E’ durata due ore e mezzo la colazione di lavoro a Palazzo Chigi tra il premier Mario Monti, il segretario del Pdl Angelino Alfano, quello del Pd Pier Luigi Bersani ed il leader del Terzo Polo Pier Ferdinando Casini. L’incontro ha scatenato però molte polemiche da parte dell'ala estrema della sinistra e della Idv.
Stavolta niente tunnel, misteri, smentite deboli. Piuttosto un incontro ufficiale, di quelli che un tempo si sarebbero chiamati di maggioranza. Angelino Alfano, Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani, tutti da Mario Monti per una colazione di lavoro che segna comunque l'avvio di una nuova fase per l'esecutivo e la maggioranza che lo sostiene, in cui la consultazione tra i leader avviene contemporaneamente e non seguendo lo schema dei bilaterali. La materia scelta per il primo faccia a faccia è la più idonea, la politica italiana in sede Ue, i tre leader non mostrano particolari differenze sulla linea da tenere in Europa.
Certo, secondo quanto riferiscono, il segretario del Pdl non nasconde un pizzico di fastidio, un di più polemico verso l'atteggiamento tedesco, le risate del tandem 'Sarkò-Merkel' sono una cicatrice non ancora rimarginata. Ma in ogni caso i tre leader si mostrano d'accordo sulla volontà di 'coprire le spalle' al governo che si appresta alla battaglia finale nell'Unione, forte di un ampio sostegno parlamentare che però, come ha avuto modo di spiegare Mario Monti, non deve tradursi in una sfida aperta alla Germania: "Occorre cautela" è stata la parola chiave, "realismo", non essendo tra l'altro l'Italia nella posizione di porre ultimatum.
Cautela, certo, ma di eurobond e ruolo della Bce, così come del fondo salva Stati sarà fatto cenno nella mozione, perché pur senza calcare troppo la mano la sfida politica alla rigidità tedesca resta. A sentire i partiti la parola chiave dell'incontro è stata "flessibilità": quella chiesta dall'esecutivo nella trattativa in sede Ue, auspicio del premier che non può reclamare esplicitamente carta bianca ma che è consapevole che alla fine godrà di ampio margine discrezionale. Flessibilità è anche l'impostazione di massima che i tre leader sono pronti a concedere, pur richiamandosi ai paletti della mozione. Alfano, Bersani e Casini hanno anche assicurato che 'medieranno' con le rispettive famiglie europee, dal Ppe ai socialisti, per chiarire le ragione di Roma.
Il dato significativo della giornata resta comunque il 'quadrilaterale tripolare' di Palazzo Chigi che, in assenza di foto di gruppo, rappresenta in ogni caso un significativo balzo in avanti rispetto ai tempi del tunnel. Una scelta che comporta però forte imbarazzo per i segretari di Pd e Pdl, che infatti si mostrano molto più cauti di Casini, che già parla di "intesa nazionale". Frenano infatti Bersani e Alfano, rilevando che non esiste una "maggioranza politica" nonostante il summit di governo. Mentre Casini ironizza: " se non la si può chiamare maggioranza politica, chiamiamola 'Andrea...'".
L'imbarazzo, infatti, è forte fra i democratici così come nel Pdl. Nel partito di Berlusconi buona parte degli ex An e qualche falco berlusconiano non gradiscono il format dei tre segretari, ma la fase emergenziale pur non mettendo il silenziatore, quantomeno smorza eventuali tentazioni polemiche. Senza contare il timore, manifestato da Alfano, che la Lega possa cavalcare l'intesa fra le principali forze per marcare una distanza, una differenza che potrebbe penalizzare i pidiellini nei prossimi mesi. Cruccio simile a quello di Bersani, che sempre più spesso rileva le dure prese di posizione espresse dall'Idv. In questo senso, democratici e pidiellini hanno chiesto al governo di assumere un'iniziativa per coinvolgere anche le forze di opposizione e di affidare questo compito al ministro Moavero, che si occuperà anche di redigere il testo insieme ai partiti.
L'altra novità è che i tre leader, a sentire Casini, si vedranno ancora. Sicuramente con Monti, ma anche tra loro, per discutere di legge elettorale. Pare che anche oggi il premier si sia tirato fuori dallo scottante agone che serve a definire il nuovo sistema di voto, mentre Alfano, Casini e Bersani ne hanno discusso a margine del vertice. Quanto a liberalizzazioni e riforme del mercato del lavoro, il leader Udc ha giurato a fine incontro: "no, non ne abbiamo parlato".
Idv: è nata una maggioranza checchè ne dica Bersani - Le dichiarazioni di Casini tuttavia non sono piaciute al vertice della Italia dei Valori. "Prendiamo atto, per bocca di uno dei protagonisti dell'incontro, che è nata una maggioranza politica, checché ne dica il finto ingenuo Bersani. Maggioranza di cui non facciamo parte, né vogliamo far parte perché la consideriamo del tutto innaturale rispetto al sistema bipolare maggioritario con cui questo Parlamento si è costituito ed è stato eletto. L'Italia dei Valori intende rappresentare nei programmi, nelle persone e nelle alleanze - prosegue Di Pietro - un'alternativa al Pdl e, proprio per questa ragione, si accinge a presentare una propria mozione sull'Europa. In ogni caso, leggeremo quella della maggioranza e, se nel merito la condivideremo, potremo anche approvarla. Ma in alcun modo ci mischieremo a nessuna mozione unitaria e coalizione politica eterogenea e estemporanea che confondono solo l'elettorato. Piuttosto, ci auguriamo che il governo Monti concluda al più presto il suo mandato di emergenza, per cui è stato legittimato, affinché i cittadini possano eleggere un nuovo Parlamento, auspicabilmente con una nuova legge elettorale".
Sulla scia dei dipietristi anche Rifondazione Comunista. "Con il vertice odierno nasce a tutti gli effetti la maggioranza politica che sostiene il governo di destra presieduto da Monti. Un governo che prosegue le politiche antipopolari di Berlusconi e che adesso, con le liberalizzazioni, vuole aprire la strada ad un piano di privatizzazioni tale da far invidia alla Thatcher", ha sottolineato il segretario Paolo Ferrero. "Francamente per quanto il Pd possa essere diventato un partito moderato - ha aggiunto- non capisco cosa ci stia a fare in quella maggioranza che, oltre ad essere di destra, invece di risolvere i problemi del paese li sta aggravando".
Bersani e Alfano smentiscono - Ma i segretari dei due partiti più importanti non la leggono in questo modo. "Questa non è una maggioranza politica perché una maggioranza politica nelle democrazie occidentali è quella che viene fuori dal consenso elettorale dei cittadini. Una maggioranza è tale quando viene riconosciuta così dai cittadini e non perché lo si decide in un palazzo", dice il segretario del Pdl, Angelino Alfano, arrivando alla presentazione del suo libro e rispondendo ad una domanda sulla ipotesi che l'incontro di oggi con Monti determini la maggioranza politica che appoggia l'esecutivo.
Se poi la domanda viene rivolta a Bersani la risposta è: "Assolutamente no". Non è nata una maggioranza politica. "Non so se qualcuno ha letto la lettera che ho scritto per la Befana, ma io in quella sede dicevo che bisogna cambiare metodo. Le forze politiche si devono assumere le proprie responsabilità all'allestendo anche un percorso per le riforme istituzionali. Ed è quello che stiamo facendo".
16 gennaio 2012
Redazione Tiscali