Eluana Englaro prima dell'incidente del 18 gennaio 1992
Eluana Englaro prima dell'incidente del 18 gennaio 1992 

Politica

Berlusconi: "Dolore per non aver potuto evitare la morte di Eluana"

"Vorrei ricordarla e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte". È il messaggio che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fatto pervenire alle suore misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni, dove Eluana Englaro restò ricoverata per 14 anni, ad un anno dalla sua morte. Il messaggio è stato portato alle suore dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che oggi è stato in visita alla clinica lecchese.
Il testo del messaggio - "Carissime sorelle, è trascorso ormai un anno dalla scomparsa di Eluana Englaro. Vorrei ricordarla con voi e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte". "Vorrei soprattutto ringraziare tutte voi per la discreta e tenace testimonianza di bene e di amore che avete dato in questi anni - continua il messaggio -, i gesti di cura che avete avuto per Eluana e per tutte le persone che assistete lontano dai riflettori e dal clamore in cui invece sono immerse le nostre giornate, sono un segno di carità, un esempio da seguire per me e per tutti noi che abbiamo la responsabilità di governare il nostro amato Paese". "Vi prego di pregare per l'Italia - conclude il messaggio del presidente Berlusconi - perché ritrovi pace e serenità nella vita pubblica e in quella privata di ciascuno di noi, cordialmente Silvio Berlusconi".
Il decreto della discordia - Quando il premier afferma di rammaricarsi per non avere potuto evitare la morte della Englaro, si riferisce al decreto col quale un anno fa il governo cercò di impedire l’applicazione di un provvedimento della magistratura che autorizzava la cessazione delle terapie atte a tenere in vita la donna in stato vegetativo persistente da 17 anni. Fu proprio quel decreto a provocare un duro scontro fra Berlusconi e il presidente della Repubblica.
Il disaccordo col Quirinale - Giorgio Napolitano, cercando di evitare lo scontro, avvisò il governo che, Costituzione alla mano, non avrebbe potuto firmare un tale decreto legge. C'era una sentenza della Cassazione, e “un decreto legge che stabilisse il contrario avrebbe costituito una lesione palese dei vincoli costituzionali che legano l'esecutivo al rispetto del principio di intangibilità del giudicato". Ma il governo decise invece di andare avanti col “decreto salva-Eluana”.
La firma negata - A qual punto lo strappo col Quirinale divenne invitabile e il Colle si vide costretto a inviare a Palazzo Chigi una lettera che giudicava "inappropriato" lo strumento del decreto legge in una materia del genere, ribadendo la mancanza dei requisiti di necessità e di urgenza e il contrasto con gli articoli 3, 13 e 32 della Costituzione. Non fu una scelta facile quella di Napolitano che per non "snaturare le funzioni che la Carta costituzionale mi assegna" negò infine la firma del provvedimento d'urgenza varato dal governo per impedire la sospensione dell'alimentazione di Eluana.
09 febbraio 2010
 
 
 
  
 

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