Da sinistra, Bonanni (Cisl), Camusso (Cgil) e Angeletti (Uil) Da sinistra, Bonanni (Cisl), Camusso (Cgil) e Angeletti (Uil) 

Articolo 18, sindacati all'attacco: "Norma di civiltà". Fornero: "Reazione che preoccupa"

E' scontro aperto tra il ministro del Lavoro Elsa Fornero e i sindacati sul tema della modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. "La reazione" dei sindacati "non la capisco, e mi preoccupa anche molto, non sul piano personale, ma per le sue implicazioni per il Paese", ha detto la ministra che ha aperto ad un incontro con i sindacati anche prima di gennaio. "Per quanto mi riguarda io non ho preclusioni", ma è necessario che "altri" non abbiamo "preclusioni", afferma Elsa Fornero. Ma Cgil, Cisl e Uil, nel giorno dello sciopero del pubblico impiego, vanno compatti per la loro strada intenzionati a non far passare modifiche su quella che è considerata una "norma di civiltà".
Camusso chiude: non è un totem, è una norma di civiltà - Ma il segretario della Cgil, Susanna Camusso, sull'articolo 18 e sulle pensioni, in un'intervista al Corriere della Sera, chiude ad ogni velleità. "Tra i lavoratori e i pensionati che frequento io non c'è nessuno che trovi la riforma Fornero ragionevole. C'è una straordinaria sottovalutazione e una supponenza impressionante da parte del governo nel non capire le conseguenze di questa riforma, che rappresenta un intervento brutale sui prossimi 6-7 anni per tante persone che non potranno accedere alla pensione e non avranno un sussidio. C'è un livello di aggressione nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici che, fatto da una donna, stupisce molto".
La Camusso, entrando poi più specificamente nella questione dell'articolo 18 ha detto: "Non è un totem, ma una norma di civiltà". Mettere mano a quella norma e realizzare il contratto unico per i giovani, sottolinea, "sarebbe un nuovo apartheid, a danno dei giovani. Se facciamo un'analisi della realtà, vediamo che la precarietà c'è soprattutto dove non si applica l'articolo 18, nelle piccole aziende. Quindi tutta questa discussione è fondata su un presupposto falso. Vogliamo combattere la precarietà? Si rialzi l'obbligo scolastico, si punti sull'apprendistato e si cancellino le 52 forme contrattuali atipiche". "Nella riforma - spiega la Camusso - c'è una norma programmatica che affida a una commissione di studiare la possibilità che i lavoratori spostino una parte dei contributi previdenziali dal sistema pubblico alle assicurazioni private. Questa è una riforma per smontare il pilastro delle pensioni pubbliche. Quindi Fornero non tiri in ballo a sproposito Lama, perché lei ha fatto esattamente una riforma contro i suoi figli, anzi i suoi nipoti". 
Bonanni: si paghi di più chi è più flessibile - Più che discutere dell'articolo 18 la Fornero si concentri sugli "incentivi per fare in modo che chi è più flessibile sul lavoro sia pagato di più e non diventi precario", dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. "Lei lo dovrebbe sapere perché fa la maestrina, senza più salario non si possono avere più contributi per la pensione", ha detto Bonanni al presidio dei lavoratori pubblici davanti al Parlamento. Il leader sindacale ha criticato duramente il governo "forte con noi deboli e debole con i forti e le corporazioni", "ecco perché non ha voluto nessuna trattativa, nessuna concertazione, nessun dialogo con i sindacati - ha continuato Bonanni - questo avrebbe dato più trasparenza". "Il rigore doveva accompagnarsi con l'equità, ma di questa non c'é traccia", ha concluso.
Marcegaglia con la Fornero - E se i sindacati chiudono ad ogni ipotesi di modifica, non così il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per la quale "in una situazione come questa, come ha detto il ministro Fornero non ci sono più totem o tabù". La leader degli industriali ha spiegato che la sua associazione si siederà al tavolo "per una trattativa seria e pragmatica" e "con la volontà di lavorare e collaborare" per giungere alla riforma del mercato del lavoro. Marcegaglia ha affermato che "pensiamo che la riforma del mercato del lavoro vada affrontata con molta serietà. Ci sono rigidità in uscita che non hanno eguali in Europa. In alcuni casi c'è anche eccesso di flessibilità in entrata, che penalizza giovani e donne". Secondo il presidente di Confindustria "vanno rivisti, in parte, gli ammortizzatori sociali". Ha poi osservato che "nella situazione italiana complessa, la riforma del mercato del lavoro va affrontata per tornare a crescere. Non è l'unica da affrontare, ce ne sono altre: liberalizzazioni, innovazione e ricerca".
 
19 dicembre 2011
Redazione Tiscali
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