Giovedì prenderà il via al ministero delle politiche agricole alimentarie forestali (Mipaaf) un tavolo operativo sulla crisi del settore ovicaprino che sarà coordinato dalla segreteria del ministro Galan e con la presenza dei rappresentanti di Sardegna, Lazio e Toscana, dove il problema è maggiormente sentito. Lo ha detto l'assessore all' agricoltura della regione Sardegna Andrea Prato dopo l'odierna riunione al Mipaaf sulla crisi del settore che lamenta stock in eccedenza di pecorino romano e bassa remuneratività per gli operatori. "Quello che è emerso dall'odierna riunione è la condivisione dell'emergenza del problema, altre volte lasciato in sottordine. Ora prende via il tavolo, anzi già mercoledì si discuterà della crisi del settore nella riunione al ministero con tutti gli assessori regionali. Ci siamo dati un termine di dieci giorni per stabilire una piattaforma unitaria di azioni da sviluppare dove ognuno farà la sua parte. Siamo pronti - prosegue Prato - a fornire gli ennesimi salvagenti al settore ma ci vuole, una nuova governance che ci dica cosa produrre e quindi come collocarlo sul mercato, una sorta di pianificazione marketing preventiva".
La grande manifestazione nella Capitale - Sono arrivati a Roma, sotto la sede del Ministero dell'Agricoltura, portando con sé forme di formaggio e pecore, sistemate in un recinto con paglia e acqua. Cinque grandi tendoni gialli e tanti striscioni con scritte verdi completano la scenografia della protesta dei pastori di Lazio, Toscana, Sicilia e Sardegna, contro il calo dei prezzi del latte, le quote latte e l'aumento dei costi di produzione. "No pecore no party. Senza la pastorizia la Sardegna muore", "Industriali come lupi, strangolano i pastori", "Allevamenti ko: il prezzo non e' giusto", "Subito l'etichetta d'origine" sono alcuni degli slogan esposti sotto le finestre del ministero.
Il consumo di un solo mezzo chilo di vero pecorino italiano in più a famiglia nell'arco di un anno sarebbe sufficiente per salvare la pastorizia italiana e il valore culturale, ambientale ed economico che rappresenta". E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata nel corso della mobilitazione dei pastori. La Coldiretti denuncia che "la mungitura di una pecora vale molto meno di una tazzina di caffè" e che questa "contraddizione" mette a rischio di chiusura "la maggioranza dei 70mila allevamenti di pastori rimasti in Italia". "All'esportazione sono andati ben 16 milioni di chili nel 2009", secondo lo studio della Coldiretti che evidenzia inoltre "un calo del 10% nell'export di pecorino, nei primi cinque mesi del 2010, dovuto anche alla diffusione sui mercati esteri di prodotti di imitazione concorrenti (ad esempio il Romano cheese venduto in Usa) che sfruttano impropriamente l'immagine del Made in Italy. Un fenomeno - precisa in una nota la Coldiretti - che sta facendo sentire i suoi effetti anche sul mercato nazionale dove si registra invece il preoccupante aumento delle importazioni di prodotti a basso costo e qualità da spacciare come italiani, che cominciano ad assumere volumi significativi e sono addirittura quintuplicate (+403%) rispetto al 2009".
L’accusa più grave dei pastori è contro il governo. "Lo Stato italiano, attraverso la Simest, è proprietario di una industria che in Romania, con latte romeno e ungherese, produce formaggi di pecora che vengono 'spacciati' come Made in Italy sui mercati europeo e statunitense, contribuendo ad uccidere con la concorrenza sleale i pastori italiani". E' questa la denuncia contenuta nel dossier della Coldiretti elaborato in occasione della protesta dei pastori italiani giunti a Roma da tutte le regioni italiani per manifestare di fronte al Ministero delle Politiche Agricole. "Siamo di fronte - sostiene la Coldiretti in una nota - ad un caso eclatante in cui lo Stato italiano, che è impegnato a combattere il finto Made in Italy, ne diventa addirittura produttore. Attraverso la società pubblica per l'internazionalizzazione Simest è, infatti - denuncia la Coldiretti - socio proprietario di una società rumena denominata Lactitalia con sede in Romania che produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino)".
Lactitalia che - riferisce Coldiretti - si descrive nel suo sito come "una società di diritto romeno costituita al 100 per cento da investitori italiani, apportatori di Knorr how tecnologico e commerciale, operanti nel settore caseario da oltre 85 anni, risulta essere una Srl composta da due soci, una srl romena, la Roinvest, di cui sono risultati soci cittadini apparentemente di nazionalità romena, e Simest Spa, società italiana controllata dallo Stato (76% del capitale), che è stata istituita come società per azioni nel 1990 (Legge n 100 del 24.4.1990), per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero". Sulla base delle indicazioni riportate sullo stesso sito della società - prosegue Coldiretti - Lactitalia trasforma latte di mucca e di pecora e commercializza i propri prodotti con due marchi, uno per il mercato estero e uno per quello rumeno, quali la Dolce Vita e Gura de Rai. Tra i prodotti spiccano "pecorino" e "toscanella", entrambi realizzati con latte di pecora, ma ci sono anche altri nomi italiani come mascarpone, ricotta, mozzarella, caciotta, solo per citarne alcuni.
06 settembre 2010
Redazione Tiscali