Vittorio Feltri, direttore del Giornale
Vittorio Feltri, direttore del Giornale 

Politica

Il caso Boffo avrà un seguito: in onda è andata solo la prima puntata

di Paolo Salvatore Orrù
“La generale attenzione è stata puntata su chi ci abbia dato la notizia base, anziché sulla fondatezza. Sono stati tirati in ballo cardinali, il direttore dell’Osservatore Romano, Vian, gente che io rispetto ma non conosco, non ho incontrato. Ovvio la dritta non mi è stata data dalla bocciofila del mio paese, bensì da persone addentro alle segrete faccende della Chiesa, della quale non ho rivelato il nome né lo rivelerò perché non c’è bisogno di farlo in quanto la condanna per molestie c’è stata; peccato che nessuno, nemmeno la Santa Sede si sia preoccupato di accertarlo”.
Il virgolettato è tutto di Vittorio Feltri, che nell’Editoriale pubblicato oggi nel suo Giornale ancora una volta fa i salti mortali per non rivelare da quale fonte, o da quale pulpito, sia partito lo schizzo di acqua fetida che ha macchiato indelebilmente la fama di Dino Boffo, ex direttore dell’Avvenire, organo politico della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Forse Feltri non avrebbe più voluto utilizzare altro inchiostro per dare spiegazioni sul “caso Boffo”, ma è stato costretto dall'inattesa sortita del papa che - con una nota diffusa dalla sua Segreteria di Stato - ha smentito che il direttore dell’Osservatore Romano, Vian, sia stato il mandante, e nemmeno il corriere, del pizzino utilizzato da Feltri per confezionare la polpetta più avvelenate della storia del giornalismo italiano.
La mossa del Vaticano ha stupito un po’ tutti, perché proprio l’intervento del pontefice anziché chiudere il gossip lo riapre. “Continuo a ritenere – ha scritto Antonio Socci su Libero – che c’era un modo più convincente ed efficace per mettere fine ai veleni e sospetti. Come ho scritto il 3 febbraio era anzitutto interesse di Bertone e Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, che Vittorio Feltri spiegasse chi è “l’informatore attendibile, direi insospettabile” che gli accreditò la velina con accuse rivelatesi false contro Dino Boffo, direttore dell’Avvenire. Feltri infatti al Foglio, il 30 gennaio, spiegò che si fidò perché “era una personalità della Chiesa” di cui si doveva fidare direi istituzionalemente”.
“Dalla carta stampata colerà il sangue e anche qualcosa di più immondo”, aveva vaticinato lo scorso agosto nella rubrica pubblicata dal Riformista, il Bestiario, Giampaolo Pansa. L’antico vate del giornalismo italiano aveva previsto, in buona sostanza, che il “mistero Boffo” avrebbe minato sin dalle fondamenta “la credibilità della del giornalismo italiano”. E in effetti le testate più coinvolte nella vicenda, il Foglio e il Giornale, non hanno certo brillato per lungimiranza e chiarezza. “Il Fatto aveva riferito una settimana fa che Bertone aveva rinnovato la sua fiducia a Vian. Così era. Nessuno in Vaticano ventilava la decapitazione del direttore dell’Osservatore Romano come preannunciava il Foglio, che oggi lamenta che si voglia “silenziare la stampa”. Né d’altra parte il cardinale Ruini si è sporcato le mani in “congiure” contro Bertone. L’ex presidente della Cei ha sempre difeso Boffo”, scrive Marco Polito su il Fatto Quotidiano.
Insomma, Feltri, uno dei colonnelli più fidati di Silvio Berlusconi, con l’accusa di omosessualità rivolta a Boffo ha scatenato una delle più cruente “guerre civili” mai combattute dall’alto clero romano. Al di là delle divisioni tutte interne alla Chiesa, l’altro segnale che è stato dato è chiaro: la politica italiana è riuscita a insinuarsi, con tutte le sue contraddizioni, incoerenze e resistenze, in un mondo già di per sé complesso. “E’ in atto un tentativo cesaro-papista di inserirsi nelle divaricazioni interne della Chiesa per esasperarle e piegare la Chiesa stessa ad un potere mondano. Per ricattarla, addirittura”, ha detto Rocco Buttiglione a Carmelo Lopapa, giornalista di Repubblica.
Le conclusioni del presidente dell’Udc: “La strategia oscura, ancora da scoprire in tutti i suoi risvolti, lascia intravedere un attacco alla chiesa da destra. Il direttore del Giornale, Feltri, ha cercato di intimidire e calunniare Boffo, salvo poi a dare da intendere che la vera responsabilità sarebbe stata del cardinale Bertone e dell’Osservatore Romano”. Sull’Unità Filippo Di Giacomo punta il dito contro “chi ha fomentato la contrapposizione fra cattolici perché si colpissero l’un l’altro, sapeva molto bene cosa avrebbe generato”. Qualche puntata di questo immenso gossip potrebbe perdersela proprio il direttore del Giornale che il 22 febbraio dovrà rendere conto all’Ordine dei Giornalisti lombardi sulla falsa “informativa” che ha dato la stura allo scandalo in questione.
10 febbraio 2010
 
 
 
  
 

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