Gianfranco Fini  al cospetto del suo popolo (Foto Ansa) Gianfranco Fini al cospetto del suo popolo (Foto Ansa) 

Il dopo Mirabello, i quotidiani: comincia una nuova era

L' aut aut di Gianfranco Fini a Mirabello non lascia alcuno spazio alle interpretazioni. Il succo è chiaro: se Silvio Berlusconi vuole continuare a governare questo Paese deve riconoscere che l’altro interlocutore, oltre alla Lega Nord, è Fare Futuro. Prendere o lasciare. Se il premier lascia, e quindi fa morire la legislatura, ha spiegato l’ex leader di An, deve assumersi la responsabilità di quella decisione. Sui quotidiani il dibattito è serrato.

“Non si capisce se Gianfranco Fini abbia offerto a Silvio Berlusconi un patto di legislatura, o aperto la campagna elettorale. Bisogna capire se la maggioranza riuscirà a sopportare una metamorfosi così traumatica, o si spezzerà ai primi appuntamenti parlamentari”, si è chiesto l’editorialista del Corriere della Sera Massimo Franco. Un problema che Libero, che ha aperto con esauriente “Il grande ipocrita”,  non si pone. Maurizio Belpietro attacca: "Niente di nuovo sotto il sole di Mirabello … prima ha tentato di recuperare l'identità missina, esibendo il volto scavato di Mirko Tremaglia, unica icona autenticamente fascista rimastagli accanto, poi, per invocare il diritto al dissenso, si è riempito la bocca di parole che non gli appartengono come "democrazia" e "liberale", giustificando il fuoco amico con cui dal 2008 colpisce quotidianamente il Cavaliere”.
Repubblica apre citando l'ex alleato di Berlusconi "Fini: vado avanti, il Pdl non c'è più".  E ora cosa c'è al posto del partito che vinse le elezioni? Il quotidiano di De Benedetti lo spiega con il titolo che ha introdotto l’editoriale di Massimo Gannini: "Un'altra destra”. "Fini varca un confine politico, ed entra nella terra incognita sulla quale può finalmente costruire una”altra destra ..."nel solco delle grandi famiglie conservatrici europee". Perché in una destra moderna, Giannini riporta le parole del leader di Fare Futuro "il Parlamento non può essere una dependance dell'esecutivo". Per l'editorialista "Il pifferaio di Arcore" ha smesso di ammaliare i finiani. E forse comincia ad incantare un po' meno gli italiani".
Alessando Sallusti, vice direttore del Giornale di Feltri, scrive che Fini “ha paragonato i partiti di Berlusconi alla Standa, ma non ha detto che in quel grande magazzino lui e i suoi ci sono stati benissimo per diciasette anni, durante i quali non gli sembrava vero di essere usciti dalla bottega del Msi e di partecipare al grande shopping". Per Sallusti l'atteggiamento di Fini l'ha messo in luce una salace battuta di Antonio Di Pietro che "pochi minuti dopo la conclusione del discorso, ha commentato: Fini, non fare il furbo, che qua nessuno è fesso". Mario Aiello sul Messaggero: “Una destra così old e insieme così new prova a giocare la sua partita. Nella speranza che lo sforzo di voler parlare con tutti non si risolva nel rischio di non essere capiti da nessuno".
Concita de Gregorio sull’Unità constata: "Ora che il Pdl è morto, dunque, la prima cosa da fare è ovviamente sapere se c'è una maggioranza di governo ... Avendo a disposizione la proposta di Fini, da destra, e quella speculare e contraria - nettamente alternativa - dell'opposizione, da sinistra, si potrebbe avviare un confronto sul programma: una campagna elettorale degna di questo nome che si lasci alle spalle i ricatti, i cecchini e gli squali. Il dopo Berlusconi, insomma, che tanti, da tempo, aspettano". Marcello Sorgi, sulla Stampa commenta: “Diciamo la verità, è arduo credere che, dopo il discorso di Fini, il "patto di legislatura" che il presidente della Camera ha proposto ieri a Berlusconi ... possa davvero realizzarsi ... L''alternativa che si prepara non è chiara. C'è pure la possibilità che ferma com'è, l'Italia venga spinta a una marcia indietro".
06 settembre 2010
Redazione Tiscali
 
 
 
  
  
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