Il Governo accelera sulla riforma del mercato del lavoro. Fissa le linee guida in quattro punti e avverte le parti sociali: si andrà avanti in modo spedito con o senza un accordo condiviso da tutti. Il prossimo round a Palazzo Chigi si svolgerà entro una decina di giorni con l'obiettivo di presentare in consiglio dei ministri il pacchetto complessivo in due-tre settimane. Il dialogo tra esecutivo, sindacati e imprese non si ferma. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, non vuole però andare troppo per le lunghe. Tempi e risorse sono i vincoli sul tavolo, anche se il 'tecnico' di Torino preferisce parlare di "gruppi di lavoro con modalità flessibili" piuttosto che di tavoli di confronto. Il metodo, che era stato uno dei motivi di tensione con i sindacati nella prima tornata di incontri, questa volta viene apprezzato. Ancora di più il passo indietro sostanziale sulla cassa integrazione, che non sarà toccata così come chiesto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. La recessione morde e il rischio di aumentare la disoccupazione, senza i necessari ammortizzatori e il sostegno ai redditi, è dietro l'angolo. Un avvicinamento tra le parti si è registrata anche sulla flessibilità in entrata. Il Governo ha riconosciuto che deve costare di più alle imprese, per evitare possibili abusi che approdano quasi sempre alla precarietà.
Il vero scoglio da superare resta l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Dopo le parole del premier Mario Monti, che hanno scontentato sia le confederazioni sindacali che i partiti del centrosinistra, Fornero ha proposto lo stop al reintegro dei lavoratori nei casi di crisi aziendale per motivi economici, sostituendolo con un'indennità di licenziamento. Confindustria si è detta favorevole, ma dal sindacato si è levato unanime un coro di no.
Il Governo farà la riforma del mercato del lavoro "con o senza accordo", ha detto Fornero. "E' un dialogo - ha precisato - ma il Governo farà di tutto per prendere il treno. Se lo facciamo insieme siamo contenti, altrimenti il Governo cercherà comunque di farlo". Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ricordando che "siamo in recessione" anche se "questo non vuol dire che non dobbiamo salire sul treno" della riforma del mercato del lavoro. "L`incontro è stato contrassegnato da un clima positivo e di collaborazione - ha sottolineato Fornero - la riforma del mercato del lavoro ha obiettivi generali condivisi, mi sento di dire, da tutti i partecipanti al tavolo: la lotta alla disoccupazione, in particolare giovanile, oggi al centro dell'attenzione europea, l`aumento dell`occupazione femminile, l`innalzamento dei livelli retributivi attraverso la crescita della produttività dei fattori. Queste priorità debbono essere perseguite nel più rigoroso rispetto dei vincoli europei". I quattro capisaldi della riforma saranno distinzione della flessibilità buona, sia in entrata che in uscita, da quella cattiva; realizzazione di una uniforme distribuzione delle tutele sia nei segmenti del lavoro che nel ciclo di vita delle persone; formazione e apprendistato; potenziamento delle politiche attive e servizi del lavoro.
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo cui "il posto fisso non c'è più" ha spiegato che "questa riforma è fondamentale" e "l'Unione europea, i mercati e gli investitori aspettano di vedere come la faremo". Sull'articolo 18, la leader degli industriali ha aggiunto che "il tema del reintegro deve valere per tutti i casi di licenziamenti discriminatori o casi per cui la legge dice che il licenziamento è nullo. E' un fatto di civiltà. In tutti gli altri casi dobbiamo diventare europei. Ci deve essere un'indennità di licenziamento".
Che questo sia il vero scoglio da superare è dimostrato dalla posizione di chiusura del sindacato. "Confindustria si fa prendere un po' la mano sulla scorciatoia dei licenziamenti - ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso - le opinioni si conoscono. Il problema è l'occupazione, non i licenziamenti". Da Camusso sono arrivate critiche al Governo anche sulla politica degli annunci. "Sull'equità non siamo andati bene - ha detto - e sulla crescita continuiamo a fare annunci e a non dare risposte".
Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha sollecitato il Governo a essere più cauto sull'articolo 18. "Spero - ha rimarcato - che in tutti ci sia l'idea che sia sbagliato mettersi in testa di far cadere un simbolo. L'effetto sulla gente sarà devastante. Invitiamo il Governo a usare molta cautela, perchè siamo in una fase delicata". E il leader della Uil, Luigi Angeletti: "Non abbiamo totem, ma delle ragioni". Inoltre il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, ha evidenziato che "siamo pronti a condividere con il Governo la riforma del lavoro, ma senza un parallelo piano di sviluppo per il paese non riusciremo a creare occupazione".
La Fornero: "Tema articolo 18 strumentale". "Noi vogliamo ottenere i risultati di cui parlavo, vedremo quali sono gli strumenti più appropriati che garantiscono l'ottenimento di quei risultati - ha continuato - questo è tema di dialogo e di discussione". L'arbitrato "è uno strumento che può sottrarre al processo di lavoro molte cause - ha aggiunto - e può accelerare l'iter processuale e può dare maggiore sicurezza sia alle imprese che ai lavoratori. Mi pare uno strumento buono, credo che dovremmo incoraggiarne l'uso". Sulle risorse per gli ammortizzatori chieste dai sindacati, Fornero ha aggiunto: "Non stiamo facendo una riforma per il 2012 e neanche per il 2013. Sappiamo bene che sono anni di crisi e di crisi occupazionale, ma dobbiamo guardare oltre la crisi e gettare oggi il seme perchè questa crisi possa essere superata. Il superamento può avvenire soltanto attraverso la crescita e la riforma del mercato del lavoro è uno strumento importantissimo per stimolare la crescita".
02 febbraio 2012
Redazione Tiscali