Riforma dell'Università: via libera del Senato, la riforma della Gelmini è legge

La riforma Gelmini è legge. L'Aula del Senato ha infatti dato il via libera definitivo al testo sull'università approvandolo con 161 sì, 98 no e 6 astenuti (Tutte le novità.). Hanno votato a favore Pdl, Lega e Fli. Hanno votato contro Pd e Idv. Si sono astenuti (anche se al Senato vale come voto contrario) Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. "Finalmente - ha ribadito il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini dopo il voto - viene archiviata definitivamente la cultura del falso egualitarismo instaurato con il 1968 e comincia una bella stagione all'insegna della responsabilità e del merito, del no agli sprechi, a parentopoli e a nuovi casi di baronia". Per il ministro, quindi, "oggi è una bella giornata per il Paese", anche perchè con l'approvazione di palazzo Madama si è conclusa una maratona che ha avuto inizio quasi due anni fa e che è coincisa con alcuni momenti molto travagliati della legislatura. A ottobre, infatti, la riforma ha rischiato di saltare, alla Camera, per mancanza di copertura finanziaria, mentre nella sua corsa per diventare legge, al Senato, ha dovuto attendere che il governo, il 14 dicembre, incassasse il voto di fiducia.
Anche in questi ultimi giorni, poi, il ddl Gelmini non ha avuto vita facile, vittima dell'ostruzionismo dell'opposizione, che si è risolto soltanto ieri in extremis. La maggioranza, infatti, ha blindato il testo, evitando di far passare emendamenti che richiedessero un successivo passaggio parlamentare alla Camera. Alcune contraddizioni tra diversi articoli dello stesso testo, evidenziate con forza dalle opposizioni, saranno corrette, come ha annunciato lo stesso ministro Gelmini, nel decreto 'Milleproroghe'.  Proprio sulle incongruenze del testo si è consumato l'ultimo strappo fra maggioranza e opposizione: Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, infastidita dalle interruzioni durante i suoi interventi, ha detto ai suoi di intervenire sul tema ai sensi del regolamento, minacciando di prolungare la discussione per altri 101 minuti più altrettante votazioni.
Soltanto le scuse del collega Maurizio Gasparri a nome di tutto il gruppo il Pdl hanno fatto desistere il Pd dal blocco dell'Aula e consentito l'approvazione della riforma, che costituisce, secondo il capogruppo del Pdl, "un passaggio fondamentale della legislatura, dell'azione del governo Berlusconi e della maggioranza di centrodestra". Toni di trionfo anche dalla Lega, che ha salutato con favore gli incentivi agli studenti che frequenteranno gli atenei della propria regione, "in pieno spirito federalista". Da un punto di vista politico, va registrato anche il fatto che Futuro e Libertà ha votato con la maggioranza. "In Italia - ha detto a nome dei futuristi Giusepope Valditara in dichiarazione di voto - c'è bisogno di una politica che abbia senso dello Stato. Fli ha dichiarato che avrebbe approvato questa riforma e quindi terrà fede al proprio impegno".
Adesso, manca soltanto la firma del presidente della Repubblica - Il presidente della Repubblica pronto a sentire gli studenti.  "Sono interessato a conoscere le vostre 'valutazioni critiche e proposte' : non ho mai pensato di svolgere - e non c'era dunque motivo di temere che potessi farlo in questo caso - solo un'attività parziale di ascolto, anziché svolgere il mio ruolo a 360 gradi''. E' un passaggio della risposta che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dato alla lettera ricevuta da Mattia Sogaro, Presidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Il capo dello Stato annuncia di aver intenzione di fissare al piu' presto l'incontro con i rappresentanti del CNSU, per ''chiarire tutti gli aspetti di una situazione complessa come quella che vivono, in modi diversi, le varie componenti del mondo universitario. Situazione rispetto alla quale - sottolinea - io peraltro mi limito ad uno sforzo di analisi, di comprensione e di confronto in termini generali, astenendomi dall'esprimere qualsiasi opinione di merito su scelte legislative che appartengono alle responsabilità del governo e del Parlamento''.
La riforma dell'università non avrà effetti immediati - Per rendere operativi gli articoli, contenenti i principi generali, occorrerà attendere un po' di mesi. Prima di tutto servirà la verifica di compatibilità economica. Successivamente il testo verrà sottoposto all'attenzione del presidente della Repubblica, chiamato a firmarlo. Solo qualora non dovessero essere riscontrate incompatibilità, il testo approderà quindi in Gazzetta Ufficiale. Nel frattempo sarà indispensabile, per rendere spendibile la riforma, che il parlamento approvi al più presto i decreti attuativi. Ma anche che gli organi direttivi di tutte le università italiane dovranno mettersi subito al lavoro: entro sei mesi dalla pubblicazione della legge, i 66 atenei pubblici italiani dovranno infatti approvare i nuovi statuti. Se non dovessero subentrare rallentamenti la riforma potrebbe trovare attuazione già dal prossimo ottobre, in corrispondenza del nuovo anno accademico.
Gelmini: “Ho i soldi per attuare riforma in 6 mesi” - Le risorse per attuare la riforma dell'università entro sei mesi ci sono. Ha tenuto a precisarlo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la trasmissione di 'Porta a porta'. "Ho i soldi - ha detto Gelmini - è stato stanziato un miliardo di euro nella legge di stabilità che è sufficiente per garantire le spese di funzionamento e il riconoscimento degli scatti meritocratici per i ricercatori e i professori". La riforma dovrà essere attuata attraverso una serie di provvedimenti "che verranno approvati tutti entro sei mesi. Quindi - ha aggiunto - sicuramente dal prossimo anno accademico la riforma sarà attuata".
Gelmini: "Vedrò gli studenti, disponibile a miglioramenti" - Dal voto sulla riforma dell'università "la maggioranza esce rafforzata". Ma la riforma approvata è anche "una grande opportunità per gli studenti, i veri protagonisti di questa riforma". Lo sottolinea il ministro dell'Istruzione che annuncia: "Da parte mia c'è ora la massima disponibilità a correggere quel testo per migliorarlo" quando verranno redatti i decreti delegati. "Alla ripresa, dopo la pausa natalizia - anticipa - incontrerò gli studenti per discutere sui decreti attuativi della riforma, ma fin da subito dico loro che non devono avere paura di un provvedimento che non destabilizza e non privatizza l'università". "Questo Paese - prosegue Gelmini parlando con i cronisti a Palazzo Madama - può reggere la sfida della competizione mondiale solo se avrà la forza di modificare le regole. Serve più autonomia, più responsabilità e più concorrenza. Il mio augurio è che si possa costruire un'università migliore e si possa così superare il triste fenomeno della fuga dei cervelli". "La fase attuativa - conclude il ministro - è la più importante. Troppe leggi restano lettera morta: sarà quella la fase in cui si potrà eventualmente intervenire ancora per migliorare il testo".
Sacconi: "Ricreazione è finita" - La riforma dell'università segna la fine della "ricreazione" nel sistema educativo iniziata nel 1968. Lo sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui la legge Gelmini "ha un grande valore in sè, per i robusti contenuti di promozione del merito e della responsabilità, e in relazione al più generale clima culturale del paese. È forse l'atto più significativo con cui si è posta fine alla lunga 'ricreazione' nel sistema educativo iniziata nel 1968". "La fine dell'epoca del debito pubblico irresponsabile - aggiunge il ministro in una nota - induce a fare di necessità virtù e così a evitare dispersione, sprechi, rassegnazione alla bassa qualità. E ora, per completare la liberazione dell'Italia dagli anni Settanta e per promuovere l'occupazione e il lavoro di qualità - conclude Sacconi - dobbiamo realizzare lo 'Statuto dei lavori', perchè il lavoro non si crea con la spesa in disavanzo ma garantendo competenze alle persone in un mercato del lavoro efficiente e trasparente".
Gasparri: "Napolitano ascolti chi è a favore della riforma" - "Adesso, come ha ricevuto le associazioni studentesche in dissenso, mi auguro che il capo dello Stato voglia ascoltare anche le ragioni di coloro che sono favorevoli alla riforma dell'Università, svolgendo in maniera saggia il suo ruolo a 360 gradi". E' l'invito che il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, rivolge al presidente della Repubblica dopo l'approvazione al Senato in via definitiva della riforma Gelmini, che andrà ora alla firma di Giorgio Napolitano. "L'approvazione della riforma - prosegue Gasparri - rappresenta un passaggio fondamentale della legislatura, dell'azione del governo Berlusconi e della maggioranza di centrodestra. Le contestazioni a tratti caratterizzate da episodi di grave violenza non hanno interrotto il processo riformatore. Il fatto che poi le contestazioni degli ultimi giorni abbiano visto prevalere comportamenti pacifici è un ulteriore merito di chi non ha voluto interrompere un'azione di modernizzazione delle nostre strutture universitarie".
Pd: "Riforma-disastro, degno suggello del decennio Berlusconi" - L`approvazione della legge di riforma dell`università è "il degno suggello del decennio berlusconiano e completa una delle scelte strategiche più disastrose della destra italiana: il disinvestimento sulla conoscenza, dall`istruzione, all`università e alla ricerca è, al contempo, il simbolo peggiore dell`Italia immobile e la causa principale della cronica decrescita della nostra economia". Lo afferma Marco Meloni, responsabile Università e Ricerca del Pd.
Finocchiaro: "Adesso speriamo in decreti attuativi" - La presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, non molla e, dopo l'approvazione del ddl Gelmini fa notare ai cronisti che "una cosa che il ministro non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà quindi che Camera e Senato tornino in commissione per occuparsene e mi auguro che in quella sede si possa fare ancora qualche passo in avanti".
Confindustria: "Sistema nuovo tenga al centro i giovani" - La riforma Gelmini "consegna finalmente al Paese un sistema universitario nuovo che mette al centro i giovani". Lo afferma Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria con delega all'education, sottolineando che "con l'approvazione della riforma abbiamo evitato di lasciare le nostre università in una situazione di forte incertezza su tutti i fronti: le risorse, la governance, la valutazione della qualità della ricerca e della didattica, la selezione dei docenti". Nascerà un sistema nuovo, spiega Rocca in una nota, "in cui il merito, il finanziamento premiale, la selezione dei migliori e l'internazionalizzazione potranno sostituire l'appiattimento retributivo, il finanziamento su base storica e egualitaria, le assunzioni per anzianità e la chiusura internazionale che hanno caratterizzato la vita dei nostri atenei per troppi anni, penalizzando i giovani e ritardando lo sviluppo del Paese". "Si apre ora - conclude il vicepresidente degli industriali - un'impegnativa fase di riforma organizzativa delle università che consente di competere realmente a livello internazionale lasciandosi alle spalle sprechi, inefficienze e nepotismi".
Studenti: “Ora battaglia ai decreti e rettori dicano no” - Gli studenti universitari accolgono l'approvazione della riforma universitaria come un errore ormai inevitabile, frutto dei numeri del Senato sensibilmente a favore della maggioranza, ma non per questo si rassegnano: quelli di Link-coordinamento universitario sostengono che il sì di palazzo Madama "non è stato un fulmine a ciel sereno: sapevamo che ormai dentro il parlamento non c'erano più margini, ma la battaglia non è finita" perché "chiediamo fin da subito a tutti i rettori di disobbedire. I tanti cortei di mercoledì - continuano gli studenti - l'hanno dimostrato: questo movimento riesce a mobilitare centinaia di migliaia di studenti fino a tre giorni prima di Natale, ben al di là delle canoniche manifestazioni autunnali".
Gli studenti non si fermeranno - "Il piano della mobilitazione, ora, si sposta - dichiara sempre il Link - dal parlamento verso il governo, con l'attesa dei decreti attuativi, e verso gli atenei, con l'adeguamento degli statuti universitari alla nuova legge: daremo battaglia in tutti gli organi collegiali e in tutte le piazze, perché la privatizzazione dell'università, lo smantellamento del diritto allo studio e la precarizzazione della ricerca non passino nei nostri atenei. La comunità universitaria ha il diritto e il dovere di ribellarsi". Gli studenti, inoltre, non escludono nessuna delle vie possibili per bloccare la legge, dalla Corte Costituzionale al referendum: "valuteremo come movimento che strada prendere. Continueremo a raccogliere idee e proposte e a sperimentarle tutti i giorni nei nostri atenei: vogliamo il diritto al referendum sulle materie che ci riguardano, vogliamo un nuovo welfare che ci permetta l'autonomia dalla famiglia, vogliamo una ricerca aperta ai giovani e non bloccata dalle baronie".
23 dicembre 2010
Redazione Tiscali
 
 
  

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