi ricordato che questo provvedimento non è che un "tassello" nel "mosaico" di interventi messi in campo per ripensare il sistema carcerario.
A corredo c'è un disegno di legge che prevede pene alternative e affidamento in prova; c'é il piano carceri che avanza con la costruzione di nuove strutture; ci sono i 57 milioni pronti per ristrutturare subito i penitenziari più malconci. Quanto al meccanismo delle 'porte girevoli', che verrebbe bloccato dalla riforma evitando che nell'arco di cinque giorni entrino ed escano dalle celle circa 28 mila detenuti l'anno, Severino ha rilevato che la novità ha già dato ottimi frutti a Catania dove, in carcere per reati minori, non è più entrato nessuno che sia stato fermato in flagranza di reato e attenda il giudizio per direttissima innanzi al giudice monocratico. Con riferimento alla prevista uscita di circa 3500 detenuti ai quali entro il 2013 verrà concessa la possibilità di scontare ai domiciliari gli ultimi 18 mesi di pena (dunque con un bonus di ulteriori sei mesi rispetto al ddl Alfano), Severino ha chiarito che "sarà sempre il magistrato a valutare se il detenuto è meritevole di ottenere il beneficio per il venir meno della sua pericolosità sociale".
Il Guardasigilli inoltre ha gettato acqua sul fuoco di chi pensa che con la chiusura il primo febbraio del 2013 dei sei manicomi giudiziari, le cui vergognose condizioni sono state oggetto della Commissione di inchiesta guidata da Ignazio Marino, i malati di mente con la propensione al crimine siano lasciati a sé stessi. "Nessuno ha mai pensato di rilasciare in libertà persone pericolose: lo stato di detenzione rimarrà per i malati con disturbi mentali che hanno compiuto delitti, ma, con questa riforma sarà incentivata la loro cura e saranno restituiti alla vita civile quelli che sono guariti anche dal male mentale, perché guarire si può. Basta con gli 'ergastoli bianchi'". Non una parola sulla 'norma Lusi', introdotta al Senato nel dl, che, per fare un dono a qualche politico finito nei guai e poi assolto, ha retrodatato i termini per richiedere l'indennizzo da ingiusta detenzione dall'ottobre del 1989 al luglio 1988. Un ordine del giorno, martedì quando si approverà il testo, dovrebbe impegnare il governo a sanare il 'favore'.
Il governo della fiducia record perde alla Camera 49 voti: tanti sono i voti in meno che l'Esecutivo ha incassato sulla fiducia al dl 'svuotacarceri' rispetto a quella sul Milleproroghe. Colpa dei astenuti, non solo di Pt ma anche del Pdl, e degli assenti soprattutto nel partito di Silvio Berlusconi. La fiducia sullo 'Svuotacarceri' è passata con 420 sì, 78 no e 35 astenuti. I presenti erano 533. Tra gli astenuti, oltre ai 16 di Pt, 11 Pdl, 6 radicali, oltre a Ronchi e Scalia. I deputati in missione erano 21. Gli assenti erano in tutto 75, di cui 43 del Pdl, 12 del Pd, 5 della Lega 5 dell'Udc, 7 del Misto, 2 di Fli e un di Pt. Gli 11 astenuti del Pdl sono stati: Deborah Bergamini, Pina Castiello, gli ex sottosegretari alla Difesa Giuseppe Cossiga e Guido Crosetto, Alfredo Mantovano, Antonio Martino, Giancarlo Mazzuca, Giuseppe Moles, Alfonso Papa, Mauro Picchi e Giuseppe Scalera. A loro si aggiungono i sei radicali eletti nel Pd e i 16 di Pt. Quanto agli assenti del Pdl, spiccano oltre a Berlusconi gli ex ministri Gelmini, Meloni, Prestigiacomo, Brambilla, Fitto e Tremonti, l'avvocato dell'ex premier Ghedini. Tra gli assenti del Pd si nota Pierluigi Bersani, che si trova però all'estero.

09 febbraio 2012
Redazione Tiscali
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