Sono 11 le Regioni che hanno presentato ricorso alla Corte costituzionale contro l'atto legislativo che stabilisce il ritorno al nucleare imponendolo con un atto d'imperio supportato dal segreto di Stato. Una presa di posizione, quella dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, mal digerito anche dalle regioni guidate dal centrodestra.
Le ultime in ordine di comparizione ad essersi unite a Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte, sono il Lazio, le Marche, l'Umbria, la Basilicata e la Puglia. A queste si aggiungano anche la Sardegna, che pur non avendo aderito al ricorso ha sottoscritto un impegno per compiere “tutti gli atti necessari” per evitare la presenza di centrali nucleari sul suo territorio e la Sicilia ha opposto il suo no a qualunque decisione arrivasse da Roma in tema di nucleare. Al ricorso ha aderito anche la Rete dei piccoli Comuni. Il Comitato molisano contro il nucleare ha promosso una petizione per spingere la Regione a fare altrettanto.
Anche nel Veneto qualcosa si muove a destra. La maggioranza che sostiene il presidente uscente Giancarlo Galan si è divisa sulla proposta di aderire al ricorso avanzata dalle forse politiche di centrosinistra. La proposta non è stata approvata, ma la Lega si è astenuta. E la candidatura del leghista Luca Zaia - che ha detto che "non andrà contro la volontà del popolo" - lascia spazi aperti.
La legge che disciplina il ritorno al nucleare prevede che le decisioni relative all’ubicazione di centrali, scorie, depositi di combustibile siano prese con mezzi e poteri straordinari, ed affidate a commissari. Il ricorso si appella a quanto stabilito dal titolo V della Costituzione sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di governo. Il ministro per sviluppo economico, Claudio Scajola, intanto insiste sul fatto che da parte del governo non ci sia stata nessuna violazione delle prerogative regionali: la legge non è anticostituzionale, perché prevede che il Governo possa sostituirsi alle Regioni solo in caso di mancata intesa.
02 febbraio 2010