"Non ho mai contestato la leadership di Berlusconi ma, e ho fatto bene, l'attitudine a confondere la leadership con il ruolo che nelle aziende hanno i proprietari". Lo ha detto Gianfranco Fini nell'intervento a Mirabello. "In una democrazia liberale non ci può essere l'eresia perché non ci può essere ortodossia" e se "siamo tutti grati" a Silvio Berlusconi, che Fini inizialmente non nomina mai, "per quel che ha fatto nel '94", questo "non può significare essere accusati di lesa maestà perché non c'è un popolo di sudditi ma di militanti". Il mio allontanamento dal Pdl è stato "un atto "illiberale" e "autoritario", degno "del peggior stalinismo". "Non c'è stata alcuna fuoriuscita, alcuna scissione, alcun atteggiamento di demolizione del Pdl: c'è stata di fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a fondare. Un atto che nulla ha a che spartire con quel pluralismo che rappresenta una delle condizioni per cui un partito sia davvero liberale di massa. Un atto ispirato in chi lo ha scritto forse da quel Libro nero del comunismo: soltanto nelle pagine del peggior stalinismo si può essere messo alla porta con motivazioni ridicole e senza alcun contradditorio", con un atto di "brutale repressione della dialettica interna".
"Il Pdl è finito il 29 luglio", quando si sancì l'incompatibilità di Gianfranco Fini. "Il Pdl non c'è più, ora c'è il partito del predellino", dice Fini "con qualche colonnello che ha solo cambiato generale e magari è già pronto a cambiarlo ancora". E dal momento che "il Pdl non c'è più, è facile rispondere ad altra domanda: cosa accadrà?". Per il presidente della Camera Gianfranco Fini "sarebbe contro natura e contro la fisica" continuare a stare in un luogo che non esiste più. Quindi "non accadrà che Fli possa rientrare in ciò che non c'è più". Nessun ribaltone sia chiaro, Fini subito precisa: "Andiamo avanti per ricostruire il Pdl senza cambi di campo, ribaltoni o ribaltini". "Andiamo avanti con le nostre idee nell'ambito dei nostri valori, senza tatticismi". "Si va avanti nell'ambito del centrodestra, senza tatticismi, convinti di onorare il patto con gli elettori, ma tutto e fino in fondo senza dimenticarne qualche parte e senza aggiungerne qualcuna che nel programma non c'era e poi diventa l'emergenza", ha sottolineato ancora Fini.
Un "nuovo patto di legislatura" può "garantire il proseguimento della legislatura" e può consentire al Governo Berlusconi di "arrivare al termine". Questo concetto, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, "lo conosce anche Bossi". "E' avventurismo politico quello di minacciare elezioni nella speranza di intimidirci - dice Fini -. Governare è anche fatica nel trovare compromessi. Confidiamo nella volontà e responsabilità di tutti. Il fallimento di questa legislatura, sarebbe un fallimento per tutti, per chi vi parla ma anche per Silvio Berlusconi" perché "quando ottieni un consenso così ampio il primo dovere non è quello di liquidare" le opinioni differenti "ma quello di governare". Serve un patto legislatura, sottolinea ancora il presidente della Camera, ma basta acquiescenza da parte del Pdl verso la Lega Nord, "è nell'interesse anche di Berlusconi".
Giusto tutelare il ruolo del premier, ma senza leggi ad personam. Berlusconi "metterà da parte l'ostracismo anche perché noi non ci fermiamo, andiamo avanti", premette Fini che dal palco di Mirabello attacca chi vuole utilizzare i mezzi giudiziari per 'cacciare' il presidente del Consiglio. "Non servono assolutamente a nulla gli ultimatum a Fli - dice Fini - perché non ci spaventano. Berlusconi ha il diritto, non solo il dovere, di governare perché è stato scelto dalla maggioranza del popolo italiano. Pensare a scorciatoia giudiziaria è una lesione sovranità popolare". Ma "bisogna rovesciare l'approccio e finirla di affidare al simpatico dottor Stranamore, Ghedini, il compito di trovare una soluzione pur che sia e poi il risultato è che non si trova e il problema si incacrenisce". Bisogna "lavorare non ad una legge ad personam, ma perché ci sia una legge che tutela la funzione e il ruolo del capo Governo" il che "non vuol dire impunità e cancellazione dei processi ma una loro sospensione". La via, fa capire Fini, è quella del lodo Alfano costituzionale o di un nuovo legittimo impedimento: è su questo "interessante" la posizione di Casini, come le proposte di "Pecorella o del vice presidente del Csm Vietti".
"Gli italiani hanno il diritto di scegliere non solo il premier ma anche i loro parlamentari". Con questa frase Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello, apre alla riforma della legge elettorale. "Poi discuteremo come, se con il collegio o la preferenza, ma è un diritto degli italiani", ha aggiunto Fini, che ha sottolineato il suo "mea culpa, perché a quella legge ho contribuito anche io" ma sono "vergognose le liste 'prendere o lasciare'". "Ora si va avanti senza farci intimidire da quello che è stato il 'metodo Boffo'", da quella che Gianfranco Fini non esita a definire "una lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia". E' il passaggio che Gianfranco Fini dedica, nel suo intervento alla festa di Mirabello, alla campagna di stampa contro la famiglia della sua compagna Elisabetta Tulliani, campagna "paranoica e patetica".
"Il federalismo è possibile solo se sarà fatto "nell'interesse di tutta l'Italia, non soltanto nella parte più sviluppata del Paese. Bossi sa che è possibile realizzare il federalismo, ma solo se nell'interesse generale" e se non è "a scapito del Mezzogiorno". "Bossi - ha detto Fini - è un leader popolare, abbiamo polemizzato tante volte, solo chi non conosce la storia oltre che la geografia può pensare che la Padania esista davvero. Ma capisce che quella bandiera che alzato per primo, fra lo scetticismo e l'ironia, quella del federalismo oggi può essere bandiera che determinerebbe il compimento di una missione storica. Quel federalismo è possibile solo se è nell'interesse di tutta Italia non solo in quella della parte più progredita. Nella commissione bicamerale che dovrà verificare i decreti attuativi del federalismo fiscale dovremmo discutere e non lasciare la discussione all'asse Tremonti-Calderoli" La riforma del federalismo fiscale in questo senso deve servire, secondo Fini "per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia".
E poi apre all'opposizione - "Se viene una buona idea dall'opposizione, un Governo accoglie quell'idea e la traduce in realtà. Questo vuol dire lavorare nell'interesse generale". Lo spunto è il passaggio sulle tasse: "Intervenire con politiche a sostegno della famiglia vuol dire che se nell'ambito dei 5 punti si devono ridurre le tasse, visto che è impossibile ridurle a tutti, si intervenga col quoziente familiare. Parliamo di tutto ciò in Parlamento e nel Paese , cercando di coinvolgere anche l'opposizione: se viene una buona idea dall'opposizione, un Governo accoglie quell'idea e la traduce in realtà".
Una delle "questioni forse più spinose" che ha visto contrapposti i due fondatori del Pdl è la questione della giustizia. Ne è convinto il presidente della Camera che da Mirabello si rivolge a Berlusconi. "Il garantismo - dice Fini - è un principio sacrosanto, ma mai può essere considerato come una sorta di impunità permanente". Deve essere, infatti, garantita la "condizione che processi si svolgano e si concludano" e che "si accertino se ci sono responsabilità". "La Magistratura - aggiunge il co-fondatore del Pdl - è caposaldo della democrazia italiana".
Uno "spettacolo indecoroso", una "sorta di genuflessione". Così Fini bolla l'accoglienza riservata dal Governo a leader libico Muammar Gheddafi. "Se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che sto dicendo ora, nel vedere lo spettacolo indecoroso con cui è stato accolto Gheddafi. Conosco le ragioni della real politik, le ragioni di buon vicinato, un legittimo scambio di interessi di tipo finanziario, ma tutto questo non può portare a una sorta di genuflessione".
Più rispetto per le istituzioni, anche per il Colle - E al premier Berlusconi, che sostiene spesso di non esser rispettato, il presidente della Camera manda un invito: "Chi ha incarichi istituzionali deve rispettare tutte le altre istituzioni. Quando il premier chiede giustamente di vedersi riconosciuta la funzione assegnatagli dagli elettori, deve esserci rispetto per tutte le altre istituzioni, a cominciare dal Capo dello Stato, punto di riferimento nel rispetto della Costituzione".
Travaglio: Fini ha "sfregiato" volto di Berlusconi - Quello di Gianfranco Fini a Mirabello - commenta Marco Travaglio - è stato un "discorso abile e furbo, di un politico vecchio stampo che sa parlare a braccio e non si inceppa. Un discorso molto più duro di quanto ipotizzato: Fini era descritto con il cappello in mano, come se in cambio di una tregua fosse pronto a compromesso, invece ha passato un'ora e mezzo a 'sfregiare' la faccia di Berlusconi con tutte le parole che danno fastidio al premier".
Immediata levata di scudi del centrodestra - "Fini sta facendo il gioco del cerino col suo partito nuovo - accusa Francesco Storace -. Non sono io che me ne vado ma sono loro che mi cacciano. Allora fossi Berlusconi lo caccerei subito". Il segretario della Destra ha espresso questo concetto in varie forme, anche a margine del comizio parlando ai cronisti: "Berlusconi prenda il coraggio a due mani e dica a Fini: vattene a casa". Storace, a questo proposito, si è detto particolarmente deluso dal discorso del presidente della Camera a Mirabello. "Parla di patto di legislatura, ma che vuol dire? Se stai nel Pdl - ritiene Storace - stai dicendo al tuo partito che sei tu quello che deve decidere mentre se fai un altro partito e non hai il coraggio di dirlo allora vuoi fare un governo di coalizione".
Tutte queste ipotesi che, secondo Storace, Gianfranco Fini lascia ancora aperte fanno dire al leader della Destra che a Mirabello "Fini ha fatto un comizio in politichese".
Secondo Osvaldo Napoli, vice capogruppo del Pdl alla Camera - "Il discorso di Gianfranco Fini ha indicato un orizzonte ben chiaro: il voto anticipato. Il presidente della Camera ha rivendicato per sé il copyright del PdL spingendosi a dire che senza di lui il PdL non esiste più. Ha attaccato il governo su tutto il fronte: dalla politica economica a quella sociale alla politica estera. Mi sembrano del tutto ipocriti e farisaici i suoi riconoscimenti alle cose ben fatte dall'esecutivo visto che ha elencato soltanto le insufficienze e le inadeguatezze". Fini in sostanza ha invitato Berlusconi a passare sotto le forche caudine di Futuro e libertà. Anzi, a vivere sotto le forche caudine di una verifica permanente e ininterrotta. Insomma, il governo dovrebbe, nelle intenzioni di Fini, mettersi agiatamente sulla graticola e farsi cuocere lentamente in attesa che Fini e il suo partito abbiano messo a punto la strategia politica. E' evidente, di questo passo, che le urne sono oggi più vicine. Il patto di legislatura cui ha alluso Fini assomiglia tanto a un coltello puntato alla gola del governo e della maggioranza. Con questo spirito non c'è da scommettere neanche un centesimo sulla durata della legislatura".
05 settembre 2010
Redazione Tiscali