Un tuffo nel passato: un voto segreto della Camera, proposto dalla Lega ed evidentemente 'non sgradito' al Pdl, ricompatta gli antichi alleati, spacca la fragile maggioranza che sostiene il Governo Monti e riporta i magistrati sul piede di guerra. L'emendamento del leghista Gianluca Pini che introduce la responsabilità civile diretta del magistrato anche per "violazione manifesta del diritto" arroventa le mailing list delle toghe e spinge il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini a minacciare "proteste anche estreme", cioè lo sciopero. In realtà, insieme agli applausi in aula del gruppo del Pdl dopo il voto, l'evento è il frutto, dice la matematica, di una maggioranza al di là dei confini del vecchio centrodestra e di una ex opposizione molto indebolita, rispetto ad altri voti del passato su temi analoghi: 264 sì, 211 no, e c'è chi parla di una "difesa di casta" di fronte alle inchieste che toccano vari partiti.
Sono due i fronti dello scontro che si apre: uno quello non nuovo tra Pdl-Lega e magistrati; l'altro parlamentare, perché ufficialmente le forze principali che sostengono l'Esecutivo, Pdl, Pd, Terzo polo, avrebbero dovuto votare contro (in conformità al parere del Governo) e invece, pur negando responsabilità esclusive, di fatto il Pdl ha rivendicato, nei commenti, il contenuto della norma. "Il fronte trasversale è una 'cazzata', è stata la destra", ha detto il leader Pd Pier Luigi Bersani. "Una forza politica non può dichiarare un'intenzione di voto e poi votare in maniera opposta a quel che ha detto con tanto di applauso corale". In ogni caso, ha ammonito, "siamo qui a salvare l'Italia ma così facendo si rischia di compromettere quel che stiamo facendo".
Il Governo, insomma, è chiamato in causa, anche se il voto , ha minimizzato il sottosegretario alla Presidenza Antonio Catricalà, "non credo che porterà problemi alla maggioranza". Prudentissima la reazione del ministro della Giustizia Paola Severino: "Confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento", ha detto. Nessun intervento urgente domani in Consiglio dei ministri, dicono fonti governative, ma la guardasigilli e i suoi colleghi di Governo si metteranno al lavoro per disinnescare la mina al Senato attraverso un emendamento.
Secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini "ci sono stati almeno 60 franchi tiratori, quindi c'è una sensibilità in Parlamento". Insomma, la norma Pini è "una cosa giusta messa nel posto sbagliato", cioè la legge comunitaria. E in ogni caso il principio "andava formulato in modo migliore". Ma il Terzo polo è spaccato: per il finiano Italo Bocchino il voto di oggi è "una vendetta della 'casta' contro la magistratura". Dichiarazione quasi in fotocopia con quella del leader Idv Antonio Di Pietro: "E' una vendetta e un ammonimento nei confronti dei magistrati", prevedendo contro i politici "una nuova Mani Pulite del popolo che alzerà i forconi".
Franchi tiratori di centro e di sinistra a parte (il voto è segreto quindi non sarebbe possibile quantificarli), a testimoniare la sintonia fra gli azzurri e il Carroccio, è stato Enrico Costa del Pdl a diffondere oggi i dati sulle sentenze in materia di responsabilità civile dei magistrati: "Dal 1988 ad oggi, su 400 cause avviate, ci sono state solo 4 condanne di giudici". Cascini a nome dell'Anm ha parlato di "norma incostituzionale" e di "mostruosità giuridica", accusando "una parte della politica" di "continuare a ritenere non accettabili le regole di un ordinamento democratico". E proprio le parole del segretario del sindacato delle toghe hanno ispirato una replica del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che dopo aver negato le responsabilità del suo gruppo nel voto ed aver parlato di "maggioranza trasversale", ha quasi rivendicato, replicando all'Anm, lo spirito dell'iniziativa: "Va anche ribadito - ha chiosato - che il voto non è contro il Governo, ma è contro la prepotenza di chi ritiene di essere una sorta di dominus nella vita politica italiana".
Del resto, torna l'eco di un periodo non lontano della politica italiana, nelle parole del vicepresidente Pdl Maurizio Lupi, che ha accusato l'Anm di rappresentare "la vera casta". Dura anche la dichiarazione congiunta dei suoi coleghi di partito Alfredo Mantovano e Guido Crosetto, che hanno chiesto "al capo dello Stato, anche quale presidente del Csm, di tutelare la dignità del Parlamento dagli attacchi dell'associazione rappresentativa dei magistrati italiani". Anche il leghista Pini, promotore del blitz sulla Comunitaria, ha replicato a muso duro ai magistrati: a suo giudizio quella votata a Montecitorio è "una norma di civiltà. Se poi Cascini, preannunciando forme di protesta estreme, vuole intimidire il Parlamento per intimidire me, si sbaglia di grosso - ha aggiunto - se spera di riuscirci".
In giornata la rivolta delle toghe è cresciuta soprattutto sul web, attraverso le mailing list che animano il dibattito interno all'Anm. Tra i primi a mobilitarsi Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma e componente del 'parlamentino' dell'Anm in rappresentanza di Magistratura democratica, che ha chiesto "formalmente alla giunta dell'Anm di proclamare lo stato di agitazione. Non ci si può limitare a 'sperare' - ha commentato - che il Senato corregga o che la Corte costituzionale dichiari in un lontano futuro l'illegittimità della norma oggi approvata dalla Camera". I leader delle due correnti di sinistra delle toghe, Piergiorgio Morosini di Magistratura democratica e Valerio Fracassi del Movimento per la giustizia hanno lanciato a loro volta l'allarme per una norma "incostituzionale" che "mira ad avere dei giudici burocrati che cercano sempre la via di minore resistenza, la soluzione più comoda e meno rischiosa, quella che penalizzerebbe inevitabilmente i soggetti e i diritti deboli". Ma anche per il segretario della corrente Unicost quello che è accaduto oggi "impone una forte mobilitazione dell'Associazione nazionale magistrati".
Poi è arrivata la risposta dell'Anm: "Convocheremo per martedì prossimo - ha annunciato il presidente dell'Anm Luca Palamara - un Comitato direttivo centrale straordinario (il 'parlamentino' delle toghe)per decidere sullo stato di agitazione e sullo sciopero contro la norma approvata. Silenzio, per ora, dal vicepresidente del Csm Michele Vietti, che su temi così delicati e scontri istituzionali in essere difficilmente prende posizione senza aver almeno informato il Quirinale. Ma il Csm, sulla prima, più generica versione della proposta Pini, aveva già emesso il 28 giugno del 2011 un parere che ne segnava una sonora bocciatura
02 febbraio 2012
Redazione Tiscali