“Cossiga, per me e la mi famiglia, rappresenta un pezzo del nostro mondo”.
Mario Segni, l’ex parlamentare sardo leader del movimento referendario che caratterizzò un momento importante della politica nazionale, ricorda così l’ex Presidente della Repubblica scomparso martedì. I suoi sono ricordi di prima mano, quelli di uno che Cossiga l’ha conosciuto fin da quando portava i calzoni corti. “Me lo ricordo sempre di casa, da quando ho memoria. Era coetaneo dei miei fratelli, affezionato di un affetto quasi filiale a mio padre, che verso di lui nutriva un affetto altrettanto grande. Le nostre famiglie insomma erano molto amiche e con Francesco trascorrevamo spesso le vacanze insieme”. Sardo l’uno e sardo l’altro, sassaresi ambedue ed entrambi espressione di quel cattolicesimo che nell'Isola produsse figure istituzionali di primo piano, Mariotto Segni è cresciuto in pratica insieme all'ex Presidente. Descrive il "Picconatore" come personaggio unico, spassoso, geniale e scomodo, complesso, certamente originale e legato a doppio filo alle sue origini.
Onorevole, quanto fu importante per Cossiga il mondo cattolico e la Sassari del periodo della sua giovinezza?
“Cossiga faceva parte di quel pezzo di mondo cattolico, dell’azione cattolica più precisamente, che in gran parte ruotava attorno alla Parrocchia di San Giuseppe, dove fu parroco per oltre 40 anni monsignor Masia. A molti questo non dirà nulla, ma un sassarese può capire cosa significasse. Diciamo, per semplificare, che per una strana circostanza si concentrarono lì molti esponenti di famiglie destinate a giocare un ruolo fondamentale nella vita nazionale, come i Segni, i Berlinguer, i Parisi, i Cossiga, i Manconi, i Giagu, i Soddu e tanti altri”.
Com’era il Cossiga che ha conosciuto nella sua fanciullezza?
“Facevamo di frequente le vacanze assieme, prima che lui si sposasse. Io ero ragazzino, ma lui era ancora giovane, visto che tra noi c’erano 11 anni di differenza. Quindi, per capirci, quando io avevo 15 anni lui ne aveva 26. Andavamo spesso in montagna perché io e i miei fratelli eravamo grandi appassionati di roccia. Francesco invece era appassionato dello stare ad aspettarci giù. In verità era pigro come pochi, ma era spassoso in maniera unica. Era divertente, brillante, di grande compagnia. Questo è il mio ricordo personale e in questo momento lo rivedo così”.
E l'uomo politico? Lo descrivono come dotato di rare doti, geniale, spontaneo, schietto ma anche controverso.
“Sì, il Cossiga politico era un personaggio molto complesso, inutile negarlo”.
Si dice che contribuì a far cadere la prima Repubblica, che poi picconò i partiti perché non aveva fiducia nella seconda e che cercò di rilanciare la Dc. Forse aveva intuito che la nuova Repubblica non aveva basi solide per andare avanti?
“Lui ebbe molte fasi e probabilmente anche idee diverse, quindi è possibile e anche legittimo quanto lei sostiene. Certamente la prima Repubblica si chiuse per tre eventi fondamentali: mani pulite, il movimento referendario e l’azione di picconatore di Cossiga. Lui era profondamente convinto della necessità di una Repubblica diversa, di tipo anglosassone, presidenziale e, sotto questo aspetto, io voglio ricordare (perché nessuno l’ha fatto) che portò avanti con noi referendari, nel 96-97, la battaglia per l’assemblea costituente. In definitiva era una battaglia per il sistema presidenziale e lui la fece con grande tenacia. E' un episodio che ho voluto raccontare nel libro che ho appena scritto (
Niente di personale, edizioni Rubettino). Cossiga era profondamente presidenzialista e cercò di introdurre, pensando a un simile scenario, un partito più moderato del berlusconismo”.
In una intervista recente Cirino Pomicino ha sostenuto che se Cossiga non si fosse dimesso da presidente della Repubblica avrebbe cambiato il corso della politica italiana, perché avrebbe ridato l’incarico di formare il governo a Craxi. Mentre invece al Colle salì Scalfaro e l’incarico fu dato a Giuliano Amato, con il conseguente crollo del "sistema". Ma il fatto che si sia dimesso non potrebbe anche voler dire che si è voluto togliere fuori dalla vicenda tangentopoli lasciando corso agli eventi? Cosa ne pensa?
“Può darsi, anche se è impossibile saperlo. In quel periodo, del resto, lui aveva una singolare contraddizione: mentre picconava il sistema e la Dc, aveva uno stretto rapporto con Craxi, pilastro della prima Repubblica. Quindi diciamo che è possibile, ma non lo sapremo mai, perché siamo nel campo delle ipotesi, ed anche quella di Pomicino non può che restare tale”.
Una cosa che ha segnato la vita di Cossiga è stata la morte di Moro. In una intervista famosa disse che pochi si resero conto di come, con certe scelte, lo si stava condannando a morte.
“Che la linea della fermezza avesse molte possibilità (non dico certezza) di condannare Moro a morte lo sapevano tutti. Il problema è che Francesco Cossiga era ministro dell’interno, una delle persone, cioè, che decidevano. Anche se la decisione fu di tutto il governo e non solo sua. Del resto, con la sola eccezione del partito socialista, tutto il parlamento, con il Pci in testa e gran parte della Dc, era per la linea della fermezza. E a dirla tutta anch’io e la parte liberale della democrazia cristiana eravamo, con dolore, su questo fronte”.
Col senno del poi, lei se n’è pentito? E le risulta se ne sia pentito Cossiga?
“Non ho il minimo dubbio che sia stata la linea giusta, quella che ha portato alla sconfitta delle Br. Credo, a questo proposito, che anche Cossiga l’abbia sempre pensata così e non si sia mai pentito del suo operato. Ovviamente ciò non significa che non provasse una fortissima sofferenza interiore”.
Alcuni giornalisti ed analisti politici parlano di un Cossiga dei misteri. Quello della massoneria, di Gladio, delle stragi, del K sul cognome e della morte di Moro. Pensa che l'uomo che lei ha conosciuto presentasse anche questi aspetti, oppure è stato solo un servitore dello Stato che si è trovato a dover fare compromessi?
“Credo si sia molto romanzato, enormemente ampliato, quello che Cossiga aveva fatto. Lui, per altro, aveva un certo gusto personale per i problemi militari e polizieschi che qualche volta l’ha indotto ad occuparsi di certe cose più di quanto non consigliasse la prudenza. Oltre questo, io son convinto che nella sua vita non c’è stato niente di particolarmente misterioso”.
E Gladio?
“Su Gladio io do un giudizio del tutto diverso da quello della gran parte dei commentatori. Era una organizzazione assolutamente legittima, sulla quale indagammo quando ero presidente del Comitato sui servizi di controllo. Era stata fondata nell’ambito della Nato, presente in tutti i Paesi che vi aderivano, ed era conosciuta dai governi che si sono succeduti dagli anni ‘50 in poi. Serviva a creare una sorta di resistenza interna in caso di invasione dell’Italia. Poi, come capita da noi, si sono innestate molte strumentalizzazioni. Inoltre, quando nacque Gladio Cossiga era semplicemente sottosegretario alla difesa e non credo possa avere avuto un ruolo decisivo”.
Un’altra caratteristica di Cossiga era la profonda sardità e il suo essere sassarese. Non per nulla ha chiesto che ai suoi funerali partecipi la fanfara della Brigata Sassari. Era oltremodo orgoglioso delle sue radici?
“Sì, certamente. Sentiva profondamente l'essere sardo e ne era orgoglioso, anche se poi non è che si occupasse molto di Sassari, essendo attratto dalla grande politica. In questo era diverso da mio padre (altro ex presidente della Repubblica ndr) che restò sempre legato anche fisicamente al suo territorio, all’università, al mondo agricolo e pastorale, e tornava tutti i venerdì a casa. Quella di Cossiga era però una sardità culturale molto forte. C’era e amava sventolarla continuamente”.
Cosa ricorderà, soprattutto, di Cossiga Mario Segni?
“Ho tante cose da ricordare. Del politico voglio però ricordare una cosa che non ha citato quasi nessuno, nonostante sia molto importante: uno dei governi Cossiga prese la decisione di installare in Italia gli euromissili. Decisione contestata da certe parti politiche ma che consentì all'Italia una presenza strategica di livello mondiale. Quanto al Cossiga uomo, invece, ho sempre davanti agli occhi il giovanotto che veniva in montagna con noi e ci aspettava alla base, preparando l’accoglienza al ritorno, pronto a ogni sorta di divertimento e cagnara”.
Era davvero uno spirito libero in grado di dire sempre ciò che pensava?
“Era certamente un uomo di grandi qualità, di grande spirito e originalità”.
18 agosto 2010