"Sul fronte dell'amministrazione della giustizia, sul fronte dell'anno che ci siamo lasciati alle spalle, il clima è decisamente cambiato. Nell'inverno del nostro scontento ci siamo scoperti più sobri e più seri". Così afferma il presidente della corte d'appello di Roma, Giorgio Santacroce, in un passaggio iniziale della sua relazione sull'amministrazione dellagiustizia in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Il magistrato aggiunge poi: "Antiretorico e pragmatico, il nuovo ministro della Giustizia si pone obiettivi concreti e raggiungibili: portare a compimento la riforma del processo civile, rivedere quello che non va della mediazione per ridurre il flusso del contenzioso, alleggerire la pressione del sovraffollamento delle carceri, potenziare la formazione e l'aggiornamento dei magistrati, attuare la revisione della geografia giudiziaria ancorandola a parametri oggettivi per sottrarla all'assalto dei campanili e campanilismi".
Severino: priorità è sfoltire i tempi dei processi - Nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario che si celebra nelle corti d'Appello di tutta Italia, il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha scelto di essere a Catania, "un esempio virtuoso, dimostrativo del fatto che il recupero di efficienza della giustizia prescinde dalle localizzazioni geografiche". In una intervista al Messaggero il ministro oggi delinea alcune delle priorità del suo mandato, in particolare per sfoltire i tempi interminabili dei processi. E a questo proposito specifica: "Il tema della prescrizione non è un tabù. Piuttosto bisogna valutare se il problema della prescrizione rappresenti la causa o la conseguenza della lentezza dellagiustizia".
Insomma se allungare i termini di prescrizione diventa indispensabile per sanare i processi troppo lunghi, è evidente, dice il ministro, che il problema va risolto da"dalle cause e non dagli effetti, dalla testa e non dalla coda, prevedendo come ho già detto misure deflattive e interventi sistemici sulla misura della pena". D'altro canto limitarsi a dichiarare prescritti i processi "da un lato scontenta le esigenze di difesa sociale" e dall'altro "non rispetta il sacrosanto diritto di un innocente ad essere riconosciuto tale con una sentenza che non si limiti a dichiarare l'estinzione del reato".
Come trovare l'equilibrio fra la crescente sensazione di insicurezza dei cittadini e la necessità di svuotare le carceri e abbreviare i tempi della giustizia? Per il ministro Paola Severino, essenziale è evitare la legislazione d'emergenza e valutare bene i reati di cui si parla per applicare misure alternative al carcere dove sia possibile. "Un punto di equilibrio può essere trovato" dice in una intervista al Messaggero il Guardasigilli "nella previsione di misure alternative che, filtrate sempre dal giudice, consentano di valutare la pericolosità dell'individuo" perché "una sanzione fortemente afflittiva come quella penale deve essere applicata solo quando altre sanzioni siano inefficaci".
"Ciò che invece si deve evitare" avverte il ministro "è la rincorsa alla legislazione cosiddetta di emergenza per affrontare l'allarme sociale suscitato dai singoli casi" Del resto, osserva, "questo governo ha tempi che ci obbligano a selezione le sole priorità realizzabili nel breve termine".
Canzio: a Milano tensioni destinate a stemperarsi - Di fronte a questo rinnovato spirito di sobrietà, legato al clima di austerità voluto dall'esecutivo Monti, anche i magistrati, secondo i presidenti delle corti d'Appello di Roma e Milano, devono respingere le "vetrine della visibilità" e assumere "dei comportamenti sobri" nel rispetto delle "regole deontologiche". "Anche la speciale e obiettiva sovraesposizione che negli anni più recenti ha caratterizzato gli uffici giudiziari milanesi sul piano dei rapporti con i media e con la politica per la particolare importanza e rilevanza sociale sia dei fatti sia delle persone coinvolte in indagini e processi, è destinata a stemperarsi laddove vengano da tutti osservate le regole deontologiche tenendo comportamenti adeguati", ha sottolineato il presidente della corte d'appello di Milano Giovanni Canzio.
"I magistrati non cerchino vetrine di visibilità" - Dal canto suo il presidente della corte d'Appello di Roma ha ricordato che una "idea di magistrato avulso da frequentazioni inopportune, dalla ricerca di vetrine di visibilità e da coinvolgimenti esterni può sembrare anacronistica e fuori dal tempo. Ma rimane l'unica via praticabile per evitare che il magistrato non abdichi alla sua fondamentale funzione di garanzia e di controllo della legalità, che costituisce il fondamento del suo ruolo istituzionale, venendo meno al dovere di essere soggetto soltanto alla legge".
28 gennaio 2012
Redazione Tiscali