Il giorno dopo del
discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, la politica italiana e tutta un rincorrersi di reazioni alle affermazioni lanciate dal presidente della Camera: "Non si può rientrare in un partito che non c'è più. Si va avanti senza farsi intimidire". "Il Pdl, così come l'avevamo concepito, è finito il 29 di luglio. E non perché - ha aggiunto Fini - qualcuno se ne è andato, ma perche è venuto meno all'interno il confronto di idee che è il sale delle democrazia". Oggi dunque "non c'è più il Pdl" ma "c'è il partito del predellino", ha insistito Fini offrendo tuttavia un patto di legislatura. Niente ribaltoni quindi ma si vada avanti sui punti del programma da mettere, però, in discussioni di volta in volta.
Maroni: subito al voto - "Si vada al voto anche domani, non c'è alternativa - dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni - Mi pare evidente che sia rinata Alleanza Nazionale, un partito che assicura gli interessi del sud più che quelli della Padania che per Fini non esiste ma per noi esiste''. ''La situazione è difficile, perché è come se Fini avesse detto non voglio accordi con la Lega. Se Berlusconi dava retta a me, si andava a elezioni e non c'erano Fini né Casini, né la sinistra che scompariva'' dice Umberto Bossi che punta al voto: ''Per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge, non dura molto''
Bossi: dura andare avanti - Fra le varie reazioni, la prima da segnalare è quella di Umberto Bossi che non vede novità nell'intervento di Gianfranco Fini a Mirabello: "Ha dato ragione alla sinistra", dice ma poi fissa i paletti della Lega: "La situazione ora è difficile, così è dura andare avanti, e come se il presidente della Camera avesse detto: 'non voglio accordi con il Carroccio, anzi' ce l'ho con il Nord". Ma resta il fatto che il programma di governo deve essere esattamente quello che prevede il "federalismo". Un punto di non ritorno che i leghisti sintetizzano con questo concetto:o è così o si va al voto." . "La situazione è difficile: per Berlusconi la strada è molto stretta" visto che "se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini non dura molto", è la brutale sintesi di Bossi. Il senatur, quindi, attacca a testa bassa Fini spiegando: "Berlusconi doveva darmi retta, se si andava subito alle elezioni non ci sarebbero stati né Fini, né Casini né la sinistra. Ora la strada è molto stretta e se il premier deve andare tutti i giorni dal presidente della Camera e dal leader dell'Udc a chiedere i voti allora è dura, la strada diventa molto stretta".
L’ira di Berlusconi - Silvio Berlusconi ufficialmente tace ed è forse l'unico esponente politico dell'intero arco istituzionale a non commentare pubblicamente le parole di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello. Ma è facile intuire che il premier abbia accolto davvero male l'intervento del cofondatore del Pdl. "L'ha definito cattivo e astioso", riferisce una persona che dice di avergli parlato. Non servono voli di fantasia per capire quale sia stata la reazione: basta mettere insieme le parole dei fedelissimi per dedurre che il Cavaliere non si fa troppe illusioni sull'esito dello scontro con l'ex leader di An.
Martedì vertice del Pdl - Oggi l'incontro con lo stato maggiore della Lega Nord, domani un summit con i vertici del Pdl. Silvio Berlusconi, a meno di cambiamenti di agenda, riunirà domani lo stato maggiore del Popolo della libertà per una colazione di lavoro a palazzo Grazioli. Dovrebbero partecipare all'incontro i capigruppo e coordinatori del Pdl, il Guardasigilli Angelino Alfano, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, anche se non è escluso che al vertice con il Cavaliere prendano parte anche altri ministri.
La prova dei fatti in aula o il voto - Sostanzialmente Berlusconi continua a pensare che molto difficilmente si potrà concludere la legislatura. L'ipotesi che si possa stringere un patto che permetta di arrivare al 2013, così come proposto da Fini, si scontra con il sospetto che l'ex leader di An lo voglia solo logorare. Certo, il premier intende esperire tutti i tentativi. Andrà in Parlamento a cercare i voti sui 5 punti programmatici, magari sperando in quei finiani 'moderati' di cui gli parlano spesso, perché - come ha detto Fabrizio Cicchitto - la verifica della maggioranza ci sarà solo in Aula. Ma il sospetto di Berlusconi è che l'ex-alleato trasformi i passaggi parlamentari in una palude.
Il Pdl chiede le dimissioni di Fini - Insomma, come pronostica il “falco” Mario Valducci, "con queste premesse" sarà difficile trovare un'intesa di legislatura. In questo quadro, a preoccupare ancor di più, è proprio il fatto che Fini sieda sullo scranno più alto della Camera. E visto che, come ha sottolineato Gianni Alemanno, la "fuoriuscita di Fli dal Pdl appare ormai irreversibile", i berlusconiani tornano a chiederne le dimissioni: le chiede il duro Giorgio Stracquadanio, ma anche Cicchitto che falco non è. "Rifletta sulla congruità di essere leader di una formazione politica con il suo ruolo di presidente della Camera'' dice Fabrizio Cicchitto. Ma Italo Bocchino rimanda al mittente la richiesta: "Arrivano con dieci anni di ritardo - spiega il capogruppo alla Camera di Fli - perché nel 2001 votarono e votammo Casini, che era leader di partito, allo scranno più alto di Montecitorio. Quando gli conviene, come nel caso di Casini, non trovano nulla da obiettare, mentre quando gli conviene, come nel caso di Fini, usano strumentalmente il problema dell' incompatibilità".
Bersani: il Pdl è finito - "La maggioranza è finita e Berlusconi deve andare in Parlamento. Ad un patto di legislatura "non ci crede neanche lui", sostiene il leader del Pd Pierluigi Bersani, secondo cui Fini "oggi ha dichiarato la fine del Pdl certificando la crisi politica del centrodestra. In questi giorni assisteremo al gioco del cerino, ma con oggi la crisi politica è conclamata". Quanto alla possibilità di andare verso il voto anticipato, spiega Bersani, "vedo un assurdo tentativo di galleggiamento, ma non abbiamo mesi da perdere sennò va a fondo il Paese". E Fini, secondo il segretario Pd, può essere "un interlocutore per le regole del gioco: ha detto delle cose che interessano il nuovo Ulivo, ad esempio, sulla legge elettorale che va cambiata". Pier Ferdinando Casini (Udc) invita Berlusconi ad andare in Parlamento "per dire che una fase si è chiusa e faccia appello anche alle opposizioni per una responsabilità ampia necessaria al Paese. Il Paese - sostiene - ha bisogno di una svolta e di una responsabilità Nazionale ampia. Faccia appello anche all'opposizione, a partire dal Pd, perché nelle opposizioni non tutti sono sfascisti". "La situazione del Paese è drammatica non si può far finta che sia diversa da quello che è"..
06 settembre 2010
Redazione Tiscali