Costituzionalisti: "La sfiducia al presidente della Camera è impossibile, il Colle non ha il potere"

Continua a tenere banco il dibattito sulla richiesta di dimissioni rivolte dalla maggioranza al presidente della Camera. Richiesta che, secondo le notizie provenienti dall’ufficio stampa del Pdl, Berlusconi e Bossi vorrebbero inoltrare al presidente della Repubblica. "Ma che cosa può mai fare il presidente Napolitano? Evidentemente nulla perché vige il principio della separazione dei poteri e del resto nella storia parlamentare italiana non risulta sfiduciato o revocato nessun presidente della Camera". La pensa così il presidente emerito della Consulta Piero Alberto Capotosti che, in un editoriale sul Messaggero, ribadisce "l'impossibilità di sfiducie o revoche di titolari degli organi parlamentari".
Capotosti ricorda inoltre che anche Casini e Bertinotti erano "leader di partito" e interpreta il sempre più frequente ricorso a Napolitano con "una sostanziale crisi della politica e dei suoi esponenti e una sostanziale inosservanza delle regole costituzionali che disciplinano la competizione politica".
Anche Giorgio Rebuffa, intervistato dalla Stampa, conferma la linea e fa una battuta: "Non capisco cosa vada a fare il presidente del Consiglio da Napolitano i cui poteri in materia di dimissioni del presidente della Camera sono in tutta evidenza gli stessi che ha sua zia".Rebuffa rispedisce al mittente anche le accuse sulla mancata imparzialità di Fini: "Che Fini non sia più un'autorità terza - spiega - è solo un sospetto del presidente del Consiglio e della sua maggioranza. Berlusconi farebbe benissimo a verificarlo presentandosi in Parlamento e chiedendo la fiducia".
Per l’ex deputato di An Paolo Armaroli e docente di diritto parlamentare il Capo dello Stato non può che giudicare "non ricevibile" una eventuale richiesta di moral suasion per le dimissioni di Gianfranco Fini. "Credo che il gesto di Berlusconi sia squisitamente teatrale per fare pressione sull'opinione pubblica" spiega Armaroli ma ammette che "esiste un problema di imparzialità". "Dopo Mirabello Fini ha rotto tutti i ponti alle proprie spalle. Dopo quello che ha detto nessuna ricucitura è possibile".
Sull'Unità, infine, Mauro Volpi, docente di diritto costituzionale, ricorda che "il Quirinale non ha alcun potere sulle Camere così come non ne ha sulla Corte Costituzionale, un altro organo di garanzia. Ai tempi del voto sul Lodo Alfano ricordo che il presidente del Consiglio si lamentò del fatto che Napolitano non fosse intervenuto... Sbagliano indirizzo, fanno sempre lo stesso errore...". Insomma, conclude Volpi, "Fini deve restare in carica anche se ci fosse una crisi di governo" facendo l'esempio di Irene Pivetti che "fu presidente in quota Lega dal 1994 al 1996. Eppure a fine '94 fu proprio la Lega a far cadere il primo governo Berlusconi".
08 settembre 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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