Non c’è verso: dei siti sui quali verranno realizzate le centrali nucleari, il governo non parla. I tempi non sono ancora maturi, dicono, lasciando intendere che i lavori necessari per individuare i luoghi più adatti, sulla base dei criteri indicati dal Consiglio dei ministri lo scorso dicembre, sono ancora in corso. Bocche cucite dunque, nonostante il tema sia pressante in questa campagna elettorale per le regionali, a partire dal ricorso alla Corte costituzionale di 11 Regioni (
scheda) contro il governo e il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni.
Vasco Errani, presidente uscente della giunta dell’Emilia Romagna dà la sua lettura: “Ci sono le elezioni e per questo il governo si guarda bene dal far sapere dove intende costruire le centrali”. L'impopolarità del nucleare potrebbe condizionare l'esito del voto?
Raggiunto al telefono, il governatore, in corsa per un altro mandato col Pd, non ha dubbi e, allo stesso modo, si dice per nulla sorpreso del “no” (preso a maggioranza con il voto contrario delle nordiste Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto ndr) espresso dalla Conferenza, da lui stesso presieduta. “C’è un problema di metodo tanto per cominciare – spiega Errani - il governo ha agito con un atto istituzionale, senza coinvolgere le Regioni e senza un piano energetico nazionale. Per questo enti territoriali di sinistra ma anche di destra hanno fatto ricorso alla Consulta per violazione delle loro prerogative”.
Regioni nettamente contro che il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, accusa di essere “pregiudizialmente contrarie alla modernizzazione del Paese”. Errani respinge al mittente e semmai ribalta: “Quelle che il governo vuole realizzare sono centrali di vecchia generazione con costi elevatissimi – dice - è una scelta arretrata fatta senza realizzare prima un piano energetico nazionale”.
E non si dimentichi il problema dei costi altissimi dello smaltimento delle scorie nucleari di cui nessuno in Italia sembra volersi far carico. A Caorso, sede di una centrale dismessa dopo il referendum del 1987, “è attualmente in corso la fase di riprocessazione delle scorie, detta decommissioning: 1,5 miliardi già spesi per degradare il materiale radioattivo in un procedimento che si concluderà nel 2017”. Poi il dato politico: la contraddizione nella quale si perde una maggioranza “che si dice federalista”. “Al di là dei proclami roboanti, l’azione di questo governo è del massimo di centralizzazione e questo è chiarissimo”, dice Errani convinto che alle Regioni non resti altro che opporsi.
“Siamo alla follia”, sintetizza Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte, anch’essa ricandidata per un secondo mandato con il Pd. “Questo governo si vanta di essere federalista, poi su una materia essenziale per il nostro futuro come l'energia agisce per toglierla alle Regioni”. E aggiunge: “La continua convinzione che con atti di forza si possano convincere i cittadini e le istituzioni è follia. Questo governo non solo dimostra di essere completamente contro il federalismo, ma contro lo stato di diritto”.
Come Errani si dice assolutamente contrario all’ipotesi di una riapertura della centrale di Caorso, così Bresso chiude le porte all’ipotesi che Trino Vercellese venga inserita nell’elenco dei siti per i futuri reattori. “Il Piemonte ha preso la strada delle energie rinnovabili – dice – e questa vuole continuare a seguire”. In ogni caso, precisa, “l’acqua del Po è scarsa e già sfruttata al massimo: a fronte di una crescente carenza idrica il governo ha un progetto per i prossimi 30 anni”. E poi l’ipotesi di un incidente “che non possiamo in alcun modo escludere” dice la presidente “può provocare la contaminazione di tutta la Pianura padana perché le falde sono uniche”.
Minimizza invece lo sfidante alle prossime regionali in Piemonte,
Roberto Cota (
leggi l'intervista). "Le centrali le abbiamo a due passi in Francia, quindi cosa cambia?". Secondo il capogruppo leghista alla Camera, da parte del governo "non c'è stata nessuna violazione delle prerogative regionali", anzi, "sono stati stabiliti dei criteri precisi e trasparenti". Semmai compito del presidente della Regione è "vigilare che l'eventuale scelta di un sito venga fatta in rispetto di questi criteri".
Ma allora il principio federalista tanto caro alla Lega in questo caso non vale? "Quella del nucleare è una scelta per tutta l'Italia e le regioni devono semmai vigilare. Se verrò eletto - ci dice ancora Cota - verificherò che i criteri per l'individuazione dei siti siano applicati correttamente e poi parlerò ai sindaci e alla gente per spiegare che il nucleare di quarta generazione è tecnologicamente avanzato (ma l'Italia sta comprando dalla Francia quello di terza generazione ndr) e sicuro". Quindi l'ipotesi Trino Vercellese è percorribile? "Non sono ipocrita, non ho problemi a dire che sono favorevole al nucleare, la scelta dei siti non spetta a me".
Nel Nord ricco e produttivo c’è anche chi le centrali nucleari le accoglierebbe a braccia aperte, purché non nel proprio territorio. E’ il caso del Friuli Venezia Giulia - una delle tre dissidenti in Conferenza Stato-Regioni - che, per bocca dell'assessore all'Energia, Sandra Savino (Pdl), aveva annunciato di esser pronta a fare accordi con la Slovenia per lo sviluppo del reattore di Krsko pur non essendo disposta ad ospitare centrali (si è parlato di Monfalcone) “perché il territorio - ha detto l'assessore - è già sfruttato industrialmente al suo massimo”.
“Quelli del no al nucleare hanno fatto fino ad ora un danno all’Italia pari a 60 miliardi di euro”, tuona invece Giancarlo Galan, presidente uscente del Veneto, attraverso una breve nota. Rifiuta l’intervista perché “del nucleare ho già detto tutto”, un po’ come se la patata bollente passasse ora al leghista Luca Zaia che, con ogni probabilità (è lui il candidato del centrodestra), lo sostituirà alla presidenza della giunta. Il ministro dell’Agricoltura, interpellato sull’argomento, ha detto che il Veneto “è una regione già antropizzata” e che se verrà eletto terrà conto “delle ragioni del popolo”.
Tutto da vedere insomma. Decisamente meno interlocutorio Galan che, esortando il governo "a non arretrare di un millimetro rispetto alla scelta del nucleare", si scaglia contro chi nel Pd lo accusa di “aver deciso di costruire centrali nucleari in Veneto”. “Siamo alle solite bugie demagogiche – insiste Galan - portate avanti dalle Regioni guidate dai ‘rossi’ amici della vergognosa politica del non fare. Grazie a costoro il "no" al nucleare è costato fino ad ora più di 60 miliardi di euro all'Italia”.
01 febbraio 2010