“A Mirabello non succederà nulla di nuovo: tutto è già successo”. Filippo Rossi, giornalista, finiano, direttore del periodico della Fondazione Fare Futuro non si trincera dietro il solito muro di parole, racconta, dice, spiega perché un gruppo di parlamentari che aveva entusiasticamente aderito al Partito delle Libertà (e dell’amore) ha ritenuto necessario creare un “nuovo movimento” politico capace di mettersi in rotta di collisione con quel “teatrante decisionista” che con il passare degli anni è diventato Silvio Berlusconi. Fare Futuro per il dottor Rossi, comunque, non è un nuovo partito. E’, invece, “un movimento politico culturale che rappresenta una destra laica, moderna, aperta”. Ma tutto questo, tiene a precisare Rossi, “è già accaduto”. Non sarà, quindi, necessario attendere il discorso che Gianfranco Fini farà domenica alla festa Mirabello per capire dove finiani hanno deciso di andare. La sostanza del discorso del giornalista è chiarissima: “Nel corso della Festa del Tricolore che si terrà in Piazza 1 Maggio, sede storica della Festa che fu del vecchio Msi, poi di An, quindi del Pdl e oggi di Futuro e Libertà, Fini presenterà questa grande novità politica agli italiani”.
Rossi, a Mirabello presenterete la nuova destra, sancirete lo strappo con quella parte del Pdl che risponde alle sollecitazioni di Silvio Berlusconi?
”La destra che i finiani hanno sempre sognato è già nata. A Mirabello, lo ribadisco, non succederà nulla di nuovo: ci sarà solo la presentazione ufficiale del movimento. Ma non ci saranno strappi, non nascerà una nuova formazione politica, perché la nostra destra è già presente nel tessuto politico culturale del nostro Paese”.
Ma i finiani che destra desiderano costruire?
“Noi saremo una destra patriottica, una destra garante della Costituzione. Con il nostro patriottismo costruiremo un’Italia che saprà darsi regole condivise da tutti”.
Umberto Bossi ha affermato che la maggioranza di governo tiene se Fini non farà casini (con la lettera minuscola). La pensa come il leader del Carroccio?
“Non ho mai detto né pensato che a Mirabello ci sarà una resa dei conti. Ma il premier deve accettare che d’ora in poi la maggioranza di governo è una maggioranza di coalizione formata da quel che resta del gruppo del Pdl, dalla Lega e da Fare Futuro: è evento che ha voluto lui stesso quando ha cacciato dal Pdl Fini. Sin da quel momento è subito apparso chiaro a tutti che Gianfranco avrebbe formato un nuovo gruppo parlamentare. Che, in qualche modo, ora può conquistare una maggiore autonomia politica”.
Berlusconi ha detto che ad andarsene è stato Fini…
”Questa è la logica della neo lingua orwelliana. Che sia stato il presidente del Consiglio a cacciare Fini non è più cronaca, ma la storia di un brutto momento politico: la verità è che in un tardo pomeriggio di fine luglio il Partito delle Libertà ha deciso di far fuori, ritenendoli incompatibili, gli uomini più vicini al presidente della Camera Gianfranco Fini”.
Se le cose stanno così, vuol dire che i finiani hanno un loro progetto per far attraversare l’Italia dal guado della crisi. Da dove partirete?
”Intanto, non ci importa granché del processo breve, un progetto che fino a qualche giorno fa era molto caro al premier. Le priorità sono ben altre. E sono le stesse che ha individuato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ovvero le questioni economiche. Perché la crisi globale mondiale, al contrario di quanto si affanna dire Berlusconi, non è passata”.
Non volete fare nessun’altra riforma? Nemmeno quella elettorale?
”Elezioni, processo breve? L’Italia, una volta risolte le noie finanziarie, ha bisogno di riprendere in mano il suo destino, concentrandosi sua una stagione vera di riforme”.
03 settembre 2010